IL GIORNALE DEL VINO

Il vino “globale”

Posted in Pensieri e parole by Stefano Ghisletta on ottobre 2, 2008

Il motto cita “business it’s business”

 

È toccato dapprima all’industria orologiera svizzera, poi l’assalto è toccato ai marchi più importanti della moda italiana e parigina, oggi tocca al mondo del vino.

 

 

Americani, giapponesi, cinesi o gruppi d’alta finanza stanno acquisendo le etichette più famose.
In Francia si sta vendendo tutto, dalle grandi maisons della Champagne ai grandi Châteaux di bordolese, aziende storiche, da secoli affermate e ora vendute per un “pacco” di dollari.

 

Facciamo un esempio, chi conosce il gruppo LVMH ? la sigla non vi dice niente ?

 

Proviamo di nuovo.
Forse conoscete gli abiti, i profumi o le borse di Christian Dior, Givenchy, Fendi, Louis Vuitton, …, gli orologi Zenith, Tag Heuer, …, gli Champagne Moët & Chandon, Dom Pérignon, Krug o Ruinart, i Sauternes Château d’Yquem, i Cognac Hennessy o i whisky Glenmorangie.
Ebbene LVMH è oggi il proprietario di tutte queste aziende e, notate bene, non le abbiamo elencate tutte.

Questa è una tendenza che si svilupperà sempre più nei prossimi anni, per fortuna che il Domaine de la Romanée Conti è un bene nazionale; quindi non si tocca.

I produttori francesi sono, invece, attratti dal Sudamerica, dove possono creare, in collaborazione con importanti aziende americane e australiane, nuove aziende riducendo così i costi ed aggirando le rigide norme delle “appellations” francesi. Vini di grande importanza e riconosciuti a livello internazionale, ma senza una vera “anima”.

In Italia il trend è diverso, forse per mancanza di famosi marchi. La tendenza è quella di creare nuove tenute, per lo più in Maremma, d’impiantare varietà internazionali, Cabernet Sauvignon e Merlot in testa, di costruire avveneristiche cantine e d’ingaggiare famosi winemakers, anche provenienti dall’estero (vedi Michel Rolland e Stéphane Derenoncourt).

Il risultato generale potrà essere sicuramente buono, con vini vellutati e concentrati, ma di stile “internazionale”, quindi non identificabile con il territorio. Vini che non ci entusiasmano.

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