IL GIORNALE DEL VINO

Ode a Montenidoli, vini che parlano del territorio

Posted in Aziende da conoscere, Degustando, Vini italiani by Stefano & Giorgio on ottobre 30, 2008

“Il valore del territorio, la tradizione e il lavoro, …”

Ecco cosa motiva giornalmente Elisabetta Fagiuoli, infatti ama spiegare di essere al servizio del territorio di Montenidoli.

Alcuni anni fa chiedemmo ad un enotecario toscano quale azienda visitare a San Gimignano, ci consigliò una visita presso l’azienda Montenidoli, ma, non essendo presente sulle guide da noi consultate, la nostra scelta fu diversa; che errore.

Alcuni anni dopo, di ritorno da un nostro viaggio in Borgogna, acquistammo un libro titolato “Le terroir et le vigneron” dove si lodavano le capacità di alcuni produttori, soprattutto borgognoni, di preservare e valorizzare il territorio. Ecco la sorpresa: l’unico produttore italiano presente era Elisabetta Fagiuoli.

Montenidoli (monte dei piccoli nidi) prima di essere un’azienda viticola è un territorio alle porte di San Gimignano. Colline ricoperte da sedimenti calcarei lasciati dal ritiro del Mar Ligure varie ere geologiche fa. Furono gli Etruschi per primi a scoprire questo tesoro piantandovi le vigne, seguiti dai Romani e dai Cavalieri Templari, poi, dal 1965, furono Elisabetta Fagiuoli e i suoi famigliari a chinarsi su questa terra e a interrogarla: continuando a scoprire le sue ricchezze.

I vigneti si snodano sulle pendici del poggio ad ovest del comune dove possono godere dei primi raggi mattutini. La difesa dei vigneti è affidata ai metodi della coltura biologica, anche se si guarda con attenzione a quelli biodinamici. Dunque non si sono mai utilizzati diserbanti e prodotti chimici, una vera festa per la vita micro-biologica dei suoli. Tutte le operazioni in vigna sono finalizzate all’ottenimento di uve sane e di perfetta maturazione, sia dei mosti che fenolica. Dopo le selezioni le uve subiscono le varie trasformazioni solo con l’ausilio di lieviti indigeni cercando d’interpretare l’annata.

Le tradizioni sono rispettate al massimo, gli impianti sono lavorati esclusivamente con quelle varietà che hanno fatto la storia di San Gimignano e della Toscana: Vernaccia, Trebbiano, Malvasia bianca, Sangiovese e Canaiolo. Si è resistito all’invasione dei vitigni provenienti d’Oltralpe, quindi nessuna concessione alla standardizzazione.

Anche la produzione è di stile classico:

Il Vinbrusco, prodotto esclusivamente nella zona di San Gimignano con uve di Trebbiano e Malvasia, un vino contadino, abbastanza rustico e appunto un pò “brusco”.

Il Canaiuolo, un rosato di sole uve Canaiolo, “un momento di felicità, l’aperitivo che apre gli animi alla comunicazione, un bicchiere che toglie la sete, …”

Il Templare, celebra la presenza, nel Medioevo, dei Cavalieri Templari a Montenidoli e l’abitudine di consumare il vino durante le loro celebrazioni religiose. Ognuno aveva la facoltà di determinare la quantità di vino da consumare per togliere il freddo dal corpo, dal cuore e dalla mente. È composto da un uvaggio di Vernaccia, Trebbiano, Malvasia Bianca, Semillon, Verdicchio, e Grechetto, cioè da tutte le uve bianche presenti nei vecchi filari.

La Vernaccia è da sempre il vino bianco tipico di San Gimignano dove trova le condizioni adatte ad esprimere il proprio carattere e soprattutto se lavorato in purezza dà vini briosi, strutturati, minerali e longevi. A Montenidoli sono ben tre le versioni in purezza. Benché la base di partenza sia la stessa sono lavorate con metodologie diverse e di conseguenza i vini ottenuti sono di personalità diversa. Vernaccia Tradizionale, Fiore e Carato sono vini che si differenziano per struttura, complessità e longevità, ma sono accomunati da una fresca e spiccata mineralità.

Montenidoli rientra nell’area geografica del Chianti dei Colli Senesi, qui è ancora prodotto come il Barone Ricasoli lo aveva concepito nel 1835 cioè formato da un blend composto da Sangiovese, Canaiolo e completato da uve bianche come la Malvasia e il Trebbiano. Tradizioni che hanno resistito al cambiamento del disciplinare di produzione che oggi autorizza anche l’uso di Merlot e Cabernet Sauvignon.

Questo assemblaggio permette al Garrulo di esaltare la freschezza e la fragranza. Il suo nome deriva dal Garrulus, l’uccellino impertinente, che viene a passeggiare sui tetti di Montenidoli, durante l’inverno.

Il Montenidoli è un Chianti di maggiore struttura che unisce esclusivamente le uve rosse di Sangiovese e Canaiolo.

Le migliori uve di Sangiovese ?

Quelle sono destinati al Sono Montenidoli.

” Si chiama Sono Montenidoli perché deve rappresentare lo spirito della sua terra: sono me stesso”.

 

L’assaggio

Vernaccia di San Gimignano Fiore 2006

È un vino discreto olfattivamente esprime freschezza e mineralità, si evidenziano note di pera Wiliam, salvia, pepe bianco e floreali. L’attacco è cremoso, si sviluppa con tensione e nervosità. Si evolve con un bel volume fino ad un finale di bella personalità, contraddistinto da un’importante salinità, da una percettibile astringenza e da una nota iodata. È gustoso e molto buono.

Vernaccia di San Gimignano Tradizionale 2005

Si esprime con maggiore intensità del precedente ma minore eleganza. Le percezioni sono di ginepro, balsamiche ed erbe aromatiche. L’entrata in bocca ha volume, è morbida e calda, una rapida evoluzione ci porta su note saline anche se il finale non raggiunge per consistenza e persistenza quello della versione precedente. Ha un buon equilibrio tra la componente alcolica e acida. Termina con una leggera nota astringente e lascia la bocca bella pulita. Una Vernaccia di stile rustico.

Templare 2003

Ha una presenza olfattiva più matura e complessa, dove si percepisce un delicato apporto del legno. Sfuma su note di agrumi, minerali, rosmarini, resina, lieviti. Da un attacco grasso e caldo, evolve con una bella salinità fino raggiungere un discreto finale sempre improntato da una nota piacevolmente amarognola. È vivo e alterna un fine boisé.

Vernaccia di San Gimignano Carato 1998

Ecco un bianco che non teme assolutamente il tempo, il suo colore mostra una bella integrità senza segni di evoluzione. Ha belle complessità sostenute da una viva freschezza. È elegante e minerale, alterna sfumature di pesche e albicocche mature ad erbe aromatiche e ad un’elegante speziatura. Ha un attacco fresco, grasso e ricco. Senza alcun cedimento ci conduce a un finale strutturato e complesso dove emergono sensazioni saporite e calcaree. Ottimo è l’equilibrio tra la componente alcolica e la sua acidità. Considerata la sua vivacità saprà resistere ancora alcuni anni. Molto buono.

Vernaccia di San Gimignano Carato 2004

Questa è l’annata che sarà presto commercializzata e che abbiamo l’opportunità di assaggiare in anteprima. Considerato la degustazione precedente se tanto mi da tanto … questo vino raggiungerà tranquillamente una quindicina d’anni, poi lasciamoci stupire. Un vino di grande charme e discrezione. Oggi dà freschezza e una giusta maturità del frutto: pera, agrumi, limone, sfumature minerali e di lieviti, il tutto associato ad una fine presenza speziata. Ma è al gusto che si esalta. È di perfetto equilibrio, l’attacco dà forza e ricchezza, si sviluppa profondo e ben modellato da una bella acidità fino raggiungere un finale persistente ed in continua evoluzione. Ha bisogno di tempo per sviluppare tutta la sua personalità e le sue potenzialità che sono enormi. Superbo e di grande classe, un vino in grado di rivaleggiare con i migliori Chardonnay della Côte des Blancs.

Il suo prezzo ? Irrisorio solo frs. 32.–    

Montenidoli Chianti dei Colli Senesi 2005

Non è in grande spolvero questa sera, infatti prevale una nota eterea, dopo alcuni minuti percepiamo note di frutta sotto spirito e di macchia mediterranea. In bocca è un’altra cosa, ha la sua personalità. Ha un attacco importante, ricco di materia, un’acidità elevata e una massa ricca e fitta. Cede leggermente nel suo sviluppo per riemergere con un interessante finale di buona lunghezza e piacevolmente fruttato e minerale. Un Chianti figlio della tradizione, cioè rustico.

Sono Montenidoli 1998

Il “Sono” rappresenta alla perfezione la filosofia di Elisabetta Fagiuoli. È terroso, ricorda la china, lo sciroppo di cassis e di more, le speziature sono ben integrate e rinfrescate da sfumature di erbe aromatiche. In bocca è un’esplosione di sensazioni, ha ancora grande carica e ricchezza di materia, ma per nulla in eccesso. La notevole acidità sostiene alla grande i 14.5° alcolici, conferendogli buona beva. È carnoso, saporito e molto persistente, un finale dove emergono note di more e mirtilli. Eccellente.

Quanto durerà ? e chi lo sa !

Sono Montenidoli 2001

È il millesimo che presto entrerà in commercio. Se possibile ha ancora maggiore potenziale del 1998, un vino che dimostra tutta la sua irruenza giovanile e da “scordare” in cantina. Ha una forte impronta aromatica dove si ben percepiscono la mora, l’amarena, la liquirizia, le speziature e sfumature aromatiche. Dà un attacco molto deciso e salino, i tannini, logicamente d’ammorbidire, sono privi di spigolature. Un vino decisamente lineare e minerale che comincerà ad essere grande tra 5-6 anni. Confermandovi l’unicità del territorio di Montenidoli, speriamo che dal nostro scritto si possa percepire l’emozione vissuta.

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3 Risposte

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  1. Stefano Ghisletta said, on ottobre 30, 2008 at 7:11 pm

    Veramente entusiasmanti questi vini, capaci di durare nel tempo come pochi vini italiani.

  2. Giorgio Buloncelli said, on novembre 6, 2008 at 10:02 pm

    Per averla vissuta con Stefano grandi sono i vini di questa azienda. A me in particolare ha impressionato il Carato 2004, vino che non avrebbe difficoltà a rivaleggiare con dei 1e cru della Côte de Beaune. Il che è tutto dire, detto poi da un’amante della terra di Borgogna…

  3. Stefano Ghisletta said, on novembre 7, 2008 at 7:34 am

    Giorgio ha perfettamente ragione, se pensiamo che il 2004 della Vernaccia Carato non è ancora in commercio …


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