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	<title>IL GIORNALE DEL VINO &#187; Angelo Di Costanzo</title>
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		<title>IL GIORNALE DEL VINO &#187; Angelo Di Costanzo</title>
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		<title>Taurasi 2005, un vino, tante facce di un territorio.</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 18:23:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-medium wp-image-1925" title="taurasiprod1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/taurasiprod1.gif?w=300&#038;h=236" alt="taurasiprod1" width="300" height="236" />Ho già avuto modo di &#8220;postare&#8221; su questo spazio il resoconto dell&#8217;analisi tecnica svolta dagli enotecnici sull&#8217;annata 2005 del Taurasi pertanto vorrei spendere due parole sulla manifestazione in quanto tale che ha retto bene l&#8217;impatto nonostante gli spazi sembrano essere sempre meno &#8220;ospitali&#8221; per la mole di affluenza che arriva ogni anno in questi giorni a Taurasi. Qui c&#8217;è il successo di un gruppo di giovani e motivati professionisti capitanati da Paolo De Critofaro e Raffaele Del Franco che hanno lavorato alacremente affinchè tutto si svolgesse nel miglior modo possibile nonostante le enormi difficoltà che hanno dovuto superare per far sì che questa manifestazione continuasse il suo percorso partito nel 2002 con la presentazione dell&#8217;annata &#8216;99. A tal proposito, sia ben chiaro, questo evento è necessario allo sviluppo del territorio e al successo di questo straordinario vino in Italia e nel mondo e proprio in questa direzione è opportuno prima che vi racconti le mie impressioni degustative in un prossimo Post, sottolineare le due questioni importanti che sono venute fuori dal dibattito di sabato 7 nel corso della conferenza stampa di apertura; La prima è, quale la migliore comunicazione per imporsi sul mercato? la seconda, certamente più complessa è stata: il disciplinare di produzione attuale è  un limite o un ancora di salvezza irrinunciabile?</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1915" title="foto-cantine311" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/foto-cantine311.jpg?w=300&#038;h=215" alt="foto-cantine311" width="300" height="215" />Le questioni sollevate, la seconda proprio da me hanno subito incontrato un dibattito aperto e molto interessante. La comunicazione è essenziale, e qui c&#8217;è poco da dibattere: istituzioni, produttori, giornalisti, professionisti debbono camminare tutti assieme poichè da soli non si va da nessuna parte ed ognuno, nel rispetto dei propri ruoli e con le dovute responsabilità deve avere voce in capitolo in tutte le fasi di ideazione, progettazione e sviluppo comunicativo. In merito al disciplinare (che ricordo prevede solo l&#8217;85% di Aglianico), la mia domanda rivolta agli enologi presenti in sala è stata una pura provocazione motivata dalla grande necessità di carpire dove si vuole (si può) arrivare con il Taurasi lavorandolo eslcusivamente sul monovitigno, domanda che ha scaturito tutta una serie di considerazioni assolutamente utili a comprendere la profonda diversità territoriale dove nasce questo straordinario vino che sa essere duro, acido e tannico tanto quanto concentrato, abbastanza morbido e profondamente ammaliante. Identificare il Taurasi univocamente quindi è praticamente impossibile poichè vi sono aree di maggiore vocazione (oltrechè aziende, persone, esperienza ecc&#8230; ) e pertanto &#8221;sottodenominare&#8221; magari autorizzando la menzione dei cru di provenienza (che sul territorio sono già più o meno evidenti) aiuterebbe il Taurasi a manifestare una più chiara lettura delle sue diverse anime di Aglianico che si palesano soprattutto in annate difficili come questa. Per intenderci, i territori di alcuni comuni come Montemarano, Paternopoli, Castelfranci, Castelvetere hanno certamente condizioni pedoclimatiche differenti da comuni limitrofi come lo stesso Taurasi, o Làpio, Mirabella Eclano, Pietradefusi sino a tutti gli altri 9 ammessi alla docg, pertanto potrebbe risultare utile e funzionale in futuro creare una sorta di &#8220;sottodenominazione comunale&#8221; (vedi borgogna) secondo me fondamentale se si vuole dare piena vita a quello che prima possibile sarà assolutamente necessario attuare, e cioè una vera mappatura e zonazione fisica del territorio utile ad elevare questo vino a massima espressione dell&#8217;areale Irpino. Altra questione, come detto è il monovarietale 100% Aglianico che tutti si affannano spesso a sbandierare in etichetta per manifestare la propria integerrima volontà di valorizzare il vitigno più che il disciplinare il quale rimane ancorato a parametri vetusti e di comodo in anni sicuramente floridi più per le enormi quantità di sfuso che partivano con la ferrovia per mete lontane che per il lento successo che mieteva il Taurasi della famiglia Mastroberardino di Atripalda in giro per il mondo. <img class="alignleft size-medium wp-image-1910" title="foto-cantine61" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/foto-cantine61.jpg?w=131&#038;h=180" alt="foto-cantine61" width="131" height="180" />Lento successo che negli anni è certamente cresciuto facendo sviluppare sul territorio tante piccole (alcune brillanti) aziende, ma che comunque soffre, ecco, di una precisa e meticolosa comunicazione della realtà territoriale e del vitigno Aglianico, fattori questi che in momenti di stasi del mercato economico come questo degli ultimi due-tre anni soprattutto, lasciano dietro di se strali e strascichi di difficoltà commerciale tali da mettere in seria difficoltà buona parte del comparto produttivo locale per un vino certamente straordinario ma ancora lontano dall&#8217;esser pienamente compreso dai consumatori, soprattutto per alcuni mercati come quelli esteri abituati a vini tutti rotondi e senza durezze (spesso senza anima alcuna). Personalmente concordo sul grande potenziale del vitigno vinificato in purezza che può assumere configurazioni straordinarie se giustamente lavorato ed interpretato, ma delle due l&#8217;una, o si tiene il vino in cantina per il tempo necessario per presentarlo sul mercato all&#8217;altezza della situazione oppure si affrontano a viso aperto le problematiche investendo sempre più su una giusta comunicazione del prodotto. Ops&#8230; Eureka!!</p>
Posted in Degustando, Dossier terroir Tagged: Aglianico, Angelo Di Costanzo, anteprima Taurasi, Taurasi, terroir, vino <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1900/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1900/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1900/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1900&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Anteprima Taurasi 2005, la parola agli enologi.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 19:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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Ricevo e pubblico volentieri dall&#8217;ufficio stampa Diana Cataldo di Anteprima Taurasi 2005. Testi a cura di Paolo De Cristofaro.

Lo scorso Sabato 28 febbraio il gruppo di esperti si è ritrovato a Taurasi presso il Castello Marchionale per testare una selezione dei numerosi campioni che giornalisti ed appassionati avranno di fronte domenica 8 marzo, e per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1858&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1867" title="manifesto2009-48d5a1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/manifesto2009-48d5a1.jpg?w=208&#038;h=303" alt="manifesto2009-48d5a1" width="208" height="303" /></em></span></div>
<div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;"><em><strong>Ricevo e pubblico volentieri dall&#8217;ufficio stampa Diana Cataldo di Anteprima Taurasi 2005. Testi a cura di Paolo De Cristofaro.</strong></em></span></div>
<div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;"><em></em></span></div>
<div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Lo scorso Sabato 28 febbraio il gruppo di esperti si è ritrovato a Taurasi presso il Castello Marchionale per testare una <strong>selezione dei numerosi campioni che giornalisti ed appassionati avranno di fronte domenica 8 marzo</strong>, e per formulare una prima sintesi sul valore della vendemmia 2005. Il lavoro della commissione si è indirizzato innanzitutto su un’attenta <strong>analisi dei fattori climatici ed analitici di un’annata a dir poco controversa</strong>, caratterizzata da un andamento sinusoidale ma soprattutto da una fortissima eterogeneità di espressioni. Una lunga stagione che fino alla seconda metà di agosto sembrava promettere risultati straordinari e che poi ha obbligato i viticoltori irpini a fare i conti con un mese di settembre tra i più piovosi degli ultimi anni. E’ stato questo lo spartiacque per la qualità del millesimo: chi non ha lavorato bene in vigna, ha subito duramente gli effetti delle piogge, portando in cantina uve non particolarmente ricche di estratti e spesso non completamente mature. Chi, invece, ha risposto efficacemente alle precipitazioni ha potuto giovarsi di una seconda metà di ottobre molto favorevole, arrivando ad ottenere materie prime di bella polpa ed energia. </span></div>
<div style="line-height:135%;"> </div>
<div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Una situazione perfettamente raccontata dagli assaggi della sessione tecnica: dopo la riflessione sui fattori meteorologici, gli enologi si sono concentrati sui <strong>principali aspetti produttivi ed organolettici</strong>, mettendo in evidenza a più riprese il <strong>carattere duro e austero dell’annata</strong>, ma anche la notevole integrità e complessità aromatica di buona parte dei vini assaggiati nonché il loro promettente potenziale di invecchiamento. Molto interessante la discussione finale, momento in cui tutti gli esperti partecipanti alla sessione hanno espresso e motivato il loro giudizio sintetico. </span></div>
<div style="line-height:135%;"> </div>
<div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;"><img class="alignright size-full wp-image-1872" title="com-124512" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/com-124512.jpg?w=250&#038;h=167" alt="com-124512" width="250" height="167" />Praticamente <strong>all’unanimità, la commissione si è orientata verso un rating di quattro stelle (annata ottima)</strong>, suggerendo la possibilità di una retrospettiva nel medio termine che consenta di riesaminare l’evoluzione del millesimo per un eventuale ritocco del giudizio, come già accaduto per i Taurasi 2001. Al di là dell’estratto numerico, grande soddisfazione è stata espressa dai partecipanti rispetto alla <strong>crescita qualitativa dei campioni testati</strong> e alla volontà di iniziare a creare momenti collettivi di lavoro e confronto che favoriscano una forte e radicata consapevolezza storica e metodologica, aumentando l’autorevolezza e la credibilità dell’appuntamento valutativo sull’annata. Un momento che, come è stato più volte sottolineato, non ha la pretesa di assumere la forma di una sentenza definitiva su una vendemmia soltanto all’inizio del suo lungo viaggio, ma vuole essere soprattutto un primo punto di vista. Una proposta di discussione che tenga conto non soltanto degli aspetti degustativi ma anche delle problematiche climatiche, produttive ed analitiche, fondamentali per cogliere a pieno tutte le potenzialità di un nuovo millesimo. Riflessioni e risultati della sessione tecnica verranno illustrati nel corso dell’<strong>incontro-presentazione con i produttori irpini, guidato dal giornalista Luciano Pignataro</strong>, che si terrà nel tardo pomeriggio di <strong>sabato 7 marzo</strong>. Considerazioni che saranno immediatamente confrontate con le prime indicazioni che emergeranno dopo la <strong>degustazione riservata alla stampa, prevista per la mattina di domenica 8 marzo</strong>. Al termine della sessione, infatti, i giornalisti accreditati saranno chiamati ad esprimere una prima valutazione sull’annata e sui vini, compilando una scheda descrittiva che fungerà da diario di bordo per questa e altre edizioni di Anteprima Taurasi. </span></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong></strong></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1876" title="aglianico1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/aglianico1.jpg?w=198&#038;h=300" alt="aglianico1" width="198" height="300" />Luigi Moio: </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Che la 2005 non sia stata un’annata facile è abbastanza evidente: fino al periodo di pre-vendemmia la natura ha fatto bene, poi si è rivelato fondamentale il lavoro dell’uomo, in particolare per quanto riguarda il diradamento, funzionale all’arieggiamento delle piante. Provando a formulare un primo giudizio, comunque, penso si tratti di un millesimo destinato a dare grandi soddisfazioni a chi assaggerà senza preconcetti. Le bucce più sottili hanno consentito una cessione di antociani più facile e i vini hanno colori molto belli, profumi freschi e definiti, adeguati livelli di acidità, tannini in alcuni casi duri ma più maturi che nel 2004. In definitiva un’annata di grande eleganza e compostezza, con ottime prospettive di invecchiamento.</span></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em> </em></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Fortunato Sebastiano: </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Gli assaggi di questi mesi fanno pensare a dei Taurasi 2005 caratterizzati da una sobria austerità e soprattutto da profumi ampi e complessi, mai urlati, con uno spettro olfattivo nel quale frutta e spezie sono in buon equilibrio. La classica irrequieta freschezza dell’aglianico assicurerà un buon invecchiamento e grandi terziari per una vendemmia molto convincente, seppur contraddistinta da un forte eterogeneità di risultati ed interpretazioni.</span></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em> </em></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Vincenzo Mercurio: </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">La 2005 sembra essere la classica annata elegante, dotata di freschezza, nerbo e sapore, molto vicina al mio gusto personale. Dal punto di vista dell’equilibrio strutturale sembra essere leggermente inferiore alla 2004, ma buona parte dei Taurasi 2005 potrebbero uscire molto bene alla distanza, regalando belle sorprese fra qualche anno. </span></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em> </em></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Massimo Di Renzo: </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">La vendemmia 2005 è stata per molti aspetti vicina alla 2004, con una quantità sensibilmente inferiore e una qualità alquanto eterogenea, in cui la vera differenza è stata fatta dal lavoro in vigna. Chi si è mosso bene ha ottenuto dei vini dotati di grande complessità olfattiva e spiccata originalità. Sono Taurasi che non mirano a stupire per concentrazione e struttura ma che brillano nelle migliori espressioni per carattere, freschezza, articolazione aromatica e, non ultima, notevole riconoscibilità delle sottozone di provenienza.</span></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em> </em></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Roberto Di Meo: </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Fino alla fine di agosto, la stagione 2005 faceva prevedere una vendemmia straordinaria in quanto le condizioni climatiche erano perfette, con escursioni termiche molto favorevoli. Le piogge di settembre hanno modificato tali aspettative, ma chi ha potuto attendere il mese di novembre per la raccolta ha ottenuto dei risultati molto interessanti, trovando uve ricche di sostanze polifenoliche e soprattutto di aromi varietali per vini ricchi, complessi, ben strutturati e adatti all’invecchiamento. </span></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em> </em></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Pierpaolo Sirch: </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">L’eterogeneità dell’annata si rispecchia soprattutto nella maturazione dei tannini. Diversi vini tra quelli assaggiati presentano dei tannini duri e gessosi che probabilmente avranno bisogno di molto tempo per ammorbidirsi.</span></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em> </em></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Lucio Mastroberardino: </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">L’aspetto più interessante è la presenza di un minimo comune denominatore dell’annata che in questo caso è senza dubbio la grande presenza acida. Una durezza in evoluzione che fa immaginare ottime cose, soprattutto in prospettiva.</span></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em> </em></div>
<div style="line-height:135%;"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">Raffaele Inglese: </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:135%;">E’ un’annata tutto sommato non molto distante dalla 2004: potrebbe essere molto longeva soprattutto grazie alla componente acida molto in evidenza, rafforzata da tannini in evoluzione. Buona la concentrazione, tipici e variegati i profumi. </span></em></div>
<div style="line-height:135%;"><em></em></div>
<div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;"><em></em></span></div>
<div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;"><img class="alignleft size-full wp-image-1875" title="news22" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/03/news22.jpg?w=80&#038;h=36" alt="news22" width="80" height="36" /></span></div>
<div style="line-height:135%;"></div>
<div style="line-height:135%;"><span style="font-size:10pt;line-height:135%;"><strong>Nei prossimi giorni il mio report sugli assaggi. (A.D.)</strong></span></div>
Posted in Degustando, Dossier terroir, Manifestazioni Tagged: Aglianico, Angelo Di Costanzo, anteprima, degustazioni, Taurasi <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1858/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1858/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1858/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1858/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1858/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1858/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1858/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1858/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1858/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1858/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1858&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217;era una volta, un Principe, la sua dama e&#8230;il Casavecchia</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 16:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peppe Mancini sta al Casavecchia (ed al Pallagrello) come Mastroberardino al Taurasi, fatte le dovute proporzioni il risultato, minimo comune denominatore è la storia. Tutto nasce alla fine degli anni ’80, l’avvocato che in questa storia poi diverrà Principe come consuetudine ama recarsi nella sua casa di campagna nel fine settimana per riprendersi dalle fatiche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1788&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1792" title="a-d-b-da-terre-del-principe-038" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/a-d-b-da-terre-del-principe-038.jpg?w=300&#038;h=225" alt="a-d-b-da-terre-del-principe-038" width="300" height="225" />Peppe Mancini sta al Casavecchia (ed al Pallagrello) come Mastroberardino al Taurasi, fatte le dovute proporzioni il risultato, minimo comune denominatore è la storia. </span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Tutto nasce alla fine degli anni ’80, l’avvocato che in questa storia poi diverrà Principe come consuetudine ama recarsi nella sua casa di campagna nel fine settimana per riprendersi dalle fatiche e le angherie del foro e rifarsi gli occhi ed il palato con i colori, i profumi ed i sapori della terra dell’alto casertano che qui a Castel Campagnano sembrano acquisire tonalità uniche avvicinabili solo alle più famose colline del cosiddetto “Chianti shire” nella lontana Toscana. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In quegli anni l’avvocato si diletta con la vigna e la vinificazione tanto che lasciandosi aiutare dai contadini della zona riesce pian piano a mettere su un piccolo vigneto di circa 2 ettari allevato con il sistema tradizionale della pergola casertana recuperando alcune marze di barbatelle di uve che qui tutti conoscono (vinificandole da tempo per consumo proprio) come casavecchia e pallarella nera e bianca ma che in realtà nemmeno risultano negli annali ufficiali degli albi poiché spesso confuse con altre varietà autoctone campane già esistenti come la coda di volpe nera e bianca.<img class="size-thumbnail wp-image-1790 alignright" title="a-d-b-da-terre-del-principe-001" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/a-d-b-da-terre-del-principe-001.jpg?w=128&#038;h=96" alt="a-d-b-da-terre-del-principe-001" width="128" height="96" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nel 1991 la prima vendemmia, conservata gelosamente in damigiane da 54 litri della quale però non si riuscirà a goderne del frutto poiché andate letteralmente a ruba, nel senso che vennero trafugate dalla cantinola di Peppe Mancini mentre lui era a Napoli per lavoro. Convinto però di stare seguendo la via giusta, nel 1992 durante una cena di piacere ebbe modo di conoscere l’enologo Angelo Pizzi, allora mentore della Cantina del Taburno che non fece mancare i suoi consigli per dare maggiore spinta, semmai vi fosse bisogno, al desiderio dell’avvocato di realizzare il sogno di tirare fuori da quei vitigni tanto sconosciuti vini che potessero conquistarsi un posto significativo nel panorama vinicolo campano al fianco dei già conosciuti Aglianico, Fiano, Falanghina e Greco di Tufo allora in piena evoluzione di gradimento sul mercato. <span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-1800" title="a-d-b-da-terre-del-principe-029" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/a-d-b-da-terre-del-principe-029.jpg?w=222&#038;h=180" alt="a-d-b-da-terre-del-principe-029" width="222" height="180" /></span>Il 1998 è l’anno dell’incontro con il prof. Luigi Moio che teneva a Caserta, presso la camera di commercio un convegno sui vitigni autoctoni campani e l’intuizione di Vincenzo Ricciardi di invitare Peppe Mancini a presentare i suoi vini si rivelò un coupe de teatre fenomenale che diede il via di lì a poco alla realizzazione del sogno del neo vigneron che si vide capitare tutto in un colpo sulla sua strada dapprima l’enologo giusto per la sua causa e dopo poco tempo anche la spalla giusta per dare lo slancio necessario al suo progetto: Manuela Piancastelli. Giornalista de Il Mattino, tra le prime specializzate a caccia delle novità enogastronomiche campane, punto di riferimento in regione del buon Gino Veronelli che mai mancava di manifestare la sua stima per questa elegante, professionale e caparbia dama del buon gusto, Manuela cercò nel tempo di saperne di più su questo famigerato nuovo produttore campano che veniva fuori dal nulla con la storia di vitigni centenari recuperati dall’estinzione certa, che per’altro alimentava il mistero negandosi ad ogni richiesta di intervista sino a divenire coscritto dalla sua educata quanto spudorata insistenza: è un colpo di fulmine, è amore a prima vista. Arriviamo nei primi anni del duemila, l’avventura Vestini Campagnano, la prima azienda ad incarnare il progetto di Peppe Mancini è al suo capolinea, diversi i riconoscimenti già arrivati per il Casavecchia tra i quali alcuni di grande lignaggio ma la voglia di ripartire è tanta che subito con Manuela nel 2003 inizia l’avventura Terre del Principe, con Luigi Moio sempre al loro fianco ed una nuova storia da consegnare agli annali della viticoltura campana che annovera tra i suoi esponenti un’altra azienda a cinque stelle.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-1797" title="centomoggia1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/centomoggia1.gif?w=87&#038;h=128" alt="centomoggia1" width="87" height="128" /></span></span></span>Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2008 </span></strong>L’assaggiamo direttamente dalle barriques, Peppe Mancini ci tiene a farci dare uno sguardo alla bottaia dove riposano i vini scrupolosamente stipati di carato in carato distinti per filare ed epoca vendemmiale nonché per caratteristiche post fermentative. Un lavoro maniacale che appartiene più al vigneron che all’enologo che vuole i suoi vini massima espressione distintiva di ogni singolo cru aziendale. </span></span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il colore è stupendo, viola melanzana che lascia sulla parete del bicchiere tracce cromatiche cristalline con sfumature inchiostro. Il naso è una esplosione di vinosità e succo di piccoli frutti neri, mirtillo, ribes e mora. In bocca è secco, abbastanza caldo, l’assaggio dalle barrique ci consegna come prima sensazione una nota tostata leggera e ben miscelata con il tannino, comunque di latente imprinting a favore di una gradevole acidità, chiudendo ancora su di un frutto delizioso e persistente. Ne verrà un bellissimo vino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-1797" title="centomoggia1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/centomoggia1.gif?w=87&#038;h=128" alt="centomoggia1" width="87" height="128" /></span></span></span>Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2006 </span></strong>Il vitigno ha una origine ancora poco certa ma una cosa è acclarata e cioè che è presente qui nell’areale di Castel Campagnano da tempo immemore, forse il rinomato Trebulanum dell’epoca romana era composto proprio da questa uva che proprio per la sua alta resistenza alle malattie della vite è sopravvissuta al tempo ed all’uomo. </span></span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il colore è molto invitante, rosso rubino con netti riflessi violacei, poco trasparente, un biglietto da visita assai ammaliante per un vino di tre anni. Il primo naso è caratterizzato da note olfattive fruttate molto gradevoli e persistenti. Lasciandolo “aprire” mostra pian piano di avere anche note lievemente balsamiche e di burro di cacao; Di buona beva, di corpo e di buona profondità gustativa. Ideale se abbinato a primi piatti con ragout di carni, penso ad una bolognese o a carni bianche ai ferri. Indomabile la polposità del frutto che accompagna ogni fase della degustazione.<span>  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-1797" title="centomoggia1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/centomoggia1.gif?w=87&#038;h=128" alt="centomoggia1" width="87" height="128" /></span></span></span>Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2005 </span></strong>Vendemmia particolare questa, la piovosità che ha accompagnato il ciclo di maturazione dell’uva ha creato non pochi problemi in cantina ed onde evitare vini con poco carattere si è dovuto intervenire ( previo salasso, nda) cercando di concentrare maggiormente il frutto evitando di diluire oltremodo la materia estrattiva che è alla base della qualità di questo vino, prodotto già con bassissime rese per ettaro e con il giusto dosaggio di legni, questi ultimi sempre di secondo passaggio per non sovrastare oltremodo il frutto con i suoi tannini ellagici ceduti durante la fase di affinamento. </span></span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il colore permane su di un timbro rubino con piccole sfumature violacee, qui la trasparenza manifesta una sua minore concentrazione cromatica che trova conferma in una media consistenza nel bicchiere. Il primo naso è abbastanza persistente, caratterizzato sempre da note olfattive di piccoli frutti rossi che sembrano essere caratteristica distintiva del vitigno, il marker, quello dei mirtilli, mora e ribes che caratterizza l’olfatto del casavecchia in tutta la sua fase evolutiva. In bocca forse il suo punto debole, estremamente morbido, avvinghiato su una beva scorrevole ma senza particolare profondità. In questa fase non sarebbe male berlo su alcuni piatti di pesce salsati o in tempura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-1797" title="centomoggia1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/centomoggia1.gif?w=87&#038;h=128" alt="centomoggia1" width="87" height="128" /></span></span></span>Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2004 </span></strong>Ritorna un naso leggermente più complesso del millesimo precedente, certamente il fruttato, sicuramente più intenso e persistente ma non di meno note terziarie in piena evoluzione. Già il colore tende di nuovo ad una maggiore concentrazione, è più vivace, poco trasparente ed a retto bene i cinque anni alle spalle. Le sensazioni olfattive si fanno via via maggiormente intriganti, prima vengono fuori note balsamiche, poi erba aromatica, una nota soave di rosmarino che ritorna soprattutto dopo la beva. E’ secco, caldo, abbastanza morbido con una discreta acidità a sorreggere un vino abbastanza equilibrato. Lasciare ampiamente respirare questo vino, da accostare per esempio a formaggi pecorini freschi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-1797" title="centomoggia1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/centomoggia1.gif?w=87&#038;h=128" alt="centomoggia1" width="87" height="128" />Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2003 <span style="font-weight:normal;color:windowtext;">Mi</span><span style="font-weight:normal;color:windowtext;"> ha colpito molto questo vino, abbastanza lontano dai precedenti assaggiati e con una storia tutta sua: il 2003 è l’anno di nascita dell’azienda, quando ancora era in via di finitura la cantina con tutte le problematiche relative alla gestione della vinificazione e dello stoccaggio delle masse; Per altro in un millesimo non certo facile, l’annata la ricordiamo tutti per il caldo torrido che ha imperversato in lungo ed in largo creando in molti casi i presupposti più per succhi di frutta che per vini degni di attenzione. Eppure questo Centomoggia sembra avere una marcia in più, il colore ha retto bene, conserva sempre quel timbro rubino netto e manifesta una certa consistenza. Il primo naso è subito su note terziarie, molto elegante e profondo, nuances balsamiche, liquerizia, erbe aromatiche, cuoio, terra bagnata che non smette mai di porre all’attenzione durante la beva. In bocca è secco, decisamente più austero dei precedenti, ha lasciato alle spalle brillantemente le note tostate cedute dal legno (all’epoca nuovi) e conserva un’anima propria molto affascinate, un altro segno che ci sono margini evolutivi possibili e tutti da scoprire anche per questo “nuovo” autoctono campano e soprattutto che probabilmente nulla gli vieta di superare il decennio di vita con la giusta brillantezza e profondità: benvenuto Casavecchia, tra i grandi vini italiani.</span></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="color:maroon;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="color:maroon;"></span></strong></p>
Posted in Andar per Cantine, Aziende da conoscere, Degustando, Dossier terroir Tagged: Angelo Di Costanzo, casavecchia, caserta, Pallagrello, terre del principe, Vini italiani, Vitigni Autoctoni <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1788/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1788/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1788/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1788&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La storia nel bicchiere, Mastroberardino.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 17:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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“Tutti dicono che Mastroberardino sia la storia in Irpinia, va bene, ci fa piacere, ma noi questa storia ce la vogliamo continuare a conquistare; Mi piace pensare alla nostra azienda come il marchio Levi’s, non ti poni mai il problema se è di moda o meno, sai che ti calza bene e quindi ne hai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1738&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="size-full wp-image-1740 alignleft" title="mastrologo1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/mastrologo1.jpg?w=412&#038;h=122" alt="mastrologo1" width="412" height="122" /></em></p>
<p><em> </em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><em>“Tutti dicono che Mastroberardino sia la storia in Irpinia, va bene, ci fa piacere, ma noi questa storia ce la vogliamo continuare a conquistare; Mi piace pensare alla nostra azienda come il marchio Levi’s, non ti poni mai il problema se è di moda o meno, sai che ti calza bene e quindi ne hai sempre almeno uno nel tuo guardaroba che quando non sai cosa mettere, vai lì, lo tiri fuori e sai di aver risolto. Ecco, noi siamo così, siamo qui da centotrenta anni, fuori dalle mode, dentro le vostre cantine, e puntiamo ad essere sempre più costantemente all’altezza della vostra situazione…”.</em> <em><strong>(Dario Pennino, a.d. di  Mastroberardino S.p.a.).</strong></em></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1746" title="taurasiradiciris1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/taurasiradiciris1.jpg?w=160&#038;h=170" alt="taurasiradiciris1" width="160" height="170" />Taurasi Riserva Radici 1997 </strong>Rimane una mia convinzione, non lo so, ma l’annata ’97 per il Riserva Radici segna un confine superato il quale questo Taurasi ha virato verso una godibilità del frutto più immediata e di “moderna” concezione, che seppur maggiormente appagante per profumi e gusto di un avventore in cerca di immediatezza ha lasciato indietro quei ricordi sublimi di un aglianico forzatamente austero e ruvido, certamente più antico ma sempre all’altezza di piatti rustici, sinceri come la tradizione enogastronomica campana, quella Irpina in testa, propone con naturalezza e semplicità disarmanti. Di colore aranciato, mediamente consistente e trasparente si pone con una naso mediamente intenso su note terziarie di tostato, chiodi di garofano. In bocca è secco, caldo di buon corpo con una beva scorrevole e legata ad una spiccata freschezza ancora tangibile. Pronto da bere, su cacciagione arrosto, penso per esempio al cinghiale con papaccelle.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1748" title="2213400130187312929b1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/2213400130187312929b1.png?w=150&#038;h=150" alt="2213400130187312929b1" width="150" height="150" /></strong></p>
<p><strong>Taurasi Riserva Centotrenta 1999</strong> Non avevo ancora avuto modo di berlo, presentato lo scorso anno per consacrare alla storia i 130 anni del marchio Mastroberardino, tra i primi ad essere esportato in tutto il mondo, in sud America in particolar modo sin dalla seconda metà dell’800 come testimonia l’iscrizione alla camera di commercio di Roma (sede della società di spedizione) datata 1878. Il vino è di un bel colore rubino con sfumature granata, consistente ed abbastanza trasparente. Il primo naso è vivace su note aromatiche intense ed abbastanza persistenti di fiori secchi, spezie fini, poi ceralacca, smalto. In bocca è asciutto, austero con un frutto davvero invitante, intenso e persistente e con una spiccata profondità. Un Taurasi tra il vecchio ed il nuovo, perfetto su di un cosciotto d’agnello glassato, ma capace di tenere testa anche a formaggi stagionati e di carattere.</p>
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<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1749" title="taurasi-radici-riserva" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/taurasi-radici-riserva.jpg?w=56&#038;h=210" alt="taurasi-radici-riserva" width="56" height="210" />Taurasi Riserva Radici 2003 </strong>Presentatoci come anteprima dato che non è ancora commercializzato, questo vino nasce dai vigneti che l’azienda conduce in quel di Montemarano, area tra le più vocate per la denominazione di origine controllata e garantita Taurasi e sempre di difficile intepretazione; Si pensi che qui capita non di rado che la vendemmia venga protratta sino a metà novembre, spesso con le prime nevicate in continuo agguato. Il colore è molto affascinante, rosso rubino, piccole sfumature granata di buona vivacità, consistente. Il primo naso è molto invitante, prugna e marasca mature, poi note tostate ed intense avvolte in una aromaticità molto gradevole di polvere di cacao e caffè. In bocca è secco, caldo, la morbidezza è ancora un miraggio lontano, anima sincera di un aglianico che speriamo ci possa accompagnare per molti anni a venire, un vino di carattere da accostare a piatti ricchi, una bella tagliata di “marchigiana” appena scottata ed in stagione accompagnata con una manciata di porcini appena rosolati.</p>
