IL GIORNALE DEL VINO

Campania Felix, vendemmia 2008 da incorniciare.

Posted in Dossier terroir, Vini italiani by L'Arcante on novembre 14, 2008

 

vigneto-falanghinaE’ novembre, ed ogni anno a in questo mese si fa a gara per anticipare le premesse sull’andamento vendemmiale dell’anno, si cerca di capire dove e come si è raggiunto un ottimo risultato in vigna per poi ben sperare che con una grande lavoro di qualità in cantina si possa tirare fuori un prodotto riuscito e perché no di grande impatto territoriale e meglio ancora se funzionale al mercato. In giro per l’Italia si sprecano elogi per i vignaioli attenti che hanno saputo “leggere” gli andamenti climatici ed i complimenti per le grandi aziende portatrici di costanza ed innovazione che sono sempre di grande sprono per una enologia sempre all’avanguardia. In Campania come va? Beh, ve lo racconto io prendendo spunto anche dalle riflessioni di quel pozzo di conoscenza del nostro territorio che è Luciano Pignataro  che proprio in questi giorni ha regalato a centinaia di migliaia di appassionati uno spaccato sulla vendemmia 2008 in terra di Campania Felix molto chiaro, profondo ed entusiasmante, insomma dalle grandi aspettative.

 

Innanzitutto però è opportuno sottolineare alcuni aspetti utili a chiarire in quale direzione la regione viticola intende muoversi; I vini campani oltre a manifestare una identità territoriale sempre più forte e legata all’area di provenienza sembrano in più sposare appieno alcune caratteristiche che appaiono le uniche armi vincenti per uscire da questa fase di stallo del mercato del vino in costante apprensione, cioè autenticità e originalità. In questa direzione, a conferma della valorizzazione di un patrimonio ampelografico di spessore e di grande unicità si sono mosse anche le istituzioni regionali che in materia vitivinicola per una volta non hanno fatto mancare il loro sostegno nell’ambito delle recenti modifiche al disciplinare igt regionale bandendo da questi l’utilizzo di uve internazionali nella indicazione geografica tipica “Campania”, segnale questo importante proprio per evitare “distrazioni” da Cabernet o Merlot ed invitare i produttori ad investire e credere nello sviluppo di cloni delle varietà autoctone campane.

Detto questo è opportuno sottolineare che l’andamento climatico del 2008 ha destato non poche preoccupazioni con uno sviluppo della maturazione delle uve, soprattutto quelle a bacca bianca fermo per molte settimane sino agli inizi di settembre, uve perlopiù sane (nonostante gli attacchi da peronospora ed oidio, a Giugno e Luglio stressanti ma ben contrastati con accorgimenti ottimali) ma con poco grado zuccherino: è stato bravo chi ha saputo pazientare sino a metà settembre (Agro Aversano e Cilento) e chi addirittura ha finito di raccogliere proprio dopo la seconda decade di Ottobre (Casertano, Sannio, Area Napoletana) portandosi in cantina un uva di ottima qualità che in linea di massima darà  in alcune aree (vedi Irpinia, leggi Fiano di Avellino) un’ottima vendemmia, una delle migliori dell’ultimo lustro.

 

Più o meno soddisfacenti i raccolti nel Cilento per il Fiano e l’Aglianico se non tanto per la quantità (resa inferiore rispetto all’anno precedente) ma di certo per l’ottima qualità; Poco più in là, in costiera, versante della provincia di Salerno uve sane ed abbastanza equilibrate con la vendemmia dei bianchi terminata verso fine ottobre, si nutrono grandi speranza per il Tintore, vitigno autoctono a bacca rossa locale (Tramonti doc) che negli ultimi anni ha sbalordito molto per aromaticità e grazia. Buona la vendemmia anche nell’areale del Falerno seppur con un sostanziale decremento (-20%) rispetto alla scorsa 2007. Qui l’areale è in gran fermento, i vini rossi sembrano essere sempre sugli scudi ed i vini bianchi sembrano sviluppare un’anima sempre più intrigante con acidità e struttura dalle mille sfaccettature. Alcuni vitigni sconosciuti ai più come per esempio il Pallagrello (Terre del Volturno igt Nero e Bianco) sembrano destinati ad avere un futuro di grande aspettativa per l’areale del Casertano non più caratterizzato solo dalla Falangina (Falerno del Massico doc, Galluccio doc, e per i rossi dall’Aglianico e dal Primitivo. E questo 2008 conferma tutti i presupposti che questo vitigno antico ha grandi potenzialità e che certi risultati eccellenti non rappresentano semplice estemporaneità (vedi Terre del Principe con il suo Pallagrello Nero Ambruco, nda) ma continua crescita.

 

Il Sannio rimane un’area sempre fitta di mistero, con una capacità produttiva enorme (l’area vitata più estesa della Campania) ma dove si fa fatica ad imporre un modello unico di sviluppo o che almeno vada nella stessa direzione, la qualità. L’andamento climatico è stato altalenante, e di questo sembra averne sofferto il Piedirosso di queste parti, ma a quanto pare  non si prefigurano particolari problemi per l’evoluzione degli altri vini caratterizzanti le denominazioni dell’area (Sannio doc, Taburno doc, Beneventano igt), comunque ben strutturati e di carattere, l’ottobre senza pioggia ha giovato sicuramente all’Aglianico un po’ meno forse lo stallo settembrino ai vini bianchi ma chi ha lavorato bene in cantina saprà offrire vini equilibrati ed abbastanza armonici.

 

In Irpinia si prefigura una annata a cinque stelle per il Fiano di Avellino docg e per certi versi anche per il Greco di Tufo docg. Un Fiano sugli scudi dalla grande mineralità e dalla spalla acida importante, tale da consentirgli una evoluzione nel tempo da capogiro, ma d’altronde questo vino ormai sembra non stupire più nessuno tale la sua straordinaria vocazione all’eccellenza. Ottima anche la vendemmia dell’Aglianico che soprattutto nell’areale del Taurasi docg  va a concludersi proprio in questi giorni; Dalle prime valutazioni si conta di aver portato in cantina uve dalla straordinaria concentrazione polifenolica che non mancheranno di dare un vino da ricordare negli annali anche se qualcuno non manca di dubitare sulla sua superiore qualità rispetto alla passata 2007.

 

In provincia di Napoli ( Vesuvio e Lacrima Christi doc, Campi Flegrei doc, Ischia doc) saranno i bianchi a manifestare  maggiore carattere, la Biancolella ad Ischia ma anche Falanghina nei Campi Flegrei e Coda di Volpe dell’areale Vesuviano, generalemente sono questi i vitigni più conosciuti e prelibati della provincia, e negli ultimi anni hanno saputo vestire anche abiti  più affascinanti  grazie al continuo ammodernamento dei sesti d’impianto e ad interventi in vigna ed in cantina sempre più “decisi” e votati alla qualità. Il Piedirosso tra i vini rossi sembra continuare ad incarnare l’eterno dilemma del “vorrei ma non posso” , darà un vino dal frutto affascinante e di immediata beva e come spesso accade soprattutto nei Campi Flegrei avrà un indirizzo preciso e quanto meno complicato che si invita a non stravolgere troppo: quando si desidera bere un vino rinfrancante e poco impegnativo per le papille gustative ma graziosissimo per profuni ed eleganza e che sappia all’evenienza districarsi anche sulla cucina di pesce, beh non esiste miglior protagonista!

 

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