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	<title>IL GIORNALE DEL VINO</title>
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		<title>IL GIORNALE DEL VINO</title>
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		<title>Il Giornale del vino si trasferisce</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 14:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il giornale del vino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornale del vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici vi ringraziamo per il vostro attaccamento e vi invitiamo a seguire &#8220;IL GIORNALE DEL VINO&#8221; su  giornaledelvino.com           Vi informiamo che questo sito non verrà più aggiornato. Pubblicato in: 1 Tagged: giornale del vino<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=2053&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici</p>
<p>vi ringraziamo per il vostro attaccamento e vi invitiamo a seguire &#8220;IL GIORNALE DEL VINO&#8221; su  <a href="http://www.giornaledelvino.com/">giornaledelvino.com</a></p>
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<p>Vi informiamo che questo sito non verrà più aggiornato.</p>
<br />Pubblicato in: 1 Tagged: giornale del vino <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/2053/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/2053/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/2053/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/2053/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giornaledelvino.wordpress.com/2053/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giornaledelvino.wordpress.com/2053/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giornaledelvino.wordpress.com/2053/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giornaledelvino.wordpress.com/2053/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/2053/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/2053/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/2053/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/2053/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/2053/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/2053/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=2053&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ogni grappolo ha la sua dignità</title>
		<link>http://giornaledelvino.wordpress.com/2009/04/17/ogni-grappolo-ha-la-sua-dignita/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 04:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzozappala</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oltre il vino]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e parole]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia le DOC nascono ormai come mosche. E se alla fine si arrivasse veramente a quello che prospetta il raccontino? L&#8217;Italia è sicuramente una nazione nata per il vino. Sia nei costoni innevati fino a tarda primavera delle Alpi, sia nelle colline dolci o scoscese che circondano la Valle Padana, sia nei tormentati Appennini, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=2051&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>In Italia le DOC nascono ormai come mosche. E se alla fine si arrivasse veramente a quello che prospetta il raccontino?</em></p>
<p>L&#8217;Italia è sicuramente una nazione nata per il vino. Sia nei costoni innevati fino a tarda primavera delle Alpi, sia nelle colline dolci o scoscese che circondano la Valle Padana, sia nei tormentati Appennini, sia tra i vulcani spenti o attivi del Sud, il nettare di Bacco ha trovato condizioni ottimali per arrivare a vertici assoluti. Ciascuna zona dona aromi e sensazioni del tutto particolari ed ogni vigneto fa a gara per rivaleggiare con il proprio vicino. Vini diversi che bisognava in qualche modo differenziare e legare alle caratteristiche del territorio. Ed allora giustamente si instaurarono le denominazioni atte a tutelare le zone di provenienza e per le più tipiche si chiesero garanzie ancora superiori. Nascevano le prime DOC e DOCG. Sulla carta tutto magnifico, ma non si tardò ad esasperare la situazione. D&#8217;altra parte in Italia siamo tutti individualisti, non per niente è la Patria dei massimi geni mondiali. Le DOC si intrecciarono e si mischiarono, se ne crearono di nuove, di piccolissime  e di estesissime, alcune ritagliate tra collina e collina, magari solo per confondere la politica con l&#8217;enologia. Quelle più sensate affondarono in un oceano sempre più grande di denominazioni. Lo stesso vino a volte poteva fregiarsi di tre, quattro DOC o DOCG diverse, bastava scegliere. Gli stessi produttori cadevano in confusione, figuriamoci il povero consumatore! La situazione diventò sempre più caotica. La corsa alla denominazione era cominciata e non vi era collina che non si sentisse in qualche modo trattata peggio di quella che aveva di fronte. E si inventarono territori mai veramente esistiti, pur di potere emergere a tutti i costi. Ma non solo &#8230; Piccoli campi coltivati a frutta decisero di trasformarsi in vigneti, sicuramente più redditizi. Accidenti! Per loro sfortuna si trovavano, anche se di poco, al di fuori delle zone delle denominazioni già esistenti. Furono casi veramente tristi e commoventi. Gli esclusi chiesero, anzi supplicarono, di essere inseriti nelle ampie braccia del loro vicino di casa ormai celebre. Nemmeno per sogno: quel matrimonio non &#8220;si aveva da fare!&#8221;  Spesso e volentieri il perché del grande &#8220;rifiuto&#8221; si annidava in motivazioni che poco avevano da spartire con la meravigliosa uva, fatto sta che i confini non si allargarono. Dopo pianti, imprecazioni, sotterfugi inutili, gli esclusi decisero che era il momento di vivere in proprio. Non li volevano? Ebbene avrebbero creato una nuova DOC, anche se i produttori si contavano sulle dita di una mano. La corsa divenne parossistica. Anche chi era già in una DOC provò invidia e decise di separarsi dal mucchio. &#8220;E noi niente?&#8221;, dissero, passando immediatamente a vie di fatto. In fondo costava ben poco avere una denominazione nuova e vi era giusto un &#8220;saldo&#8221; di DOC in quel momento di crisi finanziaria. Ma, come si sa, una ciliegia tira l&#8217;altra e così una DOC tira un&#8217;altra DOC. E&#8217; quasi inutile dire che la situazione peggiorò (o migliorò?). L&#8217;anziano viticultore Pasquale Scovavite era sempre il lite con il suo vicino di casa Giuseppe Campostretto, per quel famoso metro quadro di terreno conteso dalle loro famiglie da oltre trecento anni.  Eppure entrambi erano obbligati ad utilizzare la stessa DOC per il loro vino (180 bottiglie per Pasquale e ben 227 per Giuseppe). Non potevano più sopportarlo: decisero ed ottennero prontamente una DOC personale. Le vendite della &#8220;Campostretto baffera&#8221; e dello &#8220;Scovavite brumolo&#8221; ebbero un balzo in avanti eccezionale, aumentando dello 0,003% in soli tre anni.</p>
<p>Il caso Campostretto-Scovavite fece scalpore. Chi non aveva qualche problema col vicino di casa o di vitigno? D&#8217;altra poi ormai le DOC si svendevano senza alcun problema e nelle principali città erano stato messi degli sportelli appositi lungo le vie principali. A Roma non si guardava poi troppo per il sottile nel concedere nuove denominazioni, pensando soprattutto al consenso politico. Infine Internet vinse un&#8217;altra battaglia. Chiunque poteva richiedere ed ottenere la propria DOC comodamente seduto davanti al computer. In tre minuti, con una decina di &#8220;clic&#8221;, si otteneva DOC e disciplinare. Per le DOCG invece il processo era leggermente più lungo e si doveva comprare un software apposito. Meraviglioso! Questo sistema pose fine anche a problemi interni delle famiglie. Molti giovani decisero di staccarsi dalla denominazione paterna e se ne fecero una tutta loro. Ma il primo ad avere l&#8217;idea veramente risolutiva e rivoluzionaria fu il timido, ma geniale, Giacomo Grappoletti. Faceva ben ventisettemila bottiglie di vino; tuttavia, per lui, grande appassionato e mistico pensatore, ognuna di esse era diversa dalle altre, come fossero tante figlie, tutte profondamente amate, ciascuna però con il suo carattere e temperamento. Detto fatto, in una sola notte di duro lavoro al computer, riuscì a creare ben ventisettemila DOC personali.</p>
<p>Intanto nei palazzi di Roma si cominciava a pensare di addolcire un po&#8217; i rigidi disciplinari e nel contempo di allargare finalmente il numero così esiguo di denominazioni: in fondo ogni <em>grappolo </em>aveva la sua storia e la sua identità &#8230; Il futuro del vino era cominciato!!</p>
<br />Pubblicato in: Oltre il vino, Pensieri e parole  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/2051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/2051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/2051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/2051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giornaledelvino.wordpress.com/2051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giornaledelvino.wordpress.com/2051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giornaledelvino.wordpress.com/2051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giornaledelvino.wordpress.com/2051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/2051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/2051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/2051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/2051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/2051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/2051/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=2051&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Lidio Carraro Boutique Winery in Brasile</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 22:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Canina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende da conoscere]]></category>
		<category><![CDATA[Degustando]]></category>
		<category><![CDATA[Vini del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[boutique brasile]]></category>
		<category><![CDATA[cabernet sauvignon/malbec]]></category>
		<category><![CDATA[lidio carraro]]></category>
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		<category><![CDATA[riserva da serra brut]]></category>
		<category><![CDATA[tannat]]></category>
		<category><![CDATA[winery brasile]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono sempre chiesto come sarà il vino in quelle zone e in quei paesi che di solito non si studiano mai al corso dell&#8217;AIS. Senti sempre parlare di Cile e Argentina ma mai di Brasile. Ho sempre pensato, inoltre, che gli italiani emigrati in Sudamerica con l&#8217;attitudine enologica avessero avuto un ruolo fondamentale nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=2010&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono sempre chiesto come sarà il vino in quelle zone e in quei paesi che di solito non si studiano mai al corso dell&#8217;AIS. Senti sempre parlare di Cile e Argentina ma mai di Brasile.</p>
<p>Ho sempre pensato, inoltre, che gli italiani emigrati in Sudamerica con l&#8217;attitudine enologica avessero avuto un ruolo fondamentale nel progresso e nella cultura vitivinicola di quei paesi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2009" title="lidio carraro vigneti" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/lidio-carraro-vigneti.jpg?w=550&#038;h=368" alt="lidio carraro vigneti" width="550" height="368" /></p>
<p>Ecco finalmente che in un solo incontro ho avuto risposte ad entrambe le mie domande.</p>
<p>Così nel novembre 2008 durante la mia permanenza al SIAL, il Salone internazionale Agroalimentare di Parigi, ho fatto un&#8217;incontro molto interessante. <span id="more-2010"></span></p>
<p>Il mio incontro davvero emozionante è stato con l&#8217;azienda Lidio Carraro e con la figlia Patricia Carraro. La prima cosa che mi ha trasmesso Patricia è stata la passione, la storia, la tradizione e il grande legame che la sua famiglia ha per la loro terra e per i loro vigneti.</p>
<p>Questo subito mi ha aperto gli occhi verso una realtà che dall&#8217;Europa si pensa sia meno qualificata. Tutt&#8217;altro perché Patricia mi ha dimostrato grande professionalità, preparazione e conoscenza di quello che è l&#8217;avanguardia del mondo enoico.</p>
<p>L&#8217;autenticità e l&#8217;identità forte di un territorio è stata valorizzata dalla sua famiglia.</p>
<p>Il packaging delle bottiglie e delle etichette è molto curato, il materiale promozionale dell&#8217;azienda è completo ed esaustivo. Mentre la sentivo parlare e mi guardavo pensavo a quanto avrebbero da imparare tante aziende italiane solo guardandosi un po&#8217; intorno e aprendo un po&#8217; gli occhi.</p>
<p>Storia dell&#8217;azienda</p>
<p>Lidio Carraro Boutique Winery nasce nel 1998 seguendo la tradizione vitivinicola della famiglia Carraro che 5 generazioni mette la sua passione e il suo lavoro nel mondo del vino. Dopo aver impiantato nuovi vigneti nel Sud del Brasile, nelle zone Vale dos Vinhedos e Encruzilhada do Sul, nel 2002 vengono prodotte le prime bottiglie. Lidio Carraro è stato uno dei pionieri della moderna viticoltura che combina lo studio verso le nuove tecnologie di lavoro in vigna e di vinificazione in cantina mantenendo allo stesso tempo il &#8220;terroirs&#8221;. In questa linea tutti i vini prodotti dall&#8217;azienda sono vinificate in acciaio, questo per la filosofia aziendale che cerca di valorizzare il più possibile il vitigno e la tipicità di tale impiantato nei vigneti di proprietà.</p>
<p>Questo permette di produrre grandi vini, al top della qualità nella produzione enologica brasiliana</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2008" title="lidio carraro famiglia" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/lidio-carraro-family.jpg?w=550&#038;h=302" alt="lidio carraro famiglia" width="550" height="302" /></p>
<p>Il Team della Lidio Carraro è composta da:</p>
<p>-         LIDIO CARRARO responsabile dell&#8217;azienda che guida tutti i lavori nei vigneti.</p>
<p>-         ISABEL CARRARO responsabile amministrativa</p>
<p>-         PATRICIA CARRARO responsabile commerciale e marketing</p>
<p>-         JULIANO CARRARO wine-maker con un&#8217;occhio di riguardo alla parte di produzione</p>
<p>-         GIOVANNI CARRARO e MONICA ROSSETI sono gli enologi che curano tutte le fasi di lavorazione con l&#8217;obiettivo della qualità massima.</p>
<p>Come si vede l&#8217;azienda è completamente a conduzione familiare, proprio come piacciono a me. E questo viene trasmesso completamente dalla brava e bella Patricia.</p>
<p>Degustazione Vini</p>
<p>I vini prodotti dall&#8217;azienda sono divisi in due linee : SulBrasil Reserva da Serra e Lidio Carraro ( Grande Vindima, Elos, Singular ).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2011" title="nebbiolo lidio carraro" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/nebbiolo_lidio_carraro.jpg?w=550&#038;h=368" alt="nebbiolo lidio carraro" width="550" height="368" /><br />
La prima è una linea più semplice, più immediata con prevalenza data alle caratteristiche fruttate e floreale. La seconda è la linea di punta, dove predomina la struttura e il corpo.</p>
<p>RESERVA DA SERRA BRUT -SulBRASIL (<strong>***)</strong></p>
<p>E&#8217; un brut ottenuto da uve chardonnay e pinot nero vinificato con Metodo Charmat.</p>
<p>Le uve sono raccolte nei vigneti di Lands of  Encruzilhada do Sul -Serra do Sudeste Region e Vale dos Vinhedos. Il terreno argilloso e marnoso arenacee, con roccia granitica e basaltico.</p>
<p>Il colore è un giallo paglierino molto inteso, brillante. Il perlage è abbastanza fine e continuo. Al naso presenta profumi fruttati e floreali molto intensi. In bocca è cremoso e con una buona acidità. Sentori mela verde e ananas predominanti.</p>
<p>RESERVA DA SERRA MOSCATEL -SulBrasil  (<strong>***)</strong></p>
<p>Vino dolce ottenuto da uve Muscat. E&#8217; un vino frizzante naturale ottenuto dai vigneti Vale dos Vinhedos. E&#8217; un vino aromatico , il profumo è fruttato con note di pesca e rosa.</p>
<p>In bocca troviamo agrumi (arancia e limonte), fragola .</p>
<p>RESERVA DA SERRA MERLOT / CABERNET SAUVIGNON 2005<strong>(***)</strong></p>
<p>Vino ottenuto da uve Merlot 60% e Cabernet Sauvignon 40%. I vigneti si trovano Lands of  Encruzilhada do Sul -Serra do Sudeste Region e Vale dos Vinhedos. Il terreno argilloso e marnoso arenacee, con roccia granitica e basaltico.</p>
<p>Il colore è un rubino intenso. Al naso note frutta come fragola. In bocca presneta una buona struttura e persistena. Vino piacevole.</p>
<p>RESERVA DA SERRA CABERNET SAUVIGNON 2006 (<strong>***)</strong></p>
<p>Cabernet Sauvignon 100%</p>
<p>Il colore è un rubino intenso con riflessi violacei. Al naso è fruttato molto intenso.</p>
<p>In bocca ha una buona persistenza e un buon tannino.</p>
<p>Anche qui il Cabernet esprime sentori tipici ma con note particolari date sicuramente dal &#8220;terroir brasiliano&#8221;</p>
<p>RESERVA DA SERRA MERLOT 2005  (<strong>***)</strong></p>
<p>Merlot 100%</p>
<p>Il colore è un rubino intenso, come per il Cabernet, data la sua giovinezza. Al naso profumi complessi e caratteristici del vitigno, frutti di bosco in predominanza.</p>
<p>Molto equilibrato e ben fatto.</p>
<p>Nota: Sia per il Reserva da Serra Cabernet Sauvigno che per il Merlot il terreno si presenta come per il Reserva da Serra</p>
<p>&gt;&gt; Passiamo alla linea di Lidio Carraro Grande Vindima:</p>
<p>LIDIO CARRARO MERLOT GRANDE VINDIMA 2004(<strong>***)</strong></p>
<p>Merlot 100%</p>
<p>Il colore è un rubino molto intenso. L&#8217;aroma intenso con note di frutta.</p>
<p>Il vino è vinificato in acciaio dove rimane per 12 mesi prima di essere imbottigliato.</p>
<p>LIDIO CARRARO QUORUM GRANDE VINDIMA 2004(<strong>***)</strong></p>
<p>Questo vino è un assemblaggio di diversi vitigni : 35% Merlot, 30% Cabernet Sauvignon, 20% Tannat and 15% Cabernet Franc.</p>
<p>Dopo la fermentazione malolattica il vino rimane 12 mesi in vasche d&#8217;acciaio permettono un giusto blend della tipicità dei vitigni.</p>
<p>Profumo intenso di mora e amarene. Molto fine ed elegante. Note di caffè e cioccolato.</p>
<p>LIDIO CARRARO CABERNET SAUVIGNON GRANDE VINDIMA 2005(<strong>***/*)</strong></p>
<p>100% Cabernet Sauvignon</p>
<p>Questo è un vino dal colore rubino.</p>
<p>Il vino rimane 12 mesi in acciaio dopo la fermentazione.</p>
<p>Profuno di pepe nero, tabacco, prugna. In bocca molto bilanciato ed equilibrato.</p>
<p>LIDIO CARRARO TANNAT GRANDE VINDIMA 2005(<strong>****)</strong></p>
<p>100% Tannat</p>
<p>Vitigno molto diffuso in Uruguay e anche in Argentina.</p>
<p>Rimane 14 mesi in acciaio.</p>
<p>Colore rubino scuro. Aroma di frutti di bosco, ribes e mirtilli.</p>
<p>In bocca è pieno e potente. Il vino è molto tannico, ancora giovane ma che in prospettiva è il vino con maggiore longevità.</p>
<p>&gt;&gt; Passiamo alla linea di Lidio Carraro Elos e Singular che sono i vini più importanti dell&#8217;azienda:</p>
<p>LIDIO CARRARO ELOS  CABERNET SAUVIGNON/ MALBEC 2006(<strong>***/*)</strong></p>
<p>80% Cabernet Sauvignon e 20% Malbec.</p>
<p>I vitigni sono raccolti separatamente al tempo giusto della maturazione, solo dopo la fermentazione malolattica vengono messe nella stessa vasca d&#8217;acciaio dove rimane per 15 mesi.</p>
<p>Aroma intenso, floreale, rosa e geranio. Note fruttate di Fragola, banan.</p>
<p>In bocca è persistente e bilanciato sia nel gusto che nel corpo. I tannini sono presenti ma equilibrati.</p>
<p>LIDIO CARRARO SINGULAR  TEMPRANILLO 2006(<strong>***/*)</strong></p>
<p>100% Tempranillo</p>
<p>Colore rubino con riflessi violacei.</p>
<p>Aroma molto complesso e intenso. Sentori di caffè, noccioline, tabacco e frutta secca.</p>
<p>Note fruttate (frutta rossa ribes e frutti di bosco).</p>
<p>Lunga persistenza in bocca.</p>
<p>LIDIO CARRARO SINGULAR NEBBIOLO 2005(<strong>****)</strong></p>
<p>100% Nebbiolo</p>
<p>Interessante, per me che sono piemontese la scelta del Nebbiolo in Brasile.</p>
<p>Il vino dopo la fermentazione malolattica rimane 18 mesi in acciaio. Il vino quando viene imbottigliato non viene filtrato.</p>
<p>Colore granato con riflessi che tendono leggermente all&#8217;aranciato. Con l&#8217;invecchiamento il colore del Nebbiolo tende sempre più all&#8217;aranciato.</p>
<p>Al naso è molto fruttato con note di prugna e ciliegia. Molto complesso con note floreali di viola tipiche del Nebbiolo in Piemonte.<br />
Rispetto al Nebbiolo nostrano i profumi risultano più &#8220;grezzi&#8221;, un po&#8217; sporchi ma non per mancanza di pulizia ma sicuramente per la particolarità del terroir del Brasile.</p>
<p>In bocca il tannino è ben presente ma sicuramente meno di un Nebbiolo di pari anno prodotto in Piemonte. Questo sicuramente per la diversità del territorio.</p>
<p>Pieno in bocca e molto persistente. Molto interessante.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2012" title="lidio carraro azienda" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/lidio-carraro-family-house.jpg?w=550&#038;h=368" alt="lidio carraro azienda" width="550" height="368" /></p>
<p><strong>LIDIO CARRARO VINICOLA BOUTIQUE</strong></p>
<p><strong>RS 444, km21 &#8211; Vale dos Vinhedos &#8211; Phone/Fax : 55.54 3459 1222/1223</strong></p>
<p><strong>95700-000 Bento Gonçalves &#8211; RS &#8211; Brasil</strong></p>
<p><strong>vinhos@lidiocarraro.com</strong></p>
<p><strong>www.lidiocarraro.com<br />
</strong></p>
<br />Pubblicato in: Aziende da conoscere, Degustando, Vini del mondo Tagged: boutique brasile, cabernet sauvignon/malbec, lidio carraro, merlot, riserva da serra brut, tannat, winery brasile <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/2010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/2010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/2010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/2010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giornaledelvino.wordpress.com/2010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giornaledelvino.wordpress.com/2010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giornaledelvino.wordpress.com/2010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giornaledelvino.wordpress.com/2010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/2010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/2010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/2010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/2010/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/2010/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/2010/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=2010&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">davidecanina</media:title>