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<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1739" title="d08d_21" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/d08d_21.jpg?w=47&#038;h=200" alt="d08d_21" width="47" height="200" />Taurasi Historia Naturalis 2004 </strong>Storia tribolata quella del Historia Naturalis, vino nato alcuni anni orsono per dare spunto ad uno studio di ricerca accurato sul matrimonio aglianico-piedirosso sempre molto a cuore a Piero ed all’azienda tutta ma che in realtà non ha mai sortito gli effetti sperati se non quello di valorizzare un nome molto evocatico oggi tutto a vantaggio di un nuovo Taurasi prodotto esclusivamente dalle uve di vecchie vigne quarantennali in Mirabella Eclano, Cru di particolare elezione per l’aglianico di Taurasi di recente acquisizione dove sorge il Radici Resort, la nuova struttura votata all’ospitalità di casa Mastroberardino. Il colore di questo vino è assai affascinante, rubino con riflessi violacei, di bella vivacità. Il primo naso è un effluvio di sentori fruttati nitidi e freschi di piccoli frutti rossi, mirtillo e mora su tutti accompagnati da una gradevolissima sensazione tostata. Il gusto è secco, caldo, con una piacevole tannicità che sorregge una beva caratterizzata dal ritorno di sensazioni classiche dell’aglianico come un finale di bocca balsamico e speziato. Un rosso di carattere, che piace e piacerà a chi si avvicina all’aglianico di Taurasi per la prima volta e a chi ricerca in questo nobile vino una maggiore concentrazione di frutto. Su cosciotto d’agnello agli aromi con patate al forno.</p>
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<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1749" title="taurasi-radici-riserva" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/02/taurasi-radici-riserva.jpg?w=56&#038;h=210" alt="taurasi-radici-riserva" width="56" height="210" />Taurasi Radici 1968</strong> Piero Mastroberardino e Dario Pennino decidono di sorprenderci regalandoci questa emozione unica e poco replicabile a chiusura di questo bellissimo percorso di degustazione. Si aprono alcune bottiglie di Taurasi Radici 1968, all’epoca ancora doc e l’unico dei vini del sud a poter essere ammesso ai confronti con i già blasonati Barolo e Brunello di Montalcino. Nasce proprio da qui l’intuizione di conservarne qualcuna di queste bottiglie in un millesimo molto apprezzato da alcuni vignaioli langaroli di fama amici di Antonio Mastroberardino che lo invitarono a stipare qualche cassa di questo vino nelle proprie cantine, e così fu. Settecentoventi lire, questo il prezzo all’epoca necessario per poter godere di questo nettare, a vederlo oggi in questo bicchiere, sotto il mio naso, penso a quanti negli ultimi anni fanno il prezzo dei loro vini pensando esclusivamente a quanto li vende il proprio vicino o alla necessità di rientrare del proprio investimento nel più breve termine possibile fregandosene di “fare cantina”. Pazzi, incoscienti del valore della condivisione e del fascino del tempo, innamorati solo del proprio portafogli o al massimo della propria silouette riflessa allo specchio. Ma veniamo al dunque, le bottiglie vengono stappate almeno un’ora prima del servizio, attentamente gestite dallo staff e versate senza residuo alcuno nei calici di ognuno. Il colore è bellissimo, rosso granata con nuances arancio sull’unghia del bicchiere, cristallino e limpido. Il primo naso è sorprendente, ci si aspettano sensazione vetuste e poco eleganti ed invece è una esaltazione stilistica di eleganza e finezza: pout-pourri di fiori e frutta secca, corteccia, carrube linearmente accompagnati da note balsamiche fini ed abbastanza persistenti. In bocca è secco, abbastanza caldo, assolutamente preservato da una freschezza sorprendente e tangibile ancora oggi, un vino magistrale, minerale, decisamente una esperienza degustativa che rimarrà ben impressa nella mia memoria: ho finalmente un parametro di longevità tangibile dell’aglianico che mira alla finezza ed all’eleganza come solo pochi grandi Pinot Noir borgognoni possono esprimere; E’ vero, è dura aspettare 40 anni e più, ma qualcosa dovrà pur rimanere alle generazioni future oltre che le nostre scorie e le nostre sciagurate scelte politiche!</p>
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		<title>Rampaniuci, il nuovo Falerno del Massico.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 16:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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Nasce un nuovo indirizzo per la denominazione Falerno del Massico, nasce a Casale di Carinola e si chiama Viticoltori Migliozzi, ovvero Rampaniuci. La storia di famiglia ci racconta un legame forte con la terra, quell&#8217;Ager falernus tanto decantato e tanto amato dagli storici quanto non ancora del tutto riportato a giusta collocazione territoriale, ovvero ancora si scoprono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1618&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><span style="font-size:x-small;"><img class="alignleft size-full wp-image-1619" title="rampaniuci" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2009/01/rampaniuci.jpg?w=520&#038;h=230" alt="rampaniuci" width="520" height="230" /></span></p>
<p>Nasce un nuovo indirizzo per la denominazione Falerno del Massico, nasce a Casale di Carinola e si chiama Viticoltori Migliozzi, ovvero Rampaniuci. La storia di famiglia ci racconta un legame forte con la terra, quell&#8217;Ager falernus tanto decantato e tanto amato dagli storici quanto non ancora del tutto riportato a giusta collocazione territoriale, ovvero ancora si scoprono versioni interessanti e fonti meritorie di attenzione sulla vera estensione di questa antica denominazione che già in epoca romana risultava alla storia come custode di inebriante nettare bacchiano. La tenuta vanta in totale circa 20 ettari incentrati perlopiù sulla coltivazione di frutteti e prodotti generici della terra che rappresentano il &#8220;core buisness&#8221; aziendale e di questi un piccolo appezzamento di circa 5 ettari è votato a vigneto, in località Rampaniuci, una piccola collina che da il nome all&#8217;unico vino prodotto. Il Falerno del Massico Rampaniuci nasce con l&#8217;intento di esprimere letteralmente ciò che rappresenta questa collina, un piccolo crù per dirla alla francese capace di distinguersi dalle altre espressioni della doc, da Cellole a Mondragone sino a Falciano non senza caratterizzarsi di una identità precisa e riconoscibile nel tempo. Circa 20.000 le bottiglie che si raggiungeranno con l&#8217;annata 2008, attualmente in affinamento, prodotte con la supervisione di Fortunato Sebastiano, giovane e bravo enologo campano che continua a farsi le ossa con i vitigni autoctoni più tradizionali (Aglianico e Piedirosso in testa) nelle varie aree viticole campane che segue, soprattutto in Costa d&#8217;Amalfi (Reale, Tramonti) e Benevento (Mustilli, S. Agata de&#8217;Goti); Proprio in merito all&#8217;Aglianico appare evidente, anche in questo Rampaniuci, nel quale blend entra in proporzione del 70% che continui la sua personale interpretazione e caratterizzazione del vitigno a bacca rossa più diffuso in regione, già manifesta con l&#8217;ottimo risultato tirato fuori con il Grifo di Rocca di Mustilli, un vino dal frutto riconoscibile ed estrememente equilibrato in acidità e tannino avvincente e coinvolgente tanto per il degustatore esperto quanto per l&#8217;avventore medio. Un lavoro fatto di ricerca, di prove e perseveranza, basato su di una &#8220;idea del vino&#8221; precisa ed inattaccabile da preconcetti e pregiudizi, che nasce innanzitutto in vigna, con una cura maniacale del vigneto e della sua resa in uva, che continua in cantina con la massima cura di tutti i processi produttivi non senza qualche decisa applicazione controtendenza, su tutte una: lunga, lunghissima macerazione, fino a 50-60 giorni, tale da rendere unico il rapporto vino-terroir, da rendere impossibile ogni fraintendimento, per rendere quanto più limitato possibile il lavoro (e quindi di elementi ceduti) del legno utilizzato per il successivo affinamento, che avviene in botte grande e non più in barrique come inizialmente prefigurato. Le altre uve che concorrono alla composizione di questo Falerno sono il Piedirosso al 20% ed il Primitivo al 10%, tutte uve di proprietà presenti in eguali percentuali nel vigneto Rampaniuci da circa 30 anni. Come detto, un vino espressione fedele del terroir che rappresenta.</p>
<p><strong>La verticale:</strong></p>
<p><strong>Falerno del Massico Rampaniuci 2007 </strong>Senza dubbio il vino più complesso delle tre annate assaggiate in occasione della sessione di degustazione, caratterizzato da un primo naso estremamente intenso e persistente su note che vanno dal fruttato al floreale e da sensazioni via via più eteree, terragne, con sfumature addirittura tartufate. In bocca è secco, caldo con una spiccata acidità indice di carattere e presagio di aspettative di tutte rispetto. La riconoscibilità del frutto è avvincente è gli concede una beva assai gratificante, per chi ama vini di spessore ma non pesanti, un Falerno poco allineato alle altre espressioni della denominazione ma dal sicuro effetto sorpresa. 15.000 circa le bottiglie prodotte, da bere in calici mediamenti ampi, su pietanze arrosto e con una buona aromaticità.</p>
<p><strong>Falerno del Massico Rampaniuci 2006</strong> Di colore rosso rubino con nitide sfumature porpora si presenta con una buona consistenza nel calice e poco trasparente. Il primo naso è caratterizzato da note olfattive immediatamente riconoscibili, uva fragola e sensazioni floreali passite; Poi note di polvere di cacao ed ancora sensazioni di terra, di humus. In bocca è secco, caldo di buon corpo e manifesta un equilibrio gustativo più immediato, è piacevolemente rotondo, carezzevole nella sua beva. Questa è l&#8217;annata attualmente in commercio del Rampaniuci, un vino di estrema franchezza ed immediatezza consegnato al mercato proprio come le tendenze degli ultimi anni hanno per certi versi imposto e richiesto, ma prodotto da uve autoctone e con una propria identità precisa e già riconoscibile. Da abbinare a preparazioni di carni non particolarmente grasse seppur caratterizzate da buona succulenza ed aromaticità.</p>
<p><strong>Falerno del Massico Rampaniuci 2005</strong> Risultato del lavoro profuso in prima persona da Giovanni Migliozzi, titolare della omonima azienda che ha trascorso lunghe giornate in cantina e molte notti insonni per tirare fuori questa prima annata del Rampaniuci, con una resa in vigna di circa 60 quintali per ettaro ed un duro, durissimo lavoro in cantina tra serbatoi e barriques. Ebbene sì, l&#8217;intraprendenza del giovane produttore lo aveva condotto a scegliere la barrique, un pò per convizione che potesse essere la scelta ottimale, un pò per nouvelle vogue visto che sino ad allora ancora molto di moda. Il vino si presenta con una veste cromatica molto interessante, a distanza di quattro anni il colore è ancora vivace, rosso rubino con nuances leggermente granata, poco trasparente. Il primo naso è molto interessante, intenso ed abbastanza persistente su note terziarie molto gradevoli: note balsamiche, polvere di cacao, tabacco, liquerizia di estrema finezza e franchezza. In bocca ha un buon ingresso, con il frutto sempre in buona espressione ma che non riesce a sostenere una persistenza meritoria come i due millesimi dui cui sopra, quasi svanisce. Effetto questo legato proprio alla diversa interpretazione iniziale soprattutto in fase di lavorazione in cantina, dove la macerazione raggiungeva appena le due settimane e dove il lavoro del legno delle barrique utilizzato non ha sortito l&#8217;esito sperato. Molto gradevole da bere su primi piatti al sugo di carne, pensando ad una Bolognese tradizionale.</p>
<p><em>Viticoltori Migliozzi, sede a Casale di Carinola. Via Appia km 179. Tel. 0823704275. Fax 0823704914 <a href="http://www.rampaniuci.it/">www.rampaniuci.it</a> E mail: </em><a href="mailto:info@info@rampaniuci.it"><em>info@rampaniuci.it</em></a><em>. Enologo: Fortunato Sebastiano. Ettari: 20 di cui 5 vitati. Bottiglie prodotte: 20.000. Vitigni: aglianico, piedirosso, primitivo.</em></div>
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		<title>Vulture, Basilicata: l&#8217;Aglianico dei Paternoster.</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 16:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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Una giornata particolare. Questa la sintesi di questo magnifico giorno, ma tante emozioni valgono la pena di essere raccontate tutte per lasciare spazio anche all&#8217;immaginario di chi legge per convincerli che il sud rimane una risorsa straordinaria da non sottovalutare, mai.
