IL GIORNALE DEL VINO

Montevetrano, l’internazionale campano.

Posted in Aziende da conoscere, Degustando, Una grande bottiglia, Vini italiani by L'Arcante on novembre 4, 2008

montevetrano

Tutto nasce per gioco ma non per caso; la storia dell’azienda agricola Montevetrano ha origine nell’entusiasmo di poter sperimentare con un gruppo di amici la passione condivisa per il vino, laddove i riferimenti mitici del momento erano i vini bordolesi. Era il 1985 quando nei dintorni del Castello di Montevetrano, nelle Colline Salernitane in una vigna di appena due ettari di proprietà della famiglia di Silvia Imparato sin dal 1940, dove si produceva frutta, nocciole, vino ed olio per uso familiare si reinnestano marze di Aglianico di Taurasi, Cabernet Sauvignon e Merlot su Barbera, Per’è palummo (conosciuto con la traslazione piedirosso) e uva di Troia. Il 1991 è l’anno delle primissime  bottiglie di Montevetrano, davvero pochissime e solo ad indirizzo ludico per gli amici più stretti con Cabernet Sauvignon al 70% e Aglianico al 30%. E’ una festa, un gioco per l’appunto che Silvia ha voluto innescare, ma sorprendentemente entusiasmante perché il Montevetrano è molto superiore alle aspettative cosicchè bando alle ciance e s’iniziò a fare sul serio. L’incontro con Riccardo Cotarella fa il resto della storia che ormai è patrimonio della vitienologia campana e se vogliamo dell’Italia intera. Si perfeziona il taglio con una percentuale più bassa di Aglianico e l’introduzione del Merlot ed infatti il vino risulta acquisire immediatamente grande godibilità seppur senza mancare in personalità e carattere da smussare con attenta evoluzione in bottiglia. Nasce un vino che in pochi anni, appena un quinquennio è divenuto una icona di come un terroir assolutamente sconosciuto potesse assurgere a fasti illustri grazie ad iniziative coraggiose ed indirizzate a produrre solo e sempre qualità. Montevetrano oggi non è un semplice vino, è un simbolo, per alcuni è stato “la moda del momento” un po’ come accadde poco più di un decennio prima al Sassicaia, questi ben presto hanno dovuto ricredersi e guardare a questo piccolo gioiello proprio come hanno dovuto rivedere la loro posizione nei confronti dell’antesignano dei SuperTuscan in quel di Bolgheri.

Forse il paragone è azzardato ma le vicende sembrano somigliarsi abbastanza, vedi Bolgheri oggi ed ammiri un’area vocatissima ed una denominazione prestigiosissima, ma in quanti avrebbero scommesso ciecamente sull’opera degli Incisa della Rocchetta? Montevetrano ha percorso vicende avverse e tanti pregiudizi proprio come il Sassicaia, facendo suo un terroir che prima non esisteva ed esaltandolo al suo massimo splendore; Additato dai più per la mancanza di originalità, di una tipicità che in realtà in questa zona non è mai seriamente sopravvissuta ai vini modesti e venduti alla buona sul mercato locale è oggi forse la massima espressione territoriale che un vino possa esprimere; Pensare alla Campania fuori dagli schemi comuni dell’areale Irpino sempiterno apprezzato e dei vini della provincia di Napoli venduti in tutto il mondo ma sempre recepiti come vini di basso profilo poteva essere un grande affanno alla ricerca di una o due realtà capaci di esprimersi a livelli qualitativi eccelsi, oggi tutto questo fortunatamente è ampiamente superato, dire Campania è dire tanto ma non è più difficile pensare a questa terra come espressione di grandi cru e Montevetrano è a tutti gli effetti uno di questi. Per avere una idea chiara di cosa possa esprimere nel tempo questo vino, segue una breve verticale di quattro annate;

Colli di Salerno igt Montevetrano 2006. Il Montevetrano è prodotto esclusivamente con uve di proprietà, cabernet sauvignon, merlot ed Aglianico nella selezione clonale vicino all’aglianico di Taurasi. Viene vinificato ed imbottigliato nella tenuta, a garanzia del controllo totale di tutto il ciclo produttivo. Il 2006 si presenta con un colore rosso rubino, di bella vivacità caratterizzato da poca trasparenza, segnale questo di grande estrazione che si evince anche dalla consistenza nel bicchiere che  manifesta lungo le sue pareti una certa presenza glicerica con “lacrime” ricche e lente nello scivolare. Il primo naso è intenso su note vegetali, immediatamente un riconoscimento peperone, poi si apre su note di piccoli frutti surmaturi, ribes e mirtillo, accentua la sua complessità su lievi sensazioni balsamiche che ne esaltano la vinostà. In bocca è secco, la spalla acida ne accentua la giovine età ma non nasconde una struttura ampia e complessa. La profondità di questo vino solo il tempo potrà esaltarla, dona già segni tangibili di buona longevità; da servire alla temperatura di 16 gradi in calici ampi ma non eccessivamente, risulterebbero accentuare la sua attuale esuberanza olfattiva sulle note vegetali. Lo abbiamo abbinato ad un gattò di patate con provola e mortadella e salsa di funghi porcini, tendenza dolce, succulenza ed aromaticità da contraltare a sensazioni olfattive intense, acidità e lunga persistenza del vino.

Colli di Salerno igt Montevetrano 2005. Il colore è di un rosso rubino, carico e caratterizzato da una impenetrabile veste cromatica. Di buona consistenza nel bicchiere. Il naso manifesta note olfattive molto interessanti ed eterogenee, iniziano su sensazioni fruttate dolci accompagnate da eleganti esalazioni balsamiche; Poi confettura di susina, mirtilli e ribes neri, note di spezie sottili ed eleganti, pepe nero in primis. In bocca manifesta la sua giovane tannicità, senza esagerare, sorretta da un frutto estremamente ricco e voluttuoso che gli conferisce un gusto eccezionalmente persuasivo. E’ intenso, persistente e molto lungo anche nel finale di bocca. Da servire in calici mediamente ampi dopo aver lasciato per tempo debito ossigenare la bottiglia aperta magari qualche ora prima di servirla, noi l’abbiamo accostato, giocando con un abbinamento del cuore alla zuppetta di fagioli e scarola riccia con Mozzariello, un piatto povero che trova la sua nobiltà in abbinamento a cotanto vino.

Colli di Salerno igt Montevetrano 2004. L’annata è stata essenzialmente regolare dal punto di vista climatico, l’areale di San Cipriano Picentino sempra baciato dagli dei in questo, la vendemmia ha avuto il suo inizio a metà settembre.Il colore è rosso rubino, appena meno accentuato rispetto all’annata precedente, comunque vivace ed invitante. Di buona consistenza nel bicchiere. Qui il naso, il primo naso è di floreale passito, poi un fruttato intenso, maturo quasi marmellatoso di grande finezza e persistenza; vengono fuori note balsamiche, tabacco e note di cacao in polvere. In bocca quasi a sorprendere ritorna una spalla acida sincera ed efficace da non confondere con il tannino che risulta attenuato e ridimensionato dall’evoluzione in bottiglia di questo blend sempre più affascinante quanto esaltante. Da servire, soprattutto per la sua verve in calici mediamente ampi ad una temperatura di 16/18 gradi, noi l’abbiamo accostato per l’occasione con un primo piatto tradizionale rielaborato alla nostra maniera, Vesuvio di Paccheri ripieni con passata di pomodori San Marzano di Colle Spadaro.