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			<media:title type="html">lidio carraro vigneti</media:title>
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			<media:title type="html">lidio carraro famiglia</media:title>
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			<media:title type="html">nebbiolo lidio carraro</media:title>
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			<media:title type="html">lidio carraro azienda</media:title>
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		<title>Il bicchiere di luce</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 06:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzozappala</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustando]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre il vino]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e parole]]></category>
		<category><![CDATA[bicchiere]]></category>
		<category><![CDATA[cono di luce]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[relatività]]></category>

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		<description><![CDATA[Un piccolo passo in avanti nella teoria dello spazio-tempo ha permesso ad un celebre geologo tedesco di mettere a punto un bicchiere veramente eccezionale e rivoluzionario. Il mondo del vino non potrà non esserne stravolto profondamente. Avvisiamo il lettore che per apprezzare appieno l&#8217;essenza di quest&#8217;articolo è necessaria un&#8217;infarinatura di relatività generale o -almeno- ristretta! [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1995&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un piccolo passo in avanti nella teoria dello spazio-tempo ha permesso ad un celebre geologo tedesco di mettere a punto un <strong>bicchiere </strong>veramente eccezionale e rivoluzionario. Il mondo del vino non potrà non esserne stravolto profondamente. Avvisiamo il lettore che per apprezzare appieno l&#8217;essenza di quest&#8217;articolo è necessaria un&#8217;infarinatura di relatività generale o -almeno- ristretta!</em></p>
<p>Einstein è stato un genio, non c&#8217;è che dire. Ancora oggi si osservano nell&#8217;infinità del Cosmo prove dirette di teorie da lui prospettate a tavolino circa un secolo fa. Ma nessuno poteva immaginare che proprio una leggera correzione alla sua teoria più celebre, relativa alla concezione spazio-temporale, permettesse di arrivare ad una scoperta eccezionale per il mondo del vino. Vale la pena ricordare che la grande rivoluzione del sommo scienziato è stata quella di intuire che il nostro universo avesse una struttura quadrimensionale, ossia che alle tre dimensioni classiche che determinano lo spazio in cui viviamo (altezza, larghezza, lunghezza)  si legasse indissolubilmente  la quarta variabile, il tempo. In parole semplici, ciò vuol dire che qualsiasi variazione subisca lo spazio deve per forza alterare anche il tempo. Famosa è una sua conclusione limite che predice che andando alla velocità della luce, spazio e tempo si DEVONO deformare fino al punto che il tempo tende ad annullarsi, mentre le dimensioni tendono a diventare infinite. Cose teoriche mi si dirà? No, non più. Non solo sono stati fatti esperimenti che hanno dimostrato in pieno la validità di queste teorie, ma innumerevoli oggetti presenti nell&#8217;Universo dimostrano che la realtà fisica agisce proprio in questo modo. <span id="more-1995"></span></p>
<p>Lasciamo però da parte le formule complicate di Einstein e consideriamo invece una trattazione estremamente semplice con la quale sarà più facile spiegare la rivoluzione cha sta sconvolgendo il mondo del vino. Mi riferisco al <strong>CONO DI LUCE</strong> di Minkowski, scienziato tedesco contemporaneo di Einstein, che espresse con una geniale rappresentazione grafica il concetto del legame indissolubile tra spazio e tempo. La voglio ricordare in modo estremamente facile ed intuitivo, essendo la base di partenza per giungere allo scopo di questo articolo. Consideriamo noi stessi come un punto nell&#8217;Universo (in realtà lo siamo a tutti gli effetti). Ebbene esiste un <em>cono</em> ipotetico spazio-temporale che inizia da noi, il cui asse principale è il <strong>tempo </strong>(asse z), mentre lo <strong>spazio</strong> è rappresentato dalle altre due dimensioni (x,y). Questo cono è il nostro possibile <strong>FUTURO</strong>. Ossia noi potremo muoverci nello spazio e nel tempo solo e soltanto all&#8217;interno di suddetto cono. Notate che ho considerato lo spazio a <strong>due</strong> sole dimensioni perché altrimenti il cono avrebbe avuto quattro dimensioni e non era possibile disegnarlo su un foglio (la prospettiva ci permette di simulare abbastanza bene le tre dimensioni dello spazio, ma niente ci può aiutare a fare un disegno a 4 dimensioni!) Tuttavia, immaginiamo di vivere in uno spazio simile a quello dei dipinti degli antichi egizi in cui tutte le figure erano rappresentate in due dimensioni, sempre di profilo. Questa semplificazione non cambia assolutamente il concetto generale. I bordi del cono sono il limite del nostro possibile movimento nel futuro e sono percorribili solo andando alla velocità della luce. Non possiamo perciò uscire dal cono perché dovremmo superare questa velocità che sappiamo essere invalicabile. Se noi stessimo fermi nello spazio, ci muoveremmo nel cono lungo una linea rettilinea verso l&#8217;alto che è proprio la direzione del tempo. Se invece ci muovessimo anche nello spazio percorreremmo traiettorie strane ma sempre all&#8217;interno del cono, e queste non potrebbero mai avvolgersi e tornare indietro perché andrebbero verso il passato ed anche questo è assolutamente impossibile. Fin qui la teoria estremamente intuitiva, suggestiva ed in fondo anche molto semplice.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1996" title="bicluce" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/bicluce.jpg?w=700&#038;h=525" alt="bicluce" width="700" height="525" /></p>
<p>Mi chiederete: &#8220;e allora? Tutto molto interessante. Ma che c&#8217;entra il vino?&#8221; Ed ecco allora il recente e sconvolgente contributo di un altro grande studioso, anche se per adesso meno conosciuto: Hektor Fishowsken. Tedesco, come il più celebre Minkowski, è professore di geologia comparata all&#8217;Università di Tubingen. Il suo ragionamento di partenza è di una semplicità disarmante: tutti gli &#8220;oggetti&#8221; dell&#8217;Universo, noi, una stella, una penna, un cane, un bicchiere, una bottiglia, possiedono il proprio cono di luce, ossia il proprio futuro. Il geologo decise allora di dedicarsi al cono di luce di una &#8220;cosa&#8221; veramente particolare: il <strong>vino</strong>. Si dice che questo stimolo gli venne in quanto il professore è ben noto negli ambienti accademici come grande ed ottimo bevitore, soprattutto di riesling &#8220;invecchiati&#8221;. Si dice anche che l&#8217;idea gli derivò vedendo la grande somiglianza tra il cono di luce ed il bicchiere, anche se questa è forse solo una leggenda. Qualunque sia stata la vera ragione del colpo di genio, fatto sta che a partire dal 1996 cominciò ad applicarsi proprio alla problematica del bicchiere e del miglior liquido che esso abbia potuto, possa e potrà mai contenere.</p>
<p>Cerchiamo allora di seguire il suo ragionamento, prima teoricamente e poi anche praticamente (questa parte è quella che interesserà maggiormente i produttori di vino, soprattutto di quello &#8220;sublime&#8221;, a lungo invecchiamento). Prendiamo il nostro bicchiere e diamogli la forma di un <em>cono di luce</em> (l&#8217;angolazione esatta si ricava dalle formule di Minkowski legate alla velocità dalla luce). Riempiamolo del nostro vino appena imbottigliato, meglio se già affinato qualche mese in bottiglia e se fatto ruotare per qualche minuto in un recipiente a parte. A questo punto ecco la geniale descrizione di Fishowsken. il liquido rappresenta perfettamente la situazione all&#8217;istante di tempo Ø (oggi), mentre ha davanti a sé il proprio futuro, che potrà essere <strong>solo e soltanto racchiuso nel bicchiere</strong> (non dimenticate i limiti di  Minkowski). Il bicchiere così concepito ha preso il nome di <strong>bicchiere di luce</strong>, per la perfetta analogia con il <strong>cono di luce</strong>, prima descritto.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1997" title="bicluce2" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/bicluce2.jpg?w=273&#038;h=300" alt="bicluce2" width="273" height="300" /></p>
<p>Una forma sicuramente un po&#8217; strana per un contenitore da grande degustazione, ma gli esperti del settore, anche quelli più conservatori e rigidi, l&#8217;accetteranno di sicuro quando finalmente ne capiranno i grandiosi sviluppi. Se il bicchiere, e con esso il liquido, restasse immobile su un tavolo, poco alla volta, seguendo le leggi naturali, il vino inizierebbe la sua <em>evoluzione futura</em> con tutte le conseguenti variazioni di profumi, aromi, fragranze, ecc., che lo condurrebbero al suo punto più altro tra pochi o molti anni, per poi farlo decadere verso un&#8217;anonima fine. Ovviamente noi non potremmo certo aspettare che questo avvenga normalmente, né, a maggior ragione, lo potrebbero fare i grandi degustatori sempre indaffarati, sia per il lungo tempo occorrente, sia per le ovvie &#8220;reazioni&#8221; che il vino avrebbe con l&#8217;ossigeno. Ma se anche si potesse fare, che cosa ci guadagneremmo ad aspettare dieci o vent&#8217;anni per sapere se il vino diverrà veramente un grande vino? Niente! Che lo diventi o non lo diventi, il tempo sarà passato anche per quello contenuto nelle bottiglie ed il vignaiolo non avrà avuto alcun aiuto in più di quanto ha oggi. Ed ecco allora la geniale idea.</p>
<p>Il professore tedesco, studioso attento dei testi della relatività generale e ristretta, oltre che geologo, iniziò a pensare che se fosse riuscito a &#8220;separare&#8221; lo <em>spazio</em> dal <em>tempo</em>, avrebbe potuto, senza modificare la forma e le dimensioni del liquido (al limite imprimendo solo una breve rotazione iniziale), far variare velocemente e autonomamente il tempo. In altre parole, avrebbe accelerato il futuro del nettare di Bacco, ossia la sua evoluzione temporale. Si capisce benissimo la portata eccezionale dell&#8217;intuizione: il vignaiolo mette un po&#8217; del suo vino nel <strong>bicchiere di luce</strong>, lo ruota brevemente assecondando ovviamente la forza di <em>Coriolis</em>, aspetta pochi minuti ed ecco che il tempo scorre velocemente davanti a lui verso il futuro (muovendosi &#8220;virtualmente&#8221; lungo l&#8217;asse del cono o bicchiere di luce) fino ad ottenere le condizioni che avrà tra 5, 10 , 20 o magari 100 anni. Tutto si conclude nel giro di un intervallo di tempo così breve che nessuna ossidazione maligna ha potuto intaccare il risultato. A questo punto un semplice diagramma ottenuto degustando ogni &#8220;tot&#8221; secondi reali il liquido, fornirebbe al vignaiolo una semplice curva qualitativa che gli indicherà quando il suo vino avrà raggiunto l&#8217;apice e quando inizierà invece a decadere. Tutto fatto. Come se lo avesse assaggiato anno dopo anno, per decine di anni.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2001" title="bicluce42" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/bicluce42.jpg?w=700&#038;h=551" alt="bicluce42" width="700" height="551" /></p>
<p>Il nostro maestro di vino potrà adesso anche bersi beatamente quello che ha nel <strong>bicchiere di luce</strong> e dormire sonni tranquilli per tutte le bottiglie che riposano in cantina. Mica male eh? Mi direte: &#8220;si, si, bellissimo, ma dov&#8217;è mai questo bicchiere fantastico e di cosa è fatto? Per adesso è solo una bella teoria, ma sempre soltanto una teoria. E le teorie non le vogliamo bere!&#8221;. Ebbene, cari signori, la spiegazione è semplicissima. Il grande Fishowsken  (anche geologo ricordate &#8230; ) ha scoperto un isotopo radioattivo del silicio (il ³²Si), instabile, che riesce, qualora prodotto in condizioni di temperatura e pressione adeguate, ad eseguire la <em>frattura spazio-temporale</em> all&#8217;interno del contenitore attraverso una classica <em>emissione beta</em>, sempre che il vetro sia composto da normale silicio, addizionato del raro isotopo nella percentuale del 2,324 % (attenzione! Non il 2,323 % e nemmeno il 2,325 %, un po&#8217; come il preparato 500 dei biodinamici). Sarebbe troppo difficile spiegare le motivazioni di tutto ciò. Basti dire che lo strappo nel <em>continuum</em> <em>spazio-temporale </em>è legato alla deformazione delle classiche equazioni di Lorentz in presenza di un rapido decadimento radioattivo dell&#8217;isotopo del silicio. Un successo che mina solo leggermente la teoria einsteniana, ma che comporta risvolti prodigiosi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1999" title="bicluce3" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/bicluce3.jpg?w=700&#038;h=439" alt="bicluce3" width="700" height="439" /></p>
<p>Le prove eseguite in laboratorio hanno dato risultati stupefacenti ed alcune grandi aziende multinazionali sembra che stiano già cercando di accaparrarsi l&#8217;esclusiva del <strong>bicchiere di luce</strong>, chiamato ormai ufficialmente in Italia <strong>ATE</strong> (<strong><em>A</em></strong><em>cceleratore <strong>T</strong>emporale <strong>E</strong>noico</em>). Si dice anche che un grosso contributo alla realizzazione pratica sia stato dato dalla grande esperienza di un famoso degustatore di vini professionista che ha nel suo bagaglio culturale una conoscenza profonda dell&#8217;energia nucleare e degli effetti di decadimento radioattivo controllato. Purtroppo, per modestia forse eccessiva, non vuole che sia fatto il suo nome e noi ne rispettiamo appieno la volontà. Resta comunque l&#8217;eccezionale scoperta. Al momento resta comunque solo un prototipo, perfettamente funzionante, ma dai costi molto elevati (l&#8217;isotopo è estremamente raro in natura e la sua produzione delicata e dispendiosa). Non per niente solo le multinazionali più importanti si sono date da fare.</p>
<p>Tuttavia, voglio ricordare a voi, piccoli ed abilissimi vignaioli, che in fondo basterebbe avere un solo <strong>bicchiere di luce</strong> in dotazione. O, al limite, un esiguo numero per far provare agli amici ed ai collaboratori più stretti l&#8217;emozione di bere un brunello o un barolo del 2004 nelle stesse condizioni di come sarà nel 2015 o 2025 o addirittura nel 2125. Forse questa emozione, ma soprattutto la sicurezza di avere in cantina un vino le cui caratteristiche evolutive future siano sotto il vostro<strong> controllo assoluto</strong>, potrebbe convincervi che pochi milioni di euro non siano poi una spesa così assurda. Io resto a vostra completa disposizione per avviare i contatti con il laboratorio gestito da Fishowsken (caro amico e collega da molti anni), che ha già iniziato la prima ridottissima catena produttiva. E vi assicuro che la percentuale che vi chiederò sarà veramente irrisoria, non superando mai una cifra a cinque  zeri.</p>
<p>In fondo lo faccio solo per passione e per amore del grande vino!!</p>
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		<title>Cena da Arturo ristorante Cavolonero a Firenze</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 21:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Traversi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Devo dire che di emozioni ne abbiamo avute molte, non ci aspettavamo dei sangiovese così vecchi in una forma così smagliante, mi hanno colpito veramente soprattutto questi vini: Chianti classico 1958 riserva Badia a Coltibuono Gaiole in Chianti: Un color rubino tendente all’aranciato me ben vivo, petali di fiori appassiti, frutto ancora presente, dei tocchi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1986&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devo dire che di emozioni ne abbiamo avute molte, non ci aspettavamo dei sangiovese così vecchi in una forma così smagliante, mi hanno colpito veramente soprattutto questi vini:</p>
<p><strong>Chianti classico 1958 riserva Badia a Coltibuono Gaiole in Chianti:</strong></p>
<p>Un color rubino tendente all’aranciato me ben vivo, petali di fiori appassiti, frutto ancora presente, dei tocchi balsamici, erbe officinali, tabacco lievissimo, di un bilanciamento incredibile, un vero godimento palatale, non sono certamente vini di una grande struttura ma semplici e godibilissimi nonostante i suoi 51 anni.</p>
<p>Vorrei aggiungere delle curiosità tratte dal sito aziendale:</p>
<p>La Conoscenza di Badia a Coltibuono non può prescindere da una degustazione delle sue annate storiche. La vita di questi preziosi vini ha avuto origine in una realtà che aveva mantenuto intatte le sue caratteristiche per secoli. Una realtà agricola di stampo medioevale, condotta dal fattore e dai mezzadri che ne abitavano le case coloniche. La consuetudine era di produrre vino nei singoli poderi e di questo il migliore era destinato alle cantine del &#8220;padrone&#8221;: la Riserva. L&#8217;affermazione di Badia a Coltibuono come azienda è iniziata propriamente alla fine degli anni &#8217;50 col definitivo tramonto della mezzadria; le notizie che seguono sono il frutto di memorie tramandate a voce dagli anziani ancora tra noi. Queste Riserve provengono dai vigneti di Montebello e Argenina a Monti in Chianti, piantati negli anni 30. In quegli anni la superficie totale dei vigneti era di 27 ettari , con un sesto d&#8217;impianto 220 x 80 a disposizione di cavalcapoggio e rettochino; vigneti impervi, per dirla con parole di oggi. Le varietà: Sangiovese 65%, Canaiolo e Ciliegiolo 15%, Trebbiano e Malvasia 20%. <span id="more-1986"></span></p>
<p>I vigneti erano lavorati a trazione animale de concimati con stallatico, solo a partire dal 1968 hanno iniziato ad essere usati i trattori a cingoli Fiat 411. L&#8217;uva, verso i primi di ottobre, era ammostata dal mezzadro stesso in tini di legno aperti della capienza di 90 hl e una volta entrato in fermentazione era follata con il bastone per immersione del cappello. I primi tini di cemento sono degli anni 70. L&#8217;ammostatura avveniva in presenza di raspi. Dopo 15 giorni circa il mezzadro consegnava in fattoria la parte padronale della svinatura che veniva sottoposta alla pratica del governo nella cantina storica dell&#8217;Abbazia. Alla luna di Marzo il vino era tolto dalle vasche del governo e messo in botti di legno di castagno nella cantina padronale. All&#8217;interno di queste botti venivano messi alcuni tiranti scoperti per aumentarne il colore. Dopo due travasi all&#8217;anno ed un tempo incalcolabile di permanenza nelle botti delle cantine di Badia a Coltibuono, molti di questi vini sono stati messi in bottiglia solo nei primi anni ‘80. Archivio delle Riserve Storiche Chianti Classico D.O.C.G. La visione pionieristica di Piero Stucchi-Prinetti che già dagli anni &#8217;50 credeva nella possibilità di un Chianti Classico di grandissima qualità, quando quasi tutti lo consideravano un vinello quotidiano, è all&#8217;origine della fortunata Selezione di Riserve Storiche di cui oggigiorno Badia a Coltibuono può ancora disporre. Custoditi per anni nelle cantine della Badia, in antiche botti di legno di castagno, questi vini rappresentano un assaggio di storia del Chianti Classico, una traccia sensibile ed importantissima dell&#8217;evoluzione di un territorio. Le Riserve Storiche di Badia a Coltibuono sono un&#8217;occasione unica per apprezzare la capacità d&#8217;invecchiamento dei vini a base di Sangiovese, uva di altissima tradizione; se ben conservati sono capaci di maturare per un tempo lunghissimo acquisendo sempre maggiori aromi e complessità.</p>
<p><strong>Fattoria Selvapiana Chianti Rufina Riserva 1962:</strong></p>
<p>bel colore rubino ancora vivo con riflessi aranciati, frutti piccoli e prugna, un delizioso sottobosco e note balsamiche caratteristiche, una freschezza costante e incredibile, bevibilità estrema e godibilissima con un equilibrio perfetto, chapeau!!! Si parla troppo poco di questa azienda del Chianti Rufina, baluardo storico della viticoltura in questa Val di Sieve, ma quando ci troviamo di fronte ad un vino meraviglioso come il Chianti Rufina della Fattoria di Selvapiana del 1962 allora bisogna fare qualche riflessione e cercare di capire come mai i produttori di allora erano così bravi, cosa abbiamo perso nel frattempo, perché non abbiamo continuato la strada gia intrapresa allora. Si parla di un produttore di nome Francesco Giuntini, degli anni 50-60 quando esisteva ancora la mezzadria e le vigne venivano coltivate dai contadini, in poderi numerosi che facevano riferimento alla fattoria, della quale il proprietario si serviva di un “fattore” che aveva il compito di fare da intermediario fra l’azienda e i contadini, praticamente un amministratore che però doveva conoscere molto bene le esigenze di entrambi. Normalmente, in quella zona il vino era, lo è tutt’oggi, un bene del quale i contadini traevano le risorse finanziarie per viverci, magari insieme al bestiame e altre prodotti della terra. Come erano le vigne in quel periodo? Mi diceva Federico l’altra sera a cena, che erano maritate, si usavano i pioppi, alcune erano di piede franco, i vitigni autoctoni, allora non si conoscevano i vitigni alloctoni, di conseguenza si pensa che oltre al Sangiovese, ci fosse del canaiolo, colorino, della malvasia nera e importantissimo allora, pure il trebbiano toscano. Era usanza vendemmiare molto tardi, sempre dopo il 10 Ottobre, del resto Rufina è una zona fresca, come dicevo sopra in mezzadria veniva diviso fra il contadino e il proprietario ciò che la terra donava, le uve destinate venivano fermentate in tini tronco conici di castagno, essendo la parte più alta della Val di Sieve ricca di castagneti, vi ricordo che il/i bottaio/i rimasti provengono ancora dalla Rufina; si usava il governo toscano, che molti di voi sapranno in cosa consisteva. Una volta terminata la doppia fase di fermentazione il vino veniva messo in botti grandi, sempre di castagno, dove ci stava per almeno 5 anni, si usava anche il cemento in quell’epoca. La mia sete di sapere sarebbe stata tanta, ma non volevo disturbare troppo Federico Masseti Giuntini Antinori, ci siamo dati un appuntamento per approfondire la nostra conversazione e non vorrei perdermi altre notizie della Fattoria di Selvapiana, aggiungo dicendo che la bottiglia del 1958 bevuta non è stata mai ricolmata, le ricolmature riguardano le annate 1956 e 1958, inoltre Francesco Giuntini era cugino degli Stucchi di Badia a Coltibuono, per questo ci ritroviamo alcune similitudini di mano fra i due prodotti.</p>
<p><strong>Brunello di Montalcino 1979 riserva Tenuta Argiano Montalcino:</strong></p>
<p>Colore rubino con unghia granata, fiori appassiti, ricco ancora di frutto, fine e fresco, elegantissimo con note di tabacco e cuoio, avvolgente e complesso, con una bevibilità incredibile.</p>
<p><strong>Andamento climatico<br />
</strong>L&#8217;andamento stagionale in generale ha avuto un decorso molto incerto con precipitazioni anche nel periodo estivo. Durante il periodo estivo, causa le precipitazioni, le temperature in alcuni casi sono state sensibilmente al di sotto della media stagionale. Anche durante la vendemmia sono state riscontrate alcune precipitazioni con temperature fresche. La maturazione delle uve é stata regolare malgrado la produzione fosse alquanto rilevante.</p>
<p><strong>Vinificazione<br />
</strong>La vendemmia ha avuto luogo gli ultimi giorni di ottobre, la buccia ed il suo patrimonio polifenolico erano di buon valore con corredo zuccherino elevato permettendo così una macerazione di 20-22 giorni.</p>
<p><strong>Invecchiamento<br />
</strong>Il vino ha iniziato il suo invecchiamento a fine dicembre in botti di rovere di Slavonia dove il suo equilibrio polifenolico si é perfezionato per quarantadue mesi.</p>
<p><strong>Chianti Classico 1995 riserva Castello di Rencine Castellina in Chianti:</strong></p>
<p>di un rubino brillante, caratteristici profumi di ribes e ciliegia, al palato è fine e succoso, con una trama tannica molto equilibrata con le altre componenti, finale lungo e godibilissimo, una vera interpretazione di Chianti Riserva.</p>
<p>Non riesco a capire come mi possa essere sfuggita questa azienda, non è da me, il motivo forse è che ne fanno solo 7.000 bottiglie, è un vino che mi ha talmente entusiasmato che ho telefonato a Riccardo e Guido per avere più notizie, comunque l’arcano è stato svelato, Giulio Gambelli è il loro consulente da oltre 60 anni, andrò a trovarli a breve per approfondire la conoscenza di questa azienda chiantigiana.</p>
<p><strong>Chianti Classico 1999 Le Trame &#8211; Podere le Boncie Castelnuovo- Berardenga:</strong></p>
<p> Adoro i vini di Giovanna, specialmente quando hanno fatto dell&#8217;affinamento in bottiglia, sono più lunghi di altri a maturare ma sono molto longevi, quando ti capitano in questa forma sono veramente una goduria, lo definirei affascinante con una fragranza di frutto elegante e fine, terroso, minerale, spezie molto fini, un bilanciamento e equilibrio straordinario, veramente un gran bel vino, complimenti!!!</p>
<p> <strong>Cesari 1999 Tenuta di Valgiano- Valgiano – Lucca:</strong></p>
<p> Un colore piuttosto marcato, ciliegia e more di rovo, pietra focaia, concentrato e potente, ma piuttosto pesante.</p>
<p><strong>Chianti Rufina vigneto Bucerchiale 1999 Fattoria Selvapiana Rufina:</strong></p>
<p> Rosso rubino carico, frutta a bacca nera, buona dolcezza , potente e corposo, menta, tabacco, vaniglia, con una buona freschezza finale.</p>
<p><strong>Querciagrande 1999 Podere Capaccia Radda in Chianti:</strong></p>
<p> Non è il tipo di vino che preferisco, sarà un mio limite, frutta matura e liquirizia, abbastanza pesante.</p>
<p><strong>Rosso di Montalcino 1998 la Cerbaiona &#8211; Giulio Salvioni Montalcino:</strong></p>
<p> Giulio non si smentisce mai, il suo rosso, anche se con anni su le spalle, ha fatto un’ottima figura a dimostrazione che nonostante l’annata media si può sempre fare un’ottimo vino:</p>
<p> <strong>Chianti Classico Poggio delle rose 1998 riserva Castell&#8217;in villa Castelnuovo Berardenga:</strong></p>
<p> Tipico Chianti di una azienda molto tradizionale, note floreali e di bosco, una ottima dolcezza, incenso, speziatura fine, molto elegante e equilibrato, con un finale accattivante.</p>
<p><strong>Il Carbonaione 1994 Podere Poggio Scalette Greve in Chianti:</strong></p>
<p>Rubino carico, frutta rossa matura, mora mirtillo, gelso, spezie che ricordano il pepe bianco, note mentolate e di eucalipto, il tutto con un buon equilibrio e corposità, finale lungo.</p>
<p><strong>Anfiteatro 1990 Vecchie terre di Montefili Greve in Chianti:</strong></p>
<p> Rosso di ottimo corpo, profumi fruttati di amarena e ribes, grafite, ancora in forma.</p>
<p><strong>Il Sodaccio di Montevertine 1990 Montevertine Radda in Chianti</strong>:</p>
<p>Vero sangiovese di Radda, molto maschio ccon delle note animalesche ma nello stesso tempo i classici profumi di violette e ciliegia marasca, leggera prugna e amarena, terroso, ma un velluto in bocca, grazie Martino.</p>
<p><strong> Chianti Classico 1990 riserva Castell&#8217;in villa &#8211; Pignatelli Castelnuovo Berardenga:</strong></p>
<p>Rielabora le note del precedente con una terziarizzazione più presente.</p>
<p>Hanno un po&#8217; deluso Chianti classico 1990 riserva Podere Capaccia Radda in Chianti Villa Antinori riserva 1955 castello di Brolio riserva 1957</p>
<p>bottiglie probabilmente mal conservate: I Sodi di San Niccolò 1998 Podere Salicutti-Brunello di Montalcino 1998 Il Poggio Monsanto 1995.</p>
<p> Alcune notizie storiche sul territorio della Rufina Il nome della località deriva dall&#8217;antico nome di persona &#8220;Rufina&#8221;, essendo quest&#8217;ultimo riconducibile sia al nome di persona etrusco &#8220;Ruvfni&#8221; che a quello latino &#8220;Rufenus&#8221; o &#8220;Rufinus&#8221;. L&#8217;origine e lo sviluppo del borgo di Rufina ebbe inizio intorno al XIII secolo tuttavia in quell&#8217;epoca l&#8217;area corrispondente al comune attuale si trovava suddivisa in più parti, ciascuna della quali posta sotto differenti giurisdizioni. Il territorio si trovò conteso tra il Vescovado di Fiesole, i Conti Guidi e la Repubblica di Firenze. Quest&#8217;ultima ebbe la meglio all&#8217;inizio del XIV secolo annettendo il borgo alla cosiddetta Lega di Diacceto, oggi corrispondente all&#8217;odierna città di Pontassieve. Una parte del territorio restò invece sotto la giurisdizione formale del Vescovado di Fiesole ma continuò a subire l&#8217;influenza di Firenze. Sotto il dominio fiorentino, dapprima con il casato de&#8217; Medici e successivamento con quello dei Lorena, il borgo di Rufina sviluppò e consolidò la propria economia che si incentrò prevalentemente sulla coltura di pregiati vigneti dai quali veniva prodotto un ottimo vino. Sebbene Rufina accrescesse nel tempo la propria ricchezza economica, essa continuò a rivestire un ruolo politico marginale poichè si trovava ancora accorpata alla Lega di Diacceto, che nel 1736 venne elevata al rango di Podesteria in seguito alle riforme lorenesi. All&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, quando il territorio venne occupato dai Francesi di Napoleone Bonaparte, il territorio di Rufina venne separato dalla Podesteria di Diacceto e inglobato nella nuova comunità di Pelago. L&#8217;odierno comune di Rufina nacque solo in un periodo successivo all&#8217;Unità d&#8217;Italia che avvenne nel 1861 ad opera di Vittorio Emanuele II di Savoia.</p>
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		<title>Il troppo stroppia</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:32:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzozappala</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustando]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre il vino]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e parole]]></category>
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		<description><![CDATA[Chissà chi aveva avuto l&#8217;idea o chi era stato capace per primo di tradurre le sensazioni in parole? Sicuramente le reazioni che avvengono nel mosto, nelle sue fermentazioni e nell&#8217;affinamento del vino introducono sentori più o meno chiari di frutta, di fiori e di altre essenze naturali.  Questo fatto, la cui percezione si perde nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1971&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà chi aveva avuto l&#8217;idea o chi era stato capace per primo di tradurre le sensazioni in parole? Sicuramente le reazioni che avvengono nel mosto, nelle sue fermentazioni e nell&#8217;affinamento del vino introducono sentori più o meno chiari di frutta, di fiori e di altre essenze naturali.  Questo fatto, la cui percezione si perde nella notte dei tempi, è stata una delle componenti dell&#8217;amore dell&#8217;uomo per questa bevanda di origine divina. Oltre ovviamente ai suoi poteri capaci di far dimenticare e di portare allegria e spensieratezza. Tutto andava bene fino a che si identificavano precisi aromi riconducibili a frutta e vegetali, facenti parte della vita di tutti giorni. Profumo di pesca, di pera, di pomodoro, di peperone, di rosa. Erano essenze che scaturivano immediate e che venivano percepite senza alcuna difficoltà da tutti coloro che alzavano il calice verso il dio Bacco.</p>
<p>Poi, lentamente, anche il vino divenne motivo di studio o, per meglio dire, occasione per primeggiare e forse, in alcuni casi, per soddisfare reconditi problemi esistenziali. I frutti di bosco si moltiplicarono e fece non poco stupore che i più grandi esperti del settore degustativo, che stavano aumentando a macchia d&#8217;olio con le prime guide specializzate e le scuole di insegnamento sensoriale, benché mai spostatisi dal patrio suolo, sapessero riconoscere perfettamente i quattordici tipi di mirtillo bianco della tundra d&#8217;Alaska, gettando nella costernazione i giganteschi Grizzly, che credevano di essere i soli depositari di quella millenaria tradizione. E non parliamo poi delle ventisette specie di more e di lamponi, tra cui quelle che erano esposte a sud, a sud-est, o che erano presenti su terreni calcarei, vulcanici, torbosi, silicei e via dicendo. <span id="more-1971"></span></p>
<p>Poco alla volta il vino divenne un vero e proprio dizionario di tutti i frutti di bosco esistenti al mondo, facendo sua addirittura la rarissima uva sultanina glaciale, esistente solo nella punta più a nord della penisola di Ross, in Antartide, in grado di produrre frutti solo una volta ogni sette anni. Quando questo inconfondibile aroma fece la sua apparizione nei dotti volumi esplicativi delle caratteristiche base del vino, gli ecologisti insorsero pensando alla raccolta piratesca di quel rarissimo frutto, unico cibo della starna grigia ormai in via di inesorabile estinzione. Furono messi a tacere facilmente con qualche cassa di vino francese di medio prezzo, ma dal nome altisonante.</p>
<p>Tuttavia si riusciva ancora a rimanere in un ambito abbastanza circoscritto e le persone comuni che ascoltavano erano completamente rapite dalle sconvolgenti e inebrianti spiegazioni degli esperti. Gente comune che a fatica capiva che la mora differiva impercettibilmente dal lampone, ma che taceva assentendo, in quanto si ricordava benissimo di quel povero ragioniere di Poggibonsi, che durante una spiegazione coinvolgente ammise di non aver mai odorato un mirtillo, né bianco, né nero, né a strisce giallo-verdi. Fu messo alla gogna per nove giorni, guardato a vista da seri figuri in divisa. Nessuno osò più fiatare e si racconta di gruppi numerosissimi di neofiti che vagarono tra le montagne in cerca disperata del frutto che tanto era costato al loro sfortunato e loquace collega. Peccato che eseguirono la loro ricerca in pieno inverno e finirono quasi tutti assiderati o incornati da severi e vendicativi stambecchi.</p>
<p>La lezione però servì, in quanto ormai le bacche rosse, nere o bianche erano diventate di conoscenza pubblica e tutti sapevano (o fingevano di sapere) le più sottili differenze tra pianta e pianta. Questo passo in avanti, vero o falso che fosse, scatenò l&#8217;ira degli addetti ai lavori, che videro lentamente colmarsi la differenza abissale che esisteva tra loro e la plebe ignorante. Iniziarono allora a spaziare verso profumi più complicati ed esclusivi. Si ricorda ancora la tragica fine di quel grande professionista di Vancouver che volle portare in sala degustazione un lupo vivo e vegeto per mostrare la somiglianza tra il suo pelo bagnato e sporco di torba e l&#8217;effluvio che usciva da un pinot nero dell&#8217;Oregon. Il lupo, dopo qualche guaito, si innervosì alquanto e si lanciò contro il dotto conferenziere, strappandogli naso e lingua con un solo morso e distruggendogli le sue armi migliori. L&#8217;animale venne abbattuto senza pietà, ma il grande degustatore finì a vendere gelati per le strade della città canadese. Molti l&#8217;accusarono di essere andato troppo oltre e di non essersi accontentato del ben conosciuto ed apprezzato pelo di volpe. Ma ormai la strada era aperta. Ed ecco così gli aromi più reconditi e misteriosi.</p>
<p>Fiore di cactus seccato all&#8217;ombra, terra marcia tartufata, tarma sopravvissuta al calore di una &#8220;stube&#8221; altoatesina, cimici tritate con basilico di Prà, aglio di Vessalico spalmato su marmellata di ribes. Ma non solo vegetali o animali. Si arrivò al fazzoletto dopo sei giorni di raffreddore da fieno,  alla cera immersa in liquido organico di capra, al comodino del nonno, dove il simpatico vecchietto era solito tenere il suo vaso per la notte, e così via. La gente ignorante rimase molto sconvolta e sconcertata, ma fu presto e facilmente indirizzata  verso questa nuova generazione di aromi, che avevano preso un chiaro sopravvento sui banali profumi di frutta e fiori. Chi osava nominare una pera od un geranio veniva deriso per giorni ed esposto al pubblico ludibrio. Non parliamo poi di chi si limitava a parlare di struttura, di acidità, di mineralità, di eleganza. Non era nemmeno più ammesso alle sedute pubbliche, se non legato ad un tavolo con la museruola ben stretta sul volto. Tutto proseguì tranquillamente, con pace di tutti e con grande soddisfazioni dei pochi depositari di quelle sensazioni ineguagliabili. Fino alla famosa degustazione tenutasi al termine di un simposio gigantesco a cui erano stati ammessi, dietro pagamento di una somma mostruosa, non solo il pubblico più ignorante, ma addirittura i produttori dei vini in degustazione. Questo segno di sublime democrazia fu deciso a seguito dell&#8217;enorme sicurezza in se stessi raggiunta dai luminari del vino, convinti di essere ormai inattaccabili come una corazzata tascabile tedesca dell&#8217;ultima guerra.</p>
<p>La degustazione andò avanti tra le piccole urla di compiacimento degli uditori e lo stupore dei miseri vignaioli che per la prima volta sentivano e capivano cosa mai avevano inserito nel loro succo d&#8217;uva. I più sensibili si misero a piangere, altri esclamarono platealmente di non averne colpa, una minoranza si suicidò per lo stress nervoso. La situazione, del tutto controllata dai degustatori che assordavano i sopravvissuti con termini via via più complicati, ebbe però un risvolto tragico  ed inatteso quando si trovarono faccia a faccia due dei più autorevoli professionisti del bicchiere. Nessuno poteva comunque lontanamente immaginare la piega che prese la discussione. Il bicchiere dei due &#8220;santoni&#8221; fu riempito con un famosissimo vino di un celebre produttore presente in sala, i cui occhi erano più spaventati che stupiti. L&#8217;annata era di quelle fantastiche e tutti si aspettavano una lezione magistrale.</p>
<p>Partì il primo, piccolo e rosso di capelli, che iniziò con &#8220;foglia di eucalipto invasa dalle larve di coccinella&#8221;. Il secondo, alto, calvo e allampanato, rispose con un sorriso: &#8220;aceto balsamico tradizionale di Modena lasciato al Sole per quindici giorni&#8221;. Il piccoletto sembrò lievemente contrariato ed esclamò: &#8220;cassetto del comò della zia contenente le calze di lavoro dello zio (noto per le sue rarissime docce)&#8221;. Il calvo ribatté con evidente stizza: &#8220;sugo di arrosto in cui è caduta l&#8217;acqua di risciacquo dei piatti&#8221;. Il rosso non riuscì a nascondere un ringhio lugubre: &#8220;sterco di cavallo calpestato da una mandria di mufloni sardi&#8221;. Il collega alto sembrò quasi piegarsi in due e poi urlò a squarciagola: &#8220;puzzola marinata in olio di sambuco rancido&#8221;. Il piccoletto cadde al suolo in preda a vere e proprie convulsioni. Il medico non fece però in tempo a salire sul palco. Il pubblico aveva cominciato a dar di stomaco ed a correre negli unici tre bagni dove si verificarono terribili duelli corpo a corpo, anche mortali, per conquistare la tazza del water.</p>
<p>Il produttore, soffocando anch&#8217;egli i conati di vomito, si lanciò invece verso i conferenzieri. I suoi occhi non erano più stupiti né spaventati, ma sembravano due carboni ardenti rubati direttamente dalla riserva di Satana. Estrasse con forza le loro lingue e le annodò con triplo nodo alla cinese, impossibile da scogliere se non con l&#8217;amputazione. Fu fermato mentre stava infilando un&#8217;intera bottiglia del suo prezioso vino nella narice destra del degustatore calvo. Venne purtroppo rinchiuso per sedici anni in una cella d&#8217;isolamento a pane ed acqua, ma venne considerato un salvatore dalla gente &#8220;normale&#8221; che iniziò a bere il nettare di Bacco dicendo soltanto, quando i profumi si espandevano nel naso, : &#8220;che buono questo vino!&#8221;.</p>
<br />Pubblicato in: Degustando, Oltre il vino, Pensieri e parole Tagged: degustazione, profumi <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giornaledelvino.wordpress.com/1971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giornaledelvino.wordpress.com/1971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giornaledelvino.wordpress.com/1971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giornaledelvino.wordpress.com/1971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1971/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1971&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Confirmation: maison Albert Morot à Beaune.</title>
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		<comments>http://giornaledelvino.wordpress.com/2009/03/17/confirmation-maison-albert-morot-a-beaune/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrick Maclart</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arnaud CHOPPIN a repris le flambeau de Mademoiselle Françoise CHOPPIN, sa tante, qui a dirigé ce beau domaine durant des décennies. Mademoiselle CHOPPIN avait certes du caractère, mais s&#8217;avérait être une hôte délicieuse. Quelques repas ensemble m&#8217;ont fait passé d&#8217;excellents moments. Depuis, le style des vins a quelque peu changé. Les extractions sont plus fortes, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1961&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arnaud CHOPPIN a repris le flambeau de Mademoiselle Françoise CHOPPIN, sa tante, qui a dirigé ce beau domaine durant des décennies. Mademoiselle CHOPPIN avait certes du caractère, mais s&#8217;avérait être une hôte délicieuse. Quelques repas ensemble m&#8217;ont fait passé d&#8217;excellents moments.</p>
<p>Depuis, le style des vins a quelque peu changé. Les extractions sont plus fortes, les tannins plus appuyés, mais le vin n&#8217;a rien perdu de sa personnalité. Le style s&#8217;est modernisé mais la volonté d&#8217;élaborer un grand vin est toujours présente. Comme dans les bonnes maisons, la tradition a fait un mariage de raison avec le progrès. Le résultat : une gamme de vins profonds et savoureux.</p>
<p>Ce domaine d&#8217;une dizaine d&#8217;hectares s&#8217;étend sur les plus beaux climats de Beaune : Bressandes, Teurons, Toussaints, Cent Vignes, Marconnets. Il possède aussi une superbe vigne à Savigny, la Bataillière.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://photos-d.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v2474/195/74/1039246269/n1039246269_30139715_4076.jpg" alt="" width="604" height="459" /></p>
<p>Contrairement à ce qu&#8217;on lit dans le Parker, les vins ne sont pas bon marché. Toutefois, par leur originalité, leur qualité de haut vol et le soin qui leur est apporté, ils méritent leur prix. Je n&#8217;ai jamais rien dégusté de décevant chez Albert Morot. L&#8217;habillage sobre souligne l&#8217;élégance et la classe de ces vins. <span id="more-1961"></span></p>
<p>Je retiens dans la pléïade des 1ers crus disponibles en millésime 2006 (six) :</p>
<p>le Beaune 1er cru « Marconnets » à la robe sombre, au nez distingué et profond, plus minéral que fruité. La bouche « terroite », c&#8217;est franc et droit. L&#8217;attaque et le développement sont énergiques, Les tanins sont beaux, avec une superbe expression en finale. De garde, un Beaune qui &#8220;pommarde&#8221;.</p>
<p>le Beaune 1er cru « les Grèves » riche, au nez de fruits noirs et à la longueur impressionnante (le meilleur pour moi). Ca souffle dans les voiles !</p>
<p>le Beaune « Cent Vignes » au nez variétal avec de jolies notes de myrtilles. La bouche a l&#8217;attaque marquée par la chauffe du fût, développe bien sur un vin à la bonne acidité. Bonne amplitude, tanins présents, belle harmonie d&#8217;ensemble, notes acidulées.</p>
<p>le Beaune 1er cru « Bressandes » plus parfumé que les précédents, avec des flaveurs rappelant la fraise, et une rondeur en bouche très agréable, comme une caresse.</p>
<p>Je n&#8217;ai pas noté le Savigny &#8220;la Bataillière&#8221;.</p>
<p>Patrick Maclart</p>
<br />Pubblicato in: Andar per Cantine, Articles en français, Aziende da conoscere, Degustando, Vini francesi Tagged: borgogna, côte de beaune, degustazioni, pinot nero, vini <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1961/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1961/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1961/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1961/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giornaledelvino.wordpress.com/1961/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giornaledelvino.wordpress.com/1961/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giornaledelvino.wordpress.com/1961/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giornaledelvino.wordpress.com/1961/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1961/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1961/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1961/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1961/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1961/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1961/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1961&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Gigondas: l&#8217;appellation et la dégustation 2005</title>
		<link>http://giornaledelvino.wordpress.com/2009/03/16/gigondas-lappellation-et-la-degustation-2005/</link>
		<comments>http://giornaledelvino.wordpress.com/2009/03/16/gigondas-lappellation-et-la-degustation-2005/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 06:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrick Maclart</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dossier terroir]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le nom de Gigondas viendrait du latin &#8220;Juconditas&#8221;, la joie. Il est vrai que cet écrin sudiste, planqué entre la plaine et les dentelles de Montmirail, respire une certaine quiétude et met au visiteur réceptif un sourire aussi naturel que sincère. En plus de la beauté du site, les odeurs de romarin qui viennent embaumer les narines parfument une langueur réconfortante. Une histoire riche, avec bien sûr une présence des ordres religieux et un rattachement à la principauté d&#8217;Orange jusqu&#8217;au XVIIème siècle.</p>
<p>Le vignoble s&#8217;étend en terrasses accidentées, tel un drap négligemment froissé sur un lit. Le terroir est constitué d&#8217;argiles rouges caillouteuses dont la couleur impressionne et réchauffe le regard. Etendues sur 1.200 hectares, les vignes se situent exclusivement sur cette commune. Limités à une production de 30 hectolitres à l&#8217;hectare, ces vins virils intéresseront l&#8217;amateur intelligent En effet, avec un encépagement à très forte dominante de grenache (jusque 80 %), avec syrah et mourvèdre en seconds violons (avec un minimum de 15 %), on se retrouve avec un assemblage très proche de celui de Chateauneuf son glorieux voisin, mais avec des prix s&#8217;élevant rarement au dessus de 10 €. Si Chateauneuf a aussi construit sa gloire sur ses 13 cépages, quel domaine peut encore s&#8217;enorgueillir les utiliser en totalité ? Air de famille, certes, mais la différence est aussi dans le terroir&#8230;</p>
<p>Le climat est bien sûr méridional, chaud et sec. Des pointes de mistral auront de toute façon vite calmé les éventuelles vélléités de la pourriture. Ces facteurs permettent à ces nectars d&#8217;arriver jusque 14.5 ° sous le capot, les moteurs ne sont pas bridés !</p>
<p>Je remercie encore le caveau de Gigondas pour cette magnifique dégustation, et je vous invite à découvrir la fabuleuse table &#8220;l&#8217;Oustalet&#8221;, située juste à côté du caveau. Cyril Glémot est autant humble que talentueux, et la discrétion du personnel s&#8217;harmonise avec le talent de la cuisine.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://photos-a.ll.facebook.com/photos-ll-snc1/v2078/195/74/1039246269/n1039246269_30099936_9882.jpg" alt="" width="604" height="459" /></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=30099936&amp;op=1&amp;view=all&amp;subj=52526273510&amp;aid=-1&amp;oid=52526273510&amp;id=1039246269"></a>Une porte fermée&#8230; qui recèle quels mystères ? A voir, à entendre, à sentir&#8230; <span id="more-1948"></span><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=30099937&amp;op=1&amp;view=all&amp;subj=52526273510&amp;aid=-1&amp;oid=52526273510&amp;id=1039246269"></a></p>
<p><img class="alignnone" src="http://photos-b.ll.facebook.com/photos-ll-snc1/v2078/195/74/1039246269/n1039246269_30099937_91.jpg" alt="" width="604" height="459" /></p>
<p>Une chapelle solitaire, au pied du mont Ventoux&#8230; <a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=30099935&amp;op=1&amp;view=all&amp;subj=52526273510&amp;aid=-1&amp;oid=52526273510&amp;id=1039246269"></a></p>
<p><a href="null"><img class="alignnone" src="http://photos-h.ll.facebook.com/photos-ll-snc1/v2078/195/74/1039246269/n1039246269_30099935_9668.jpg" alt="" width="604" height="459" /></a></p>
<p>Les dentelles de Montmirail, une espèce de barrière entre deux types de vins&#8230; Derrière : Beaumes de Venise, où il y a aussi d&#8217;excellents rouges, du côté de Suzette. <a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=30099939&amp;op=1&amp;view=all&amp;subj=52526273510&amp;aid=-1&amp;oid=52526273510&amp;id=1039246269"></a></p>
<p><img class="alignnone" src="http://photos-d.ll.facebook.com/photos-ll-snc1/v2078/195/74/1039246269/n1039246269_30099939_516.jpg" alt="" width="604" height="459" /></p>
<p>l&#8217;abbaye de Saint-Cosme, sur les hauteurs de Gigondas, où le panorama vers les dentelles est le plus mystérieux&#8230; Magnifique.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://photos-e.ll.facebook.com/photos-ll-snc1/v2078/195/74/1039246269/n1039246269_30099940_730.jpg" alt="" width="604" height="459" /></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=30099940&amp;op=1&amp;view=all&amp;subj=52526273510&amp;aid=-1&amp;oid=52526273510&amp;id=1039246269"></a>les absydes de cette même abbaye&#8230; L&#8217;art roman méridional dans toute sa splendeur.</p>
<p>DEGUSTATION</p>
<p>Château SABLET ***<br />
nez vanillé, au grenache bien marqué. La bouche est bien faite, relativement ronde pour un Gigondas. La longueur est moyenne.</p>
<p>Domaine des Chênes Blancs ***(*)<br />
nez très expressif, curieusement marqué par la syrah qui pourtant n&#8217;est pas majoritaire, violettes, poivre, épices, notes viandées. La bouche était bien faite, structurée mais dotée d&#8217;une certaine souplesse. Très agréable.</p>
<p>Domaine de la Colline Saint-Jean ****<br />
assemblage de 75 % de grenache et de 25 % de mourvèdre, mûri 12 mois en fûts. A la dégustation, il donne une impression d&#8217;austérité et de sévérité au nez, avec des arômes minéraux et de garrigue. La bouche est virile, masculine, corsée, avec une impression de garde indéniable. Un grand vin.</p>
<p>Domaine des Espiers ***<br />
au très beau nez de prunes, d&#8217;épices, de pâtisserie chaude. La bouche est bien faite, bien que l&#8217;expression aromatique y soit à ce niveau simple. Mais ça reste un beau vin. Il s&#8217;agit d&#8217;un assemblage de grenache à 65 % et de syrah pour le solde.</p>
<p>Domaine le Grand Bourjassot ***<br />
présentait un beau nez de fruits noirs et d&#8217;épices. La bouche était quant à elle bien faite, ayant peu de densité, plus sur la longueur que sur la largeur. J&#8217;ai trouvé là un style différent et personnel. Belle longueur.</p>
<p>Domaine du Grapillon d&#8217;Or ****<br />
j&#8217;ai trouvé un très beau nez, avec des notes de viande, de lard, et des touches minérales. La bouche est bien faite, avec les arômes du nez qui s&#8217;y retrouvent, le tout dans une bonne densité, une bonne longueur et une harmonie rare.</p>
<p>Domaine des Palliéroudas ****<br />
Avec une bonne bouche, costaud et rustique, c&#8217;est un vrai vin de garde dont les arômes sont axés sur la prune, la violette, des notes d&#8217;herbes aromatiques. La proportion de grenache est importante (90 %), le reste est du mourvèdre. La longueur est phénoménale. Il faut suivre absolument ce domaine qui fera parler de lui dans les années à venir.</p>
<p>Domaine de Piaugier ***<br />
présentait à la dégustation une très belle couleur, soutenue, un beau nez, avec des notes animales, mais avec hélas quelques amers trop marqués. La finale est convenable. L&#8217;assemblage privilégie une grande part de grenache (80 %).</p>
<p>Château de Saint-Cosme ****(*)<br />
a le nez fermé, bien qu&#8217;on sente la qualité derrière ce mutisme d&#8217;apparence. La bouche est très bien faite, elle aussi fermée dans sa prime jeunesse. Encore ferme, elle développe des saveurs grillées, évoquant la noisette et le lard. On y trouve aussi les herbes de garrigue et le fruit mûr. Le tanin est généreux mais docile. Elevage soigné, vin de garde.</p>
<p>Domaine Saint-Damien *****<br />
J&#8217;ai dégusté le Gigondas classique au beau nez de prunes, de terre, d&#8217;épices et de notes minérales. En bouche, c&#8217;est un garçon ! Viril, long, agréable, appelant des viandes de caractère, quelle entrée de gamme ! Ensuite, le Gigondas « les Souteyrades » est mon préféré. Issu d&#8217;une parcelle de vignes ayant 70 ans environ, le rendement est à 25 hectolitres par hectare. Puissance, feu, terre, le vrai goût du terroir dans un verre. Il faudra bien un sanglier pour bretter avec un tel vin ! Sa longueur est incommensurable, l&#8217;une des meilleures bouteilles jamais dégustées ; et un Gigondas « la Louisianne » plus en recul, plus discrète. Pourtant, les vignes sont âgées elles de plus de 80 ans, et le rendement est encore plus ridicule. Cependant, sa réserve, sa retenue, m&#8217;ont moins charmé. Il est certes très bon, mais il faut probablement le déguster dans quelques années.<br />
Une adresse que tout amateur de vin puissant et authentique se doit de visiter, ou tout au moins avoir quelques flacons dans sa cave.</p>
<p>Domaine de la Soumade ****<br />
Le Gigondas classique est bien fait au nez et magnifique en bouche. La longueur est géniale, l&#8217;équilibre parfait, les arômes de garrigue et de cerises à l&#8217;eau-de-vie bien présents.</p>
<p>Patrick Maclart</p>
<br />Pubblicato in: Articles en français, Aziende da conoscere, Degustando, Dossier terroir, Vini francesi Tagged: carignan, côte du rhone, gigondas, grenache, mourvèdre, syrah <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giornaledelvino.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giornaledelvino.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giornaledelvino.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giornaledelvino.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1948/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1948&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il piccione arrostito con il suo sugo e le verdure</title>
		<link>http://giornaledelvino.wordpress.com/2009/03/14/il-piccione-arrostito-con-il-suo-sugo-e-le-verdure/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 09:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Dori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le ricette]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre il vino]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[La ricetta che sto per darvi è più facile da realizzare che da descrivere quindi, coloro che avranno la pazienza e la voglia di provarla, non si fermino davanti al primo passaggio ma vadano oltre perchè ne vale davvero la pena. Gli ingredienti per quattro persone sono i seguenti : * ovviamente 4 piccioni intorno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1941&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1943" title="piccione" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/1481.jpg?w=700&#038;h=464" alt="piccione" width="700" height="464" /></p>
<p>La ricetta che sto per darvi è più facile da realizzare che da descrivere quindi, coloro che avranno la pazienza e la voglia di provarla, non si fermino davanti al primo passaggio ma vadano oltre perchè ne vale davvero la pena.</p>
<p>Gli ingredienti per quattro persone sono i seguenti :</p>
<p>* ovviamente 4 piccioni intorno ai 500/600 grammi ciscuno.<br />
* 1 bicchiere di vino rosso<br />
* 1 rametto di salvia<br />
* 1 rametto di rosmarino<br />
* 2 spicchi di aglio<br />
* 1 piccola cipolla<br />
* 1 costola di sedano<br />
* 1 carota<br />
* 1 mazzetto di pepolino (timo per i non toscani !)<br />
* 1/2 bicchiere di vin santo secco<br />
* 4 fette sottili di pane casalingo<br />
* un paio di patate a pasta gialla<br />
* 8 cappelle di fungo tipo champignon o shiitake<br />
* olio di oliva extravergine<br />
* sale e pepe <span id="more-1941"></span></p>
<p>La parte più complicata di questa ricetta è, come già detto, la partenza.<br />
Si devono prendere i piccioni che vi sarete fatti eviscerare e decapitare dal vostro macellaio di fiducia e si sezionano nel seguente modo :<br />
si staccano le parti terminali delle ali quindi si staccano queste ultime dal busto dopo avere identificato l&#8217;articolazione e aver agito proprio in quel punto con un robusto coltello affilato; si quindi la stessa cosa con le cosce provvedendo successivamente all&#8217;eliminazione della loro pelle.<br />
Per finire si distaccheranno le due falde del petto incidendo longitudinalmente con un coltello affilato lungo lo sterno e facendo attenzione a staccare tutta la nobile carne dalla carcassa.<br />
Al termine dell&#8217;operazione avremo sezionato il piccione in 6 diverse parti oltre al busto.<br />
Si mette dell&#8217;olio in una casseruola e si rosolano ben bene tutte le carcasse divise a metà , fino a quando non avranno assunto un colore brunastro.<br />
Vi consiglio di esegurie questa operazione a fuoco non troppo vivo per evitare che il gusto del fondo prenda l&#8217;amaro.<br />
Al termine di questo passaggio si aggiunge il vino rosso e si fà evaporare l&#8217;alcol quindi si copre di acqua, sia aggiungono tutti gli odori tagliati grossolanamente, si copre e si fa sobbollire per circa 50 minuti al temine dei quali si procederà all&#8217;eliminazione delle parti solide aiutandosi con un colino a maglia fine.<br />
Si rimette il liquido sul fuoco vivace e si fa ridurre fino ad ottenere un fondo molto ristretto e scuro; solo a questo momento si provvederà alla salataura e pepatura.<br />
Si prepara un trito di cipolla e la si fa rosolare in una noce di burro e un paio di cucchiai di olio.<br />
Si aggiungono i fegatini interi e i cuori divisi a metà per la lunghezza e si fa rosolare.<br />
Si sfuma con il vin santo e si termina la cottura (circa 15 minuti) a fuoco bassissimo.<br />
Dopo avere cotto delle patate in padella con olio e aglio, con la loro buccia e tagliate a fette abbastanza spesse, si procede alla cottura del piccione.</p>
<p>Si scalda la padella con poco olio di oliva, uno spicchio di aglio in camicia, il timo, la salvia e il rosmarino.<br />
Si inizia la cottura delle ali e delle cosce che dovranno essere rosolate per 4 minuti per parte; si toglie dal fuoco e si dispone su una placca coperta di carta da forno,;si prosegue con i petti che dovranno essere cotti dalla parte della pelle per soli tre minuti.</p>
<p>Si finisce la cottura delle parti in forno presiscaldato a 200° per 6/7 minuti.</p>
<p>Si dispone il piccione in un piatto caldo accompagnandolo con alcune patate arrostite, le cappelle di fungo e il crostino di pane toscano, rosolato in padella con poco olio, su cui disporremo il composto di fegato e cuori.</p>
<p>Si cosparge il tutto con qualche cucchiaiata del fondo e si serve immediatamente.</p>
<p>Arturo Dori</p>
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		<title>Visita a Bonneau du Martray a Pernard-Vergelesses</title>
		<link>http://giornaledelvino.wordpress.com/2009/03/13/1932/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 16:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Dori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andar per Cantine]]></category>
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		<description><![CDATA[Il domaine Bonneau du Martray si trova nel comune di Pernard-Vergelesses a pochi chilometri a nord di Beaune in direzione di Digione. La particolarità di questo domaine è che tutta la sua produzione di vini, sia bianchi che rossi, rientra sotto la denominazione grand cru : Corton Charlemagne per i vini prodotti con uve Chardonnay [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1932&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="post-body entry-content">
<div style="text-align:justify;"><a href="http://1.bp.blogspot.com/_Zi6aQI_p8Fo/R-DGFwLjBKI/AAAAAAAAAig/3krAhazyMUM/s1600-h/DSCN2352.JPG"><img style="display:block;text-align:center;cursor:pointer;margin:0 auto 10px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Zi6aQI_p8Fo/R-DGFwLjBKI/AAAAAAAAAig/3krAhazyMUM/s320/DSCN2352.JPG" border="0" alt="" /></a></div>
<div style="text-align:justify;">
<div style="text-align:justify;"><a href="http://www.bonneaudumartray.com/">Il domaine Bonneau du Martray</a> si trova nel comune di Pernard-Vergelesses a pochi chilometri a nord di Beaune in direzione di Digione. La particolarità di questo domaine è che tutta la sua produzione di vini, sia bianchi che rossi, rientra sotto la denominazione grand cru : Corton Charlemagne per i vini prodotti con uve Chardonnay e Corton per quelli prodotti con uve Pinot nero. Le vigne si trovano nel versante sud-ovest della collina de le Charlemagne dalla caratteristica forma a panettone, e sul versante ovest della coteau di Corton. L&#8217;estensione è poco più di 6 ettari e mezzo nella parte di Aloxe-Corton e di poco più di 4 ettari e mezzo in quella di Pernard-Vergelesses; di questi, 9.5 ettari composti da 15 differenti parcelle che producono il Corton Charlemagne e 1,5 di due differenti parcelle, che producono pinot nero. L&#8217;età media delle vigne è di circa 40 fatta eccezione per una parcella nel territorio di Charlemagne reimpiantata con chardonnay circa 4 anni fa e non ancora in produzione. <span id="more-1932"></span></div>
<p><a href="http://www.theage.com.au/ffximage/2005/09/05/jean_narrowweb__200x309.jpg"><img style="float:left;width:121px;cursor:pointer;height:187px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.theage.com.au/ffximage/2005/09/05/jean_narrowweb__200x309.jpg" border="0" alt="" /></a>Il proprietario e viticultore <span style="font-weight:bold;">Jean-Charles le Bault de la Morinière</span> alleva le sue vigne in modo biologico da oltre 10 anni. Durante la vinificazione non utilizza lieviti selezionati dicendo di non averne mai avuto bisogno ma sostenendo anche che, qualora se ne rendesse necessario l&#8217;utilizzo, non avrebbe problemi nel farlo adducendo che senza l&#8217;utilizzo di lieviti specifici non si avrebbe, per esempio, la splendida varietà di formaggi che ha reso famoso nel mondo il suo paese.</p>
<div style="text-align:justify;">Abbiamo degustato i vini inbottigliati, ad eccezione dell&#8217;annata 2006 ancora in botte fino alla seconda metà di Aprile; il 2007 non è stato possibile degustarlo perchè era in corso la malolattica. <span style="font-weight:bold;">Corton Charlemagne grand cru 2004</span> : un po&#8217; chiuso all&#8217;inizio, pare che sia la normale evoluzione di questo vino che tende a chiudersi dopo i primi 2/3 anni dalla messa in bottiglia per riaprirsi successivamente; burroso, grasso, ingresso in bocca abbastanza potente con spiccata componente acida; finale molto lungo. <span style="font-weight:bold;">Corton Charlemagne grand cru 2005</span> : naso potentissimo con note di tostatura, caffè e burro di cacao; spiccata mineralità , ingresso in bocca potente con bellissima acidità non spigolosa. Vino davvero bellissimo anche se più nell&#8217;aspetto olfattivo che gustativo. <span style="font-weight:bold;">Corton Charlemagne grand cru 2006</span> : naso molto delicato ed elegante, non potentissimo; note minerali spiccate, ingresso in bocca piacevole con acidità un po&#8217; sfuggente; finale non lunghissimo. <span style="font-weight:bold;">Corton grand cru 2005</span> : naso molto piacevole, forse un po&#8217; ruffiano con frutta in piena evidenza, lampone e fragolina di bosco in prevalenza; tannino un po&#8217; aspro, leggermente astringente; bella mineralità, finale non lunghissimo. <span style="font-weight:bold;">Corton grand cru 2006</span> : un po&#8217; chiuso al naso, note spiccate di tostatura; in bocca presenta un residuo di carbonica che lo rende leggermente pizzichino sulla lingua; tannino verde, quasi amaro. Direi che la qualità dei vini bianchi di questo domaine è di gran lunga superiore a quella dei pinot nero; l&#8217;annata 2005 è stata davvero una spanna sopra le altre come ormai tutti i produttori, e soprattutto i folli prezzi sul mercato, ci avevano fatto capire da tempo.</div>
<p><a href="http://cache.wine.com/labels/85811l.jpg"><img style="display:block;width:193px;cursor:pointer;height:161px;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://cache.wine.com/labels/85811l.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
</div>
<p><!-- spacer for skins that want sidebar and main to be the same height--></p>
<br />Pubblicato in: Andar per Cantine, Aziende da conoscere, Degustando, Vini francesi Tagged: borgogna, côte de beaune, chardonnay, degustazioni, pinot nero, produttori, vini, visite <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giornaledelvino.wordpress.com/1932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giornaledelvino.wordpress.com/1932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giornaledelvino.wordpress.com/1932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giornaledelvino.wordpress.com/1932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1932/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&amp;blog=4976056&amp;post=1932&amp;subd=giornaledelvino&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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