Il Taccuino di AMICI DI BEVUTE oggi racconta del viaggio presso l&#8217;azienda vitivinicola Paternoster di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1343&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><div><embed src='http://widget-52.slide.com/widgets/slideticker.swf' type='application/x-shockwave-flash' quality='high' scale='noscale' salign='l' wmode='transparent' flashvars='site=widget-52.slide.com&#038;channel=2954361355573932882&#038;cy=wp&#038;il=1' width='426' height='320' name='flashticker' align='middle' /><div style='width: 426px;text-align:left;'><a href='http://www.slide.com/pivot?ad=0&#038;tt=0&#038;sk=0&#038;cy=wp&#038;th=0&#038;id=2954361355573932882&#038;map=1' target='_blank'><img src='http://widget-52.slide.com/p1/2954361355573932882/wp_t000_v000_a000_f00/images/xslide1.gif' border='0' ismap='ismap' /></a> <a href='http://www.slide.com/pivot?ad=0&#038;tt=0&#038;sk=0&#038;cy=wp&#038;th=0&#038;id=2954361355573932882&#038;map=2' target='_blank'><img src='http://widget-52.slide.com/p2/2954361355573932882/wp_t000_v000_a000_f00/images/xslide2.gif' border='0' ismap='ismap' /></a></div></div></p>
<p style="margin:0;">Una giornata particolare. Questa la sintesi di questo magnifico giorno, ma tante emozioni valgono la pena di essere raccontate tutte per lasciare spazio anche all&#8217;immaginario di chi legge per convincerli che il sud rimane una risorsa straordinaria da non sottovalutare, mai.</p>
<p style="margin:0;">Il Taccuino di AMICI DI BEVUTE oggi racconta del viaggio presso l&#8217;azienda vitivinicola Paternoster di Barile, nel Vulture, terra austera ma magnificamente generosa con chi ha saputo coglierne l&#8217;essenza della sua anima più profonda.</p>
<p style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;">Il Viaggio è iniziato di prima mattina quando ancora su Napoli aleggiavano gli ultimi strascichi del temporale che durante la notte ha impervesato su tutta la provincia, certamente non un buon auspicio per una gita fuori porta, ma chi ama sà bene cosa significa soffrire per le proprie passioni, quindi aggregato il gruppo strada facendo da Pozzuoli al casello di Pomigliano d&#8217;Arco ci siamo diretti verso la meta ambìta. Il cielo nel frattempo ritrovava la sua clemenza iniziando a mostrare i suoi nuvoloni meno incombenti e di un bianco candido davvero affascinante, ampi e suadenti i primi fasci di sole che cangianti permeano tra essi accarezzando illuminandolo un paesaggio fantastico che da Grottaminarda si leva sino a Candela, tra vigne di aglianico appena fiorite e colline verdeggianti piantate a grano: da sfondo le stazioni eoliche a conferma di un futuro sviluppo energetico possibile ma troppo poco celebrato; Altro che cieli d&#8217;Irlanda, siamo alle porte del Vulture incantato, che partorisce il benedetto frutto di una fortunata eterna fecondazione, l&#8217;aglianico, specchio, metafora del territorio da cui sgorga, che disegna i confini di una regione generosa e segreta, incastonata tra due mari, solcata da cinque fiumi, segnata da frontiere di verde e da una memoria profonda e sofferta.</p>
<p style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;"> Arriviamo a Barile con un sole alto e splendente e prima di tutto ci rechiamo subito in azienda dove Sergio e Vito Paternoster ci accolgono con estrema cordialità e simpatia. Oggi il nostro anfitrione sarà Vito, gentilezza unica e disponibilità vera. Ci accompagna subito nell&#8217;ampio terrazzo della nuovissima cantina inaugurata da poco più di un anno; Da qui si ha una vista mozzafiato di un bel pezzo del cuore del Vulture, <em>&#8220;la scelta è caduta qui non per caso&#8221;</em> ci racconta entusiasta, <em>&#8220;qui nella Valle del Titolo abbiamo una conformazione del terreno straordinaria, una vocazione unica, e noi ne conserviamo la sua piena conoscenza; possiamo contare su di una altitudine (circa 450mt, ndr) interessante con forti escursioni termiche e finalmente su di una cantina dove poter operare su livelli diversi in ampi spazi e con tecnologie innovative, una strutturata ideata seguendo paramentri dei più moderni che ci consente per esempio di fare decantazioni e travasi dei vini senza l&#8217;utilizzo di pompe, quindi evitando stress inutili al vino, riusciamo a garantire una vinificazione quasi immediata delle migliori uve che raccogliamo proprio nelle vigne del circondario&#8221;.</em> A due passi infatti c&#8217;è il vigneto Rotondo, dove nasce l&#8217;Aglianico del Vulture forse più amato dei Paternoster, capace spesso di sorprendere più dell&#8217;austero Don Anselmo. Sentendo parlare Vito durante tutta la mattinata ho carpito un significato davvero speciale dalle sue parole che non trova facili riscontri durante le mie incursioni nelle aziende con una certa storia; Non ha mai sottolineato idealisticamente l&#8217;antica tradizione di famiglia, o meglio non l&#8217;ha mai enfatizzata, non ha mai contrapposto la loro storia a quella degli altri (molto spesso meri imprenditori, ndr) non ha mai proposto argomenti di rivendicazione di quel primato, di quella primogenitura che i Paternoster potrebbero sicuramente avere riconosciuti a mani basse, insomma l&#8217;essere stati per tantissimi anni tra gli unici ambasciatori del vino del Vulture nel mondo non li rende per niente autoreverenziali, anzi più lo ascolti più ti rendi conto che il loro pensiero, il loro progetto viene proposto con una precisa idea di sviluppo futuro del territorio in una prospettiva assolutamente aperta alle altre realtà, di condivisione, uno spirito di aggregazione necessario, che diviene sempre meno facile da attuare a causa dell&#8217;aumento esponenziale di produttori che anche qui iniziano ad essere tanti, forse troppi, elemento di non secondaria importanza nelle problematiche burocratiche che sta incontrando il percorso verso la docg per l&#8217;Aglianico del Vulture (prestigioso riconoscimento per un rosso del sud a tutt&#8217;oggi appannaggio solo del Taurasi e del Cerasuolo di Vittoria, ndr).</p>
<p style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;">Approfittando del sole ormai costantemente alto sopra le nostre teste raggiungiamo il centro storico di Barile, una città dalle radici antiche che sorge ad 1 km da Rionero in Vulture, su due colline tufacee separate da un burrone, attraversata da un ponte detto &#8220;del Diavolo&#8221; sul fianco Est del monte Vulture. La storia del &#8220;Casale di Barile&#8221; s&#8217;intreccia a più riprese con la Napoli dei D&#8217;Angiò prima e del Vicerè Don Pedro de Toledo poi che dal 1447 al 1558  favorirono decisamente l&#8217;insediamento in queste terre dei numerosi rifugiati Greci ed Albanesi in fuga dai Turchi invasori e dalle pestilenze varie in atto nelle loro terre. Proprio in questi anni la cultura rurale della zona dedita soprattutto alla pastorizia vira verso l&#8217;agricoltura, prima di dedicarsi quasi completamente alla coltivazione di uva da tavola e da vino. Le mille cantine scavate nella roccia tufacea sono una impressionante testimonianza della vocazione di questo luogo, e proprio qui alle porte della città ritroviano anche le vecchie cantine di Anselmo Pateroster, l&#8217;iniziatore di questa magnifica avventura che oggi rappresenta una realtà inscindibile dalle proprie radici. <em>&#8220;Abbiamo in progetto di restaurare completamente questo luogo, rappresnta la memoria della nostra famiglia&#8221; </em>ci dice Vito, e di memoria qui c&#8217;è n&#8217;è da vendere: le grotte scavate a mano nella roccia, le vasche di cemento dove un tempo fermentavano i vini, altre vasche disposte su tre livelli da dove si tirava fuori il lambiccato di aglianico, le vecchie bottiglie di Don Anselmo stipate nella roccia umida, e poi colori, odori e sensazioni di non poco conto diffcili da riscontrare nella nuova tenuta appena visitata.  </p>
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<p style="margin:0;">Chiudiamo questo viaggio con una degustazione di alcuni interessanti vini come una buonissima Falanghina metodo charmat Sensi, vivace, ruffiana, davvero gradevole e serbevole, come probabilemnte è nella vocazione di questo vitigno spumantizzato. Il Synthesi Aglianico del Vulture è un blend monovarietale di aglianico proveniente dalle vigne dislocate quà e là nei diversi comuni del Vulture, un rosso assai gradevole nel colore e nei profumi molto freschi ed invitanti, di sapore asciutto, avvolgente, poco tannico e di sicuro appeal per chi ama vini di corpo ma serbevoli. L&#8217;Aglianico del Vulture Don Anselmo è sempre sugli scudi, un rosso straordinariamente territoriale ma questo 2004 bisogna saperlo aspettare, nessuna fretta, tra qualche anno manifesterà tutta la sua opulenza. Ci congediamo dai Paternoster con un brindisi con un gradevole e sorprendente Moscato, il Clivus 2007 prodotto dalle vigne del comune di Maschìto, un&#8217;altro avamposto d&#8217;eccellenza per questa terra meravigliosa che da oggi impariamo ad apprezzare ed amare sicuramente di più. La Locanda del Palazzo ci aspetta per il pranzo, ma questa è un&#8217;altra storia, emozioni che meritano di essere raccontate prossimamente!</p>
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		<title>Il Piedirosso dei Campi Flegrei, un sorso di storia!</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 09:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier terroir]]></category>
		<category><![CDATA[Vini italiani]]></category>