Colli di Salerno igt Montevetrano 2001. L’annata è stata caratterizzata da un inverno molto freddo e da un germogliamento tardivo che ha concesso una minore quantità di uva. Le piogge ben dosate però hanno consentito un ciclo vegetativo costante e senza stress particolari sino alla raccolta avvenuta in pieno settembre. Innanzitutto alcuni dati tecnici a sostegno della grande impressione che ho ricevuto da questo vino in questa annata: le uve vengono lasciate a macerare con la buccia per circa 20 giorni in acciaio inox previo salasso del 15%, vengono effettuate durante questo processo numerose follature per rendere omogenea tutta la massa. Successivamente il vino rimane per 8/12 mesi in barriques nuove da 225 lt. di rovere di Nevers, Allier e Tronçais. L’ alcool è di 13% vol. sorretto da un pH di 3,65 e da un’acidità totale pari a  5,10 gr/lt. L’estratto secco è di 33. Si presenta nel bicchiere con un colore rosso rubino con appena delle sfumature sull’unghia del vino tendenti al granato, rimane vivace e poco trasparente. Il primo naso è evoluto ed etereo su note balsamiche e di spezie, avvolgente nelle sue senzazioni di frutti in confettura. In bocca è secco e caldo, avvolgente nella sua trama gustativa che non lascia spazio ad asperità o sensazioni di durezza. Impressionante a parer mio l’armonia che caratterizza questo vino in questo millesimo bevuto oggi, prova tangibile che il Montevetrano può tranquillamente essere aspettato negli anni, senza indugi. Da servire ad una temperatura intorno ai 16/17 gradi in calici panciuti, noi lo abbiamo abbinato al filetto di maiale con spezie, erbe ed aceto balsamico e servito con salsa ridotta di Montevetrano.

Montevetrano è a San Cipriano Picentino in via Montevetrano. Tel. 089.882285. www.montevetrano.it Enologo: Riccardo Cotarella. Ettari: 27 di cui 5 vitati. Bottiglie prodotte circa 30.000. si coltiva e vinifica esclusivamente cabernet sauvignon, merlot e aglianico.

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6 Risposte

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  1. giulia cannada bartoli said, on novembre 4, 2008 at 9:31 pm

    congratulations Angelo:) bello ricordarsi di questa verticale
    see you on Friday
    Giulia

  2. Angelo Di Costanzo said, on novembre 5, 2008 at 9:18 am

    Thanks Giulia, davvero una serata speciale.

  3. Rosario Mattera said, on novembre 5, 2008 at 9:20 am

    Credo che sia sempre bello iniziare una nuova fatica partendo da un ricordo emozionale forte, e la serata con Silvia Imparato all’enoteca l’ arcante lo è stato per i fortunati che vi hanno partecipato.Buon lavoro a te e agli amici del Giornale del Vino, per questa nuova avventura da me e dall’ associazione Campi Flegrei a Tavola.
    see vuo not on friday
    rosario

  4. Stefano Ghisletta said, on novembre 5, 2008 at 12:48 pm

    Grazie degli auguri.
    Siamo orgogliosi di avere al nostro fianco Angelo, una persona capace di suscitare interesse con i suoi scritti. Da questa collaborazione ci aspettiamo di approfondire le nostre conoscenze sui vini, i produttori ed le denominazioni della vostra splendida terra.

    Ho avuto l’opportunità di degustare l’annata 2001, nell’estate 2007. Un vino che ricordo per la finezza e la sua eleganza, sicuramente molto ben vinificato.

    Ora mi riguardo gli appunti che commenterò in seguito.

  5. Davide Canina said, on novembre 5, 2008 at 2:10 pm

    Ciao Angelo,

    grande inizio sul Giornale del Vino.
    Ti faccio anch’io i miei complimenti e mi unisco a Stefano nell’essere orgoglioso di averti sulla nostra barca.

    Osservo anch’io con interesse per scoprire con interesse i grandi vini della tua zona.

  6. Angelo Di Costanzo said, on novembre 5, 2008 at 3:43 pm

    Ciao a tutti, non vi preoccupate è solo l’inizio. Ne abbiamo di nettare da proporre, la Campania è in assoluto la regione italiana con maggiore varietà autoctone (riconosciute e non) ed ha iniziato una decina di anni fa’ un percorso di grande maturazione culturale nella valorizzazione di essi. C’è tempo per crescere, molto si deve fare ma ottimi riferimenti non mancano.


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