IL GIORNALE DEL VINO

I Campi Flegrei, l’archeologia e la vite.

Posted in Dossier terroir, Vini italiani by L'Arcante on novembre 8, 2008

falanghina-astroni

“…area vivificante dal clima così costantemente mite e salubre, campi fertili, colline solatìe e monti ventilati, una tale abbondanza di vini ed ulivi…”

Così Plinio identificava i Campi Flegrei nella sua Naturalis Historiae concedendosi entusiasmanti raffigurazioni di questo lembo di terra, così io voglio presentarvi la mia terra, il mio cuore; Qui non si producono vini di cui potremmo godere una evoluzione di  20 o 30 anni, ma di certo fra 50 e 100 anni ci sarà ancora chi non potrà che guardare a questa terra con un occhio di riguardo. Qui non si vuole fare la storia, qui si è già nella storia. La natura del territorio Flegreo si presta molto bene alle ambientazioni delle storie mitiche e prodigiose delle civiltà passate, dai greci, i primi a divulgare la coltura della vite sulle nostre coste sino ai romani, grandi estimatori della vigna e del suo nettare tanto da diffonderla in tutto il loro impero, fino ai D’Angiò ed ai Borboni. In tempi più recenti i Campi Flegrei sono stati portati alla ribalta dal fenomeno naturale del bradisismo che a più riprese dal 1971 ed in particolare nel 1983 e 1984 ne ha fatto la regione più studiata e monitorata del pianeta sulla quale pareva ormai esservi ben poco da dire. Il clima tipicamente mediterraneo, la qualità dei terreni, sottili, sciolti caratterizzano un territorio unico e particolare da sempre al centro di fiorente interesse colturale in materia viticola in Campania e le origini come citato non mancano certo di riferimenti storici eccellenti, citavamo Plinio ma altri scrittori e studiosi antichi, Catone, Varrone, Columella ci hanno consegnato descrizioni chiare e precise sull’ampelografia e le caratteristiche delle viti aminee presenti in Campania tra le quali la Falanghina ed il Piedirosso, vini di rara eleganza e fruibilità immediata.

Oggi la Viticoltura nell’area dei Campi Flegrei identifica un’attività agricola di indiscussa rilevanza per l’economia del territorio sia in termini di diffusione che come incidenza sulla produzione lorda vendibile del settore agricolo; questo dato è riconducibile a fattori di natura ambientale e storico culturale inscindibili tra loro: condizioni pedoclimatiche favorevoli che nelle aree più vocate, pur nella loro estrema variabilità, favoriscono la produzione di vini di ottimo livello qualitativo e nelle migliori annate di superbe interpretazioni; una ultramillenaria tradizione viticola poi  concorre a caratterizzare una produzione che per tipicità e specificità delle varietà autoctone coltivate, Falanghina e Piedirosso è espressione di questa sola area identificata dal 1994 a Denominazione di Origine Controllata. Le varietà prescritte dalla doc sono oltre al Piedirosso e la Falanghina  anche altri vitigni quali la Biancolella e la Coda di Volpe per la produzione dei bianchi e lo Sciascinoso per i rossi, ma in effetti queste ultime sono poco diffuse, se non propagate per microvinificazioni sperimentali.
Tra le aree maggiormente vocate per la coltivazione della vite nei Campi Flegrei ci sono luoghi che racchiudono in sé anche un rilevante valore storico-archeologico: volendo tracciare una mappa dei vigneti si partirebbe innanzitutto dal circondario del Lago D’Averno presso il litorale di Lucrino, un tempo luogo per la discesa agli inferi, incastonato in uno scenario verdeggiante e pieno di mistero dove le vigne fregiano bellissimi reperti archeologici tra i quali il tempio di Nettuno; due passi più in là, la Grotta della Sibilla attraversa un altro bellissimo lembo di terra coltivato a vite che va dai pendii scoscesi di Baia fino al Fusaro; Il litorale di Cuma rappresenta anch’esso assieme alla collina di Cigliano ed al cratere degli Astroni una delle migliori vigne del territorio insieme alla collina dei Camaldoli in pieno centro a Napoli, ma di questi terroirs ve ne parlerò in seguito con specifici Post come a segnare dei veri e propri cru.

La denominazione Campi Flegrei doc, ufficialmente riconosciuta con decreto ministeriale il 3 ottobre del 1994 individua l’area di produzione nell’intero territorio dei comuni di Procida, Pozzuoli, parte di quelli di Marano e Napoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, tutti in provincia di Napoli e prevede i seguenti vini:

Campi Flegrei bianco: Falanghina 50-70%, Biancolella e/o Coda di Volpe 10-30%; Eventualmente altri vitigni autorizzati dalla provincia ammessi per un massimo del 30%. La resa per ettaro di 120 q.li con gradazione alcolica min. richiesta del 10,5%.

Campi Flegrei rosso: Piedirosso o per è palummo 50-70%, Aglianico e/o Sciascinoso (Olivella) 10-30%; eventualmente ammessi altri vitigni autorizzati per un massimo del 30%. La resa max per ettaro: 100 q.li con alcol min. richiesto 11,5%. Con le stesse caratteristiche è ammessa anche la produzione di novello da non immettere sul mercato non prima del 6 novembre dell’anno della vendemmia.

Campi Flegrei Falanghina: Falanghina min.90% con una resa max per ettaro di 120 q.li con alcol min. richiesto 11%; E’ consentita la produzione di Falanghina spumante con alcol min. richiesto di 11,5%.

Campi Flegrei Piedirosso o Per é Palummo: piedirosso min. 90% con una resa max per ettaro di 100 q.li ed alcol min. di 11,5%; Con un invecchiamento minimo di 24 mesi è ammessa la dicitura di Riserva. Prevista dal disciplinare la poduzione con le stesse uve, di piedirosso/per è palummo passito dolce o passito secco.

Il Piedirosso o Per é palummo (così chiamato per il caratteristico colore rosso porpora del graspo, simile al piede di colombo) è un vitigno a bacca rossa allevato in tutta l’area flegrea e seppur rappresenti nella totalità solo il 12% dell’area vitata, ha origine antichissima ed è nettare prelibatissimo, veniva già descritto da Plinio nella sua Naturalis Historiae e molte successive ampelografie lo accostavano a vitigni come il dolcetto piemontese o il refosco dal peduncolo rosso friulano, ma sicuramente le caratteristiche che questo nobile vitigno esprime nei campi Flegrei sono uniche se non rare. E’ un vitigno che presenta delle caratteristiche ampelografiche particolari, cresce innanzitutto su piede franco, cioè non è innestato su vite americana, sistema necessario a tutt’oggi per difendere le vigne dall’attacco della fillossera, un afide, capace di marcire le radici delle viti che soprattutto all’inizio del secolo scorso ha causato notevoli catastrofi in tutto il mondo; Conferisce poi al vino, soprattutto dopo un breve affinamento profumi finissimi di fiori rossi e frutta matura, conservandone quella “vinosità” anche dopo un paio di anni dalla vendemmia tratteggiandone un segno distintivo del vitigno, è spesso di corpo leggero e poco tannico. In alcune aree di produzione in ambito regionale della Campania viene spesso associato in uvaggio  con altre uve (ad esempio l’aglianico, nda) proprio per le sue caratteristiche di apportare finezza ed eleganza.

La Falanghina il cui etimo originario è Falangòs, deve il suo nome proprio al sistema di allevamento (di origine etrusca) che prevede la legatura a Pali di sostegno. Anch’esso è allevato su piede franco, è un vitigno a bacca bianca dei più diffusi ed apprezzati di tutto il territorio Campano, della provincia di Napoli in particolare. La prima citazione di questo vitigno è dell’Acerbi nel 1825 che lo annoverava tra i “finissimi fautori di piaceri sublimi della gola”, mentre altri studiosi di ampelografia hanno scisso la Falanghina in due biotipi diversi per caratteristiche dissimili: quella “verace” viene tradizionalmente allevata nell’area flegrea, in provincia di Caserta e Benevento mentre quella “mascolina” è maggiormente diffusa nell’avellinese e nelle aree limitrofe. Nei Campi Flegrei viene tradizionalmente vinificato in purezza e rappresenta circa il novanta per cento di tutta l’area viticola nonché della produzione dei vini flegrei; Generalmente dà vini bianchi giallo paglierini poco concentrati nel colore, di discreta consistenza con un bouquet sempre particolarmente erbaceo e floreale, fruttato su note ampie e fini, dal sapore asciutto e minerale, molto piacevole nell’accostamento alla cucina di pesce flegrea. Negli ultimi anni alcune aziende stanno sperimentando un suo affinamento in barrique ed i risultati sono di tutto rispetto. Alcuni altri si sono cimentati nella spumantizzazione a giustificare la nobile ecletticitità di questo vitigno con risultati sicuramente apprezzabili e di buon auspicio per il futuro.

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