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		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:11pt;font-family:Georgia;"><a href="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/000120141.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1198" title="000120141" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/000120141.jpg?w=277&#038;h=186" alt="000120141" width="277" height="186" /></a></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:Georgia;">Il Piedirosso o Per é palummo dei Campi Flegrei (così chiamato per il caratteristico colore rosso porpora del graspo, simile al piede di colombo) è un vitigno a bacca rossa allevato in tutta l’area flegrea e seppur rappresenti nella totalità solo il 12% dell’area vitata, ha origine antichissima ed era spesso decantato come nettare prelibatissimo già da Plinio nella sua Naturalis Historiae, e molte successive ampelografie lo accostavano a vitigni come il dolcetto piemontese o il refosco dal peduncolo rosso friulano, ma sicuramente le caratteristiche che questo nobile vitigno esprime nei Campi Flegrei sono uniche se non rare. E’ un vitigno che presenta delle caratteristiche ampelografiche particolari, cresce innanzitutto su piede franco, cioè non è innestato su vite americana, sistema necessario a tutt’oggi per difendere le vigne dall’attacco della fillossera, un afide, capace di marcire le radici delle viti che soprattutto all’inizio del secolo scorso ha causato notevoli catastrofi in tutto il mondo; E’ una delle uve più difficili da gestire nel ciclo vegetativo, bisogna saperlo domare e curarlo costantemente; Tende a produrre molto legno e le sue radici sembrano non stancarsi mai di andare in profondità nel terreno alla ricerca di elementi nutritivi, è rustico e vigoroso, caratteristiche queste che stanno facendo dibattere molto anche sui<span>  </span>sistemi di allevamento applicabili alla sua conduzione in vigna. </span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:Georgia;"><span style="font-size:11pt;font-family:Georgia;"><a href="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/000120141.jpg"></a><img class="size-medium wp-image-1807 alignleft" title="panorama-da-casa-mia-nord" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/panorama-da-casa-mia-nord.jpg?w=300&#038;h=225" alt="panorama-da-casa-mia-nord" width="300" height="225" /></span>Lo “Spalatrone Puteolano” o la “Raggiera Bassa” sono sistemi certamente da non replicare che tendono proprio ad esaltare queste velleità del vitigno ma la concezione moderna di “rinnovamento” o addirittura di un nuovo impianto richiede almeno 10 anni prima di ottenere risultati degni di nota e questi tempi lunghi in vigna hanno giocoforza la meglio su chi punta a cogliere nel vino l’aspetto puramente commerciale scoraggiando investimenti adeguati su questo vitigno anche in virtù dei pochissimi ettari vocati (e quindi rinnovabili) presenti sul territorio delimitabili in poche aree tra le quali lo Scalandrone, il Lago d’Averno, e parte delle Coste di Cuma nei comuni di Bacoli e Pozzuoli e la Collina dei Camaldoli nel comune di Napoli. Per definizione vi è convinzione generale che il territorio a ridosso delle coste nel comune di Monte di Procida sia per elezione il terroir ideale di questo vitigno, ma qui è stato negli anni sistematicamente abbandonato a favore della Falanghina e<span>  </span>vitigni di poco valore, qui confidiamo nel grande lavoro di recupero che sta portando avanti in loco Cantina del Mare. Il frutto ha certamente carattere, ha grappoli spargoli ed acini<span>  </span>ben spessi pertanto resistenti ad attacchi di malattie che possono generare muffe o marciume. Conferisce poi al vino, soprattutto dopo un breve affinamento profumi finissimi di fiori rossi e frutta matura senza mancare in sfumature eteree affascinanti ed accattivanti, è solitamente di corpo leggero e poco tannico pur senza mancare di carattere e propensione ad una evoluzione positiva nei suoi primi 3-5 anni dalla vendemmia. Non dimentichiamo che proprio per queste sue caratteristiche di finezza ed eleganza in alcune altre aree di produzione vinicola della nostra regione il Piedirosso viene spesso associato in uvaggio con altre uve proprio come elemento migliorativo ed attenuatore, per esempio della tannicità dell’Aglianico con cui sembra condividere un binomio superlativo, si pensi al Falerno del Massico, si pensino i vini di Roccamonfina e di alcune aree del Sannio-Beneventano.</span></p>
<p><span style="font-size:11pt;font-family:Georgia;"><span style="font-size:11pt;font-family:Georgia;"><span style="font-size:11pt;font-family:Georgia;"><a href="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/000120141.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1806 alignleft" title="vigneto-lago-d'averno1" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/vigneto-lago-dacerno1.jpg?w=128&#038;h=81" alt="vigneto-lago-d'averno1" width="128" height="81" /></a></span></span>Non manca chi però con caparbietà e soprattutto conoscenza non ha mai perso la retta via puntando sulla valorizzazione del Piedirosso piuttosto che ripiegare sull’impianto di varietà <span> </span>rosse per certi versi più redditizie o magari di votarsi solo alla Falanghina, di solito più generosa e come non mai negli ultimi anni più facilmente collocabile sul mercato. E’ pur vero che negli ultimi anni anche qui nei Campi Flegrei sembrano venire fuori aziende come funghi ma non si può non tenere conto che questo fermento è il risultato di una gestazione lunga e travagliata che solo grazie alla tenacia e alla coscienza di pochi ha potuto oggi vedere la luce. Ci sono nomi e cognomi che rappresentano una realtà viva e protesa al futuro con uno slancio entusiasmante, c’è la storia e l’esperienza di circa 20 anni di vendemmie alle spalle della Famiglia Martusciello di Grotta del Sole, un patrimonio da salvaguardare e valorizzare, da vivere con rispetto e non da antagonisti, la lunga militanza di profondi conoscitori del territorio come Michele Farro, c’è l’ideale terroiristico di Luigi e Restituta Di Meo che con il loro piccolo gioiello, La Sibilla in poco più di un lustro hanno saputo affermare<span>  </span>il valore delle Piccole Vigne e a ruota hanno saputo seguirli Giuseppe e Sandra Fortunato di Contrada Salandra, Antonio Iovino alle pendici del Vulcano Solfatara e Raffaele Moccia di Agnanum che ha un vigneto straordinario proprio a ridosso del Parco degli Astroni, e sempre da queste parti non passa inosservato il grande lavoro di riconversione avviato da qualche anno dalla Famiglia Varchetta che soprattutto con il marchio &#8220;Strione&#8221; di Cantine Astroni e il grande lavoro di Gerardo Vernazzaro stanno mietendo consenso e successi e consolidando quella consapevolezza che Campi Flegrei non può in nessun modo essere considerata una denominazione minore e che il Piedirosso ha più futuro di quanto si possa riuscire a scorgere all’orizzonte. </span></p>
Posted in Dossier terroir, Vini italiani Tagged: Angelo Di Costanzo, Campania, Campi Flegrei, Piedirosso, Vini Campani, Vitigni Autoctoni <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1194/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1194/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1194/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1194&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una giornata per cantine: Mustilli a Sant&#8217;Agata de&#8217;Goti</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 11:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:x-small;font-family:Georgia;"><span style="color:#000000;"><div><embed src='http://widget-f3.slide.com/widgets/slideticker.swf' type='application/x-shockwave-flash' quality='high' scale='noscale' salign='l' wmode='transparent' flashvars='site=widget-f3.slide.com&#038;channel=2954361355572904691&#038;cy=wp&#038;il=1' width='426' height='320' name='flashticker' align='middle' /><div style='width: 426px;text-align:left;'><a href='http://www.slide.com/pivot?ad=0&#038;tt=0&#038;sk=0&#038;cy=wp&#038;th=0&#038;id=2954361355572904691&#038;map=1' target='_blank'><img src='http://widget-f3.slide.com/p1/2954361355572904691/wp_t000_v000_a000_f00/images/xslide1.gif' border='0' ismap='ismap' /></a> <a href='http://www.slide.com/pivot?ad=0&#038;tt=0&#038;sk=0&#038;cy=wp&#038;th=0&#038;id=2954361355572904691&#038;map=2' target='_blank'><img src='http://widget-f3.slide.com/p2/2954361355572904691/wp_t000_v000_a000_f00/images/xslide2.gif' border='0' ismap='ismap' /></a></div></div></span></span></p>
<p>Il successo di una iniziativa può essere realizzato seguendo diversi fattori di calcolo, nel numero dei partecipanti, nella qualità di questi o se vogliamo nell&#8217;entusiamo che costoro profondono nell&#8217;iniziativa loro proposta; Quando però tutti questi fattori si fondono in una manifestazione così tangibile ed espressiva allora si può parlare di grande successo e di enorme soddisfazione. La giornata di Amici di Bevute a Sant&#8217;Agata de&#8217;Goti in visita alle storiche cantine Mustilli rimarrà negli annali come una delle più belle esperienze fuoriporta nelle campagne dell&#8217;amata Campania Felix. Ci hanno raggiunto a Sant&#8217;Agata de&#8217;Goti amici ed avventori da tutte le province, da Salerno, da Caserta e persino dalla lontana Provenza per viviere assieme questa giornata intensa di emozioni e ricca di scarpinate su e giù per le Valli Caudine.</p>
<p>Ore 10.30, arriviamo in cantina puntualissimi, sfatando i pregiudizi di Paola ed Annachiara Mustilli che vedono nei napoletani gli eterni ritardari di turno, ma noi oggi siamo una &#8220;Internazionale&#8221; molto decisa ed il tempo, anche quello meteorologico, che sembra fare le bizze non ci condizionano per niente. Ci accoglie Fortunato Sebastiano, giovane enologo consulente da qualche tempo dell&#8217;azienda che dopo i convenevoli saluti di rito con una santa pazienza ci guida nelle prime fasi della lavorazione delle uve dall&#8217;arrivo in cantina sino al processo di imbottigliamento: sarà pur noioso sentir parlare ogni volta di cernita dei grappoli, selezione sui nastri, macerazioni controllate, delestage, rimontaggi e filtrazioni lievi ma se non impariamo a non nascondere niente agli appassionati di turno e a fargli toccare con mano quello che leggono o sentono sempre con maggiore frequenza non potremo mai renderci conto di quanto possa essere importante un loro complimento o una loro osservazione negativa dei vini che bevono.</p>
<p>La visita continua in vigna, raggiungiamo l&#8217;unico vigneto che ci possa consentire una breve passeggiata tra i filari, quello di Greco e Falanghina appena fuori Sant&#8217;Agata de&#8217;Goti, &#8220;visitare Cesco di Nece sarebbe stato più emozionante&#8221; ci dice Paola &#8220;ma oggi dopo le ultime piogge nemmeno con i trattori se ne parla&#8221;; Qui Fortunato, coadiuvato anche da Annachiara Mustilli che ci ha nel frattempo raggiunto impartiscono lezione di modernariato enologico dell&#8217;ultima generazione, parlandoci dei mille progetti da attuare per avvicinare sempre di più il vino alla sua terra di origine e dei pochi propositi necessari per avviare una seria zonazione territoriale che in Campania e nel Sannio-Beneventano in particolare potrebbe avere un valore importantissimo per comprendere il reale potenziale dei vitigni autoctoni locali, la Falanghina e l&#8217;Aglianico in primis.</p>
<p>Da qui decidiamo di raggiungere la cantina storica dell&#8217;azienda situata nel pieno centro di Sant&#8217;Agata de&#8217;Goti, il tempo frattanto inizia a borbottare e dal sole tiepido ma cangiante passiamo alle prime gocce di tenera pioggerellina che fortunatamente ci lasciano arrivare a Palazzo Mustilli senza inzupparci. Qui prende la parola Paola che con il suo charme e savoir faire ci accompagna attraverso i cunicoli e gli anfratti umidi e freschi della cantina, dapprima soffermandosi sul valore che va riconosciuto all&#8217;Ing. Leonardo Mustilli per aver dato lustro alla Falanghina commercializzandola per primo nel lontano 1980 poi illustrandoci la storia ancora viva negli annali di questi luoghi e delle persone che li hanno vissuti. E&#8217; sempre bello ascoltare la storia della Falanghina, di quando i Mustilli decisero di puntare su questo vino e non sugli altri più blasonati dell&#8217;epoca come il Fiano di Avellino o Biancolella d&#8217;Ischia; Con una decisa opera di persuasione presso i suoi clienti più affezionati di Napoli e provincia l&#8217;Ing. Leonardo non mancava di proporre oltre al suo Greco l&#8217;originalità della Falanghina Santacroce, la prima &#8220;imbottigliata&#8221;; Ed i risultati non si fecero attendere. All&#8217;ingresso della cantina scavata nel tufo vivo sotto Palazzo Mustilli è in bella mostra la prima fattura commerciale che reca in calce la vendita delle prime 12 bottiglie di Falanghina all&#8217;allora rinomatissimo Ristorante &#8220;Arturo al Fusaro&#8221; del litorale flegreo a fronte delle 120 bottiglie di Greco del Sannio. Con il tempo il successo di questo fresco vino non avrà termini di paragone con gli altri bianchi campani per moltissimi anni avanti. Il percorso si conclude nella sala soprastante la cantina dove si è allestita la sala degustazione, qui vengono serviti a rappresentare la produzione di casa la Falanghina di Sant&#8217;Agata de&#8217;Goti doc ed il Piedirosso del Sannio doc, esempi di espressione di frutto e serbevolezza che se vogliamo dovrebbero rimanere due caratteri identificativi di questi vitigni, al di la&#8217; delle interpetazioni e delle mode del momento. In questa fase ritorna utile un nuovo intervento di Fortunato Sebastiano che ci illustra anche le sue personali esperienze su questi due vitigni , dal Sannio all&#8217;Irpinia alla Costiera Amalfitana dove soprattutto con l&#8217;azienda Reale a Tramonti si trova a destreggiarsi su alcuni tratti caratteriali di questi vitigni, il piedirosso innanzitutto che secondo lui non mancano di sorprendere se lavorati alla giusta maniera ed interpretazione.</p>
<p>Ci aspetta la sala da pranzo, ci spostiamo adesso all&#8217;agriturimo a Palazzo Rainone, poco distante dalle cantine; Adesso la pioggia è più tangibile, l&#8217;aria sembra essersi rinfrescata ma l&#8217;atmosfera è certamente unica, questa giornata verte nel migliore dei modi. Il pranzo fila via liscio come l&#8217;olio (o forse meglio dire, come il vino, nda): stuzzichini rustici, sottoli fatti in casa, caciotta di pecora e tanti altri piccoli assaggi tra i quali non si può non citare l&#8217;arancino al profumo di limone, davvero gradevole. Seguono due primi ai funghi ed al ragù ed un succulento secondo di maiale e patate al forno. Eccezionali le crostate alla mela annurca ed all&#8217;aglianico, delle quali non ci facciamo mancare il bis ed il riassaggio ancora. In questa fase siamo rimasti davvero impressionati dalla qualità del lavoro dell&#8217;azienda sull&#8217;Aglianico Grifo di Rocca &#8216;07 e Cesco di Nece &#8216;05; Il primo molto gradevole, immediato e senza sbavatura alcuna da accostare a qualsiasi intenzione di bere per puro piacere, il secondo seppur non baciato da un&#8217;annata eccezionale di buon equilibrio e profondità gustativa. Ci lasciamo e ci congediamo a due passi da Palazzo Mustilli, non prima di aver sbirciato nella dispensa dell&#8217;antistante bottega di Antonio Della Ratta, casaro con produzione propria le quali formagelle di pecora sembrano dissolversi nelle borse di ognuno di noi. Anche oggi abbiamo dato, alla Campania che va!</p>
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		<title>Campania Felix, vendemmia 2008 da incorniciare.</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 17:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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E’ novembre, ed ogni anno a in questo mese si fa a gara per anticipare le premesse sull’andamento vendemmiale dell’anno, si cerca di capire dove e come si è raggiunto un ottimo risultato in vigna per poi ben sperare che con una grande lavoro di qualità in cantina si possa tirare fuori un prodotto riuscito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1122&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;"><a href="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/vigneto-falanghina.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1123" title="vigneto-falanghina" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/vigneto-falanghina.jpg?w=312&#038;h=213" alt="vigneto-falanghina" width="312" height="213" /></a>E’ novembre, ed ogni anno a in questo mese si fa a gara per anticipare le premesse sull’andamento vendemmiale dell’anno, si cerca di capire dove e come si è raggiunto un ottimo risultato in vigna per poi ben sperare che con una grande lavoro di qualità in cantina si possa tirare fuori un prodotto riuscito e perché no di grande impatto territoriale e meglio ancora se funzionale al mercato. In giro per l’Italia si sprecano elogi per i vignaioli attenti che hanno saputo “leggere” gli andamenti climatici ed i complimenti per le grandi aziende portatrici di costanza ed innovazione che sono sempre di grande sprono per una enologia sempre all’avanguardia. In Campania come va? Beh, ve lo racconto io prendendo spunto anche dalle riflessioni di quel pozzo di conoscenza del nostro territorio che è <a href="http://www.lucianopignataro.it/index.php">Luciano Pignataro</a>  che proprio in questi giorni ha regalato a centinaia di migliaia di appassionati uno spaccato sulla vendemmia 2008 in terra di Campania Felix molto chiaro, profondo ed entusiasmante, insomma dalle grandi aspettative.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;">Innanzitutto però è opportuno sottolineare alcuni aspetti utili a chiarire in quale direzione la regione viticola intende muoversi; I vini campani oltre a manifestare una identità territoriale sempre più forte e legata all’area di provenienza sembrano in più sposare appieno alcune caratteristiche che appaiono le uniche armi vincenti per uscire da questa fase di stallo del mercato del vino in costante apprensione, cioè autenticità e originalità. In questa direzione, a conferma della valorizzazione di un patrimonio ampelografico di spessore e di grande unicità si sono mosse anche le istituzioni regionali che in materia vitivinicola per una volta non hanno fatto mancare il loro sostegno nell’ambito delle recenti modifiche al disciplinare igt regionale bandendo da questi l’utilizzo di uve internazionali nella indicazione geografica tipica “Campania”, segnale questo importante proprio per evitare “distrazioni” da Cabernet o Merlot ed invitare i produttori ad investire e credere nello sviluppo di cloni delle varietà autoctone campane. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;">Detto questo è opportuno sottolineare che l’andamento climatico del 2008 ha destato non poche preoccupazioni con uno sviluppo della maturazione delle uve, soprattutto quelle a bacca bianca fermo per molte settimane sino agli inizi di settembre, uve perlopiù sane (nonostante gli attacchi da peronospora ed oidio, a Giugno e Luglio stressanti ma ben contrastati con accorgimenti ottimali) ma con poco grado zuccherino: è stato bravo chi ha saputo pazientare sino a metà settembre (Agro Aversano e Cilento) e chi addirittura ha finito di raccogliere proprio dopo la seconda decade di Ottobre (Casertano, Sannio, Area Napoletana) portandosi in cantina un uva di ottima qualità che in linea di massima darà <span> </span>in alcune aree (vedi Irpinia, leggi Fiano di Avellino) un’ottima vendemmia, una delle migliori dell’ultimo lustro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;">Più o meno soddisfacenti i raccolti nel Cilento per il Fiano e l’Aglianico se non tanto per la quantità (resa inferiore rispetto all&#8217;anno precedente) ma di certo per l&#8217;ottima qualità; Poco più in là, in costiera, versante della provincia di Salerno uve sane ed abbastanza equilibrate con la vendemmia dei bianchi terminata verso fine ottobre, si nutrono grandi speranza per il Tintore, vitigno autoctono a bacca rossa locale (Tramonti doc) che negli ultimi anni ha sbalordito molto per aromaticità e grazia. Buona la vendemmia anche nell’areale del Falerno seppur con un sostanziale decremento (-20%) rispetto alla scorsa 2007. Qui l&#8217;areale</span><span style="font-family:Georgia;"> è in gran fermento, i vini rossi sembrano essere sempre sugli scudi ed i vini bianchi sembrano sviluppare un’anima sempre più intrigante con acidità e struttura dalle mille sfaccettature. Alcuni vitigni sconosciuti ai più come per esempio il Pallagrello (Terre del Volturno igt Nero e Bianco) sembrano destinati ad avere un futuro di grande aspettativa per l’areale del Casertano non più caratterizzato solo dalla Falangina (Falerno del Massico doc, Galluccio doc, e per i rossi dall’Aglianico e dal Primitivo. E questo 2008 conferma tutti i presupposti che questo vitigno antico ha grandi potenzialità e che certi risultati eccellenti non rappresentano semplice estemporaneità (vedi Terre del Principe con il suo Pallagrello Nero Ambruco, nda) ma continua crescita. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;">Il Sannio rimane un’area sempre fitta di mistero, con una capacità produttiva enorme (l’area vitata più estesa della Campania) ma dove si fa fatica ad imporre un modello unico di sviluppo o che almeno vada nella stessa direzione, la qualità. L’andamento climatico è stato altalenante, e di questo sembra averne sofferto il Piedirosso di queste parti, ma a quanto pare  non si prefigurano particolari problemi per l’evoluzione degli altri vini caratterizzanti le denominazioni dell’area (Sannio doc, Taburno doc, Beneventano igt), comunque ben strutturati e di carattere, l’ottobre senza pioggia ha giovato sicuramente all’Aglianico un po’ meno forse lo stallo settembrino ai vini bianchi ma chi ha lavorato bene in cantina saprà offrire vini equilibrati ed abbastanza armonici. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;">In Irpinia si prefigura una annata a cinque stelle per il Fiano di Avellino docg e per certi versi anche per il Greco di Tufo docg. Un Fiano sugli scudi dalla grande mineralità e dalla spalla acida importante, tale da consentirgli una evoluzione nel tempo da capogiro, ma d’altronde questo vino ormai sembra non stupire più nessuno tale la sua straordinaria vocazione all’eccellenza. Ottima anche la vendemmia dell’Aglianico che soprattutto nell’areale del Taurasi docg  va a concludersi proprio in questi giorni; Dalle prime valutazioni si conta di aver portato in cantina uve dalla straordinaria concentrazione polifenolica che non mancheranno di dare un vino da ricordare negli annali anche se qualcuno non manca di dubitare sulla sua superiore qualità rispetto alla passata 2007. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;">In provincia di Napoli ( Vesuvio e Lacrima Christi doc, Campi Flegrei doc, Ischia doc) saranno i bianchi a manifestare  maggiore carattere, la Biancolella ad Ischia ma anche Falanghina nei Campi Flegrei<span> </span>e Coda di Volpe dell&#8217;areale Vesuviano, generalemente sono questi i vitigni più conosciuti e prelibati della provincia, e negli ultimi anni hanno saputo vestire anche abiti  più affascinanti  grazie al continuo ammodernamento dei sesti d’impianto e ad interventi in vigna ed in cantina sempre più “decisi” e votati alla qualità. Il Piedirosso tra i vini rossi sembra continuare ad incarnare l’eterno dilemma del <em>“vorrei ma non posso”</em> , darà un vino dal frutto affascinante e di immediata beva e come spesso accade soprattutto nei Campi Flegrei avrà un indirizzo preciso e quanto meno complicato che si invita a non stravolgere troppo: quando si desidera bere un vino rinfrancante e poco impegnativo per le papille gustative ma graziosissimo per profuni ed eleganza e che sappia all’evenienza districarsi anche sulla cucina di pesce, beh non esiste miglior protagonista! </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
Posted in Dossier terroir, Vini italiani Tagged: Aglianico, Angelo Di Costanzo, Campania, Campi Flegrei, Cilento, Falanghina, Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Irpinia, Pallagrello, Piedirosso, Taurasi, Tintore, vini della Campania <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1122/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1122&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il &#8220;nuovo mondo&#8221; del vino è a Sud!</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 09:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin:0;"><a href="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/domaine-defiris-a-selian.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1058" title="domaine-defiris-a-selian" src="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/domaine-defiris-a-selian.jpg?w=360&#038;h=247" alt="domaine-defiris-a-selian" width="360" height="247" /></a><a href="http://giornaledelvino.files.wordpress.com/2008/11/domaine-defiris-a-selian.jpg"></a>Negli ultimi decenni  siamo stati costantemente presi nella morsa della rincorsa ai mercati internazionali dove sempre più andavano affermandosi i vini del &#8220;nuovo mondo&#8221;, tipo Australia, Cile, Nuova Zelanda che pian pianino si sono affermati quali nuovi riferimenti soprattutto in materia di vini<em> easytodrink</em>, cioè di quei vini di facile approccio gustativo ma soprattutto di basso costo. Dopo miliardi di parole spese (giustamente) all&#8217;attenzione di questo nuovo confronto sembrerebbe che la bolla si sia semplicemente dissolta da sola, un pò per le contingenze economiche dei vari mercati, che registrano flessioni costanti per certi vini, un pò per palesi incapacità imprenditoriali (e specifiche in materia enoica) che soprattutto in Australia hanno causato danni irreparabili, con intere colonie agricole fallite finanziariamente dopo vani tentativi di riconvertire persino campi per il pascolo delle greggi a vigneti a perdita d&#8217;occhio&#8230;</p>
<p style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;">Un nuovo fronte però è alle porte, una nuova sfida si prepara di là del mediterraneo ai prestigiosi vini del vecchio continente; Ebbene sì in Algeria come in Egitto, in Siria e Libano ma soprattutto in Marocco soltanto nell&#8217;ultimo lustro si regista una crescita costante del 15% all&#8217;anno sia sulla quantità di vini certificati di qualità che sui fatturati dell&#8217; export.</p>
<p>Tra i principali fattori che contribuiscono a questa crescita c&#8217;è sicuramente la grande attenzione che negli ultimi anni il mondo Occidentale sta rivolgendo al mondo arabo anche in prospettiva di conoscerne sempre di più storia, cultura e tradizioni; Naturalmente nel caso del vino c&#8217;è un paradosso evidente poichè in molti casi la religione musulmana stigmatizza l&#8217;uso di bevande alcoliche e pertanto anche il vino, ma molti stessi produttori ufficialmente non ne bevono ma le produzioni di ottimi vini non mancano, in alcuni casi le eccellenze sono già storia e fanno parte del patrimonio enologico mondiale, in altri gli interessi di molte multinazionali guardano sempre di buon occhio investimenti dall&#8217;alto profilo remunerativo, pertanto se tanto mi da tanto&#8230; </p>
<p>Ecco perchè in effetti non sono questi paesi totalmente sconosciuti al mondo del vino, da moltissimi anni alcuni di essi rappresentano veri e propri satelliti sperimentali per alcuni grandi chateau francesi, si pensi soprattutto al Marocco dove hanno investito diversi nomi illustri di Bordeaux soprattutto per verificare il potenziale di un grande vitigno come il Cabernet Sauvignon, e molti enologi francesi operano con forte presenza sia in Algeria che in Libano dove timbrano eccellenti interpretazioni uniche di Cabernet ma anche di Syrah e Carignan. In Marocco la zona maggiormente coltivata a vite si trova oltre 300 chilometri a nord della calda e desertica <strong>Marrakech</strong>, nella valle di <strong>Meknes</strong> a ovest di <strong>Fez</strong>, a circa 600 metri sul livello del mare. Niente a che vedere per caratteristiche territoriali e vocazione con gli altri vigneti sparsi coltivati nei pressi delle città costiere di Rabat e Casablanca e nelle montagne della catena dell&#8217;Atlante, che sono pur da menzionare ma senza risultati eclatanti. Qui invece partono mediamente circa 30 milioni di bottiglie di vino all&#8217;anno il che rappresenta una bella fetta di mercato mondiale, almeno da un punto di vista di immagine visto che i prodotti sono tutti corretti ed a prezzi sicuramente competitivi, qui il  produttore di vino più affidabile è <em><strong>Celliers de Meknes</strong></em> (Cantine di Meknes) che contribuisce con circa il 90% alla produzione della regione. Nella (a noi) vicinissima Tunisia invece una cordata di imprenditori italiani capitanati dalla geniale intuizione di <strong>Maurizio Micchichè di Calatrasi</strong>, storica azienda siciliana, che hanno da tempo ridato lustro e visibilità alla storica cantina <strong><em>Seliàn</em></strong>, ormai presente nelle migliori carte dei vini dei più rinomati ristoranti italiani. Un nome arabo ma un&#8217;anima tutta italiana quindi, un vino pensato per conquistare il mondo ma nato e cresciuto a ridosso delle colline docili e assolate di <strong>Grombalia</strong>, 400 ettari di coltivazioni viticole a sud di <strong>Tunisi</strong>, in una terra innestata di minareti e fertilizzata dall&#8217;islam. Si chiama Selian perchè in antico berbero significa &#8220;deserto&#8221;, una denominazione morbida e duttile quanto l&#8217;aroma che sprigiona in un calice da degustazione. È un vino italiano, ma non uno qualsiasi perchè racconta una storia a sé ed il tempo gli darà ragione.</p>
<p style="margin:0;"><strong>In Libano</strong>, costantemente sotto i riflettori per le note vicende politiche che lo contrappone al vicino Israele c&#8217;è una terra vocatissima tanto da consegnarci due dei vini &#8220;arabi&#8221; a base Cabernet dei più ricercati ed apprezzati dai conosseurs di tutto il mondo prodotti nella contesa <strong><em>Valle di Bekaa</em></strong>, situata circa 30 km a est di <strong><a href="http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761563772/Beirut.html">Beirut</a></strong>,  lo <strong>Chateau Musar</strong> e lo <strong>Chateau Kefraya</strong>. In epoca romana la Valle della Bekaa era il granaio della provincia di <a href="http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761569233/Siria.html"><strong>Siria</strong></a>, attualmente comprende il 40% dei terreni coltivabili libanesi, le zone settentrionali, più aride e sterili, costituiscono terreni di pascolo per i pastori nomadi mentre le zone più fertili dove crescono frumento, granturco, ortaggi si stanno man mano trasformando soprattutto nei dintorni di Zahlah in vigneti ampliando in maniera esponenziale la già vocalissima area destinata alla coltivazione di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.</p>
<p style="margin:0;">Cosa dobbiamo aspettarci sarà il tempo a dirlo, ma una cosa è certa: il vino diviene sempre di più un legame indissolubile tra tutte le culture dei popoli&#8230; </p>
<p style="margin:0;"> </p>
Posted in Dossier terroir, Vini del mondo Tagged: Angelo Di Costanzo, Beirut, bordeaux, cabernet franc, cabernet sauvignon, Calatrasi, Libano, Malbec, Marocco, merlot, Nord Africa, syrah, Tunisia, Vini del Sud <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giornaledelvino.wordpress.com/1057/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giornaledelvino.wordpress.com/1057/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giornaledelvino.wordpress.com/1057/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giornaledelvino.wordpress.com/1057/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giornaledelvino.wordpress.com/1057/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giornaledelvino.wordpress.com/1057/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giornaledelvino.wordpress.com/1057/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giornaledelvino.wordpress.com/1057/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giornaledelvino.wordpress.com/1057/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giornaledelvino.wordpress.com/1057/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giornaledelvino.wordpress.com&blog=4976056&post=1057&subd=giornaledelvino&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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