IL GIORNALE DEL VINO

Ogni grappolo ha la sua dignità

Posted in Oltre il vino, Pensieri e parole by enzozappala on aprile 17, 2009

In Italia le DOC nascono ormai come mosche. E se alla fine si arrivasse veramente a quello che prospetta il raccontino?

L’Italia è sicuramente una nazione nata per il vino. Sia nei costoni innevati fino a tarda primavera delle Alpi, sia nelle colline dolci o scoscese che circondano la Valle Padana, sia nei tormentati Appennini, sia tra i vulcani spenti o attivi del Sud, il nettare di Bacco ha trovato condizioni ottimali per arrivare a vertici assoluti. Ciascuna zona dona aromi e sensazioni del tutto particolari ed ogni vigneto fa a gara per rivaleggiare con il proprio vicino. Vini diversi che bisognava in qualche modo differenziare e legare alle caratteristiche del territorio. Ed allora giustamente si instaurarono le denominazioni atte a tutelare le zone di provenienza e per le più tipiche si chiesero garanzie ancora superiori. Nascevano le prime DOC e DOCG. Sulla carta tutto magnifico, ma non si tardò ad esasperare la situazione. D’altra parte in Italia siamo tutti individualisti, non per niente è la Patria dei massimi geni mondiali. Le DOC si intrecciarono e si mischiarono, se ne crearono di nuove, di piccolissime  e di estesissime, alcune ritagliate tra collina e collina, magari solo per confondere la politica con l’enologia. Quelle più sensate affondarono in un oceano sempre più grande di denominazioni. Lo stesso vino a volte poteva fregiarsi di tre, quattro DOC o DOCG diverse, bastava scegliere. Gli stessi produttori cadevano in confusione, figuriamoci il povero consumatore! La situazione diventò sempre più caotica. La corsa alla denominazione era cominciata e non vi era collina che non si sentisse in qualche modo trattata peggio di quella che aveva di fronte. E si inventarono territori mai veramente esistiti, pur di potere emergere a tutti i costi. Ma non solo … Piccoli campi coltivati a frutta decisero di trasformarsi in vigneti, sicuramente più redditizi. Accidenti! Per loro sfortuna si trovavano, anche se di poco, al di fuori delle zone delle denominazioni già esistenti. Furono casi veramente tristi e commoventi. Gli esclusi chiesero, anzi supplicarono, di essere inseriti nelle ampie braccia del loro vicino di casa ormai celebre. Nemmeno per sogno: quel matrimonio non “si aveva da fare!”  Spesso e volentieri il perché del grande “rifiuto” si annidava in motivazioni che poco avevano da spartire con la meravigliosa uva, fatto sta che i confini non si allargarono. Dopo pianti, imprecazioni, sotterfugi inutili, gli esclusi decisero che era il momento di vivere in proprio. Non li volevano? Ebbene avrebbero creato una nuova DOC, anche se i produttori si contavano sulle dita di una mano. La corsa divenne parossistica. Anche chi era già in una DOC provò invidia e decise di separarsi dal mucchio. “E noi niente?”, dissero, passando immediatamente a vie di fatto. In fondo costava ben poco avere una denominazione nuova e vi era giusto un “saldo” di DOC in quel momento di crisi finanziaria. Ma, come si sa, una ciliegia tira l’altra e così una DOC tira un’altra DOC. E’ quasi inutile dire che la situazione peggiorò (o migliorò?). L’anziano viticultore Pasquale Scovavite era sempre il lite con il suo vicino di casa Giuseppe Campostretto, per quel famoso metro quadro di terreno conteso dalle loro famiglie da oltre trecento anni.  Eppure entrambi erano obbligati ad utilizzare la stessa DOC per il loro vino (180 bottiglie per Pasquale e ben 227 per Giuseppe). Non potevano più sopportarlo: decisero ed ottennero prontamente una DOC personale. Le vendite della “Campostretto baffera” e dello “Scovavite brumolo” ebbero un balzo in avanti eccezionale, aumentando dello 0,003% in soli tre anni.

Il caso Campostretto-Scovavite fece scalpore. Chi non aveva qualche problema col vicino di casa o di vitigno? D’altra poi ormai le DOC si svendevano senza alcun problema e nelle principali città erano stato messi degli sportelli appositi lungo le vie principali. A Roma non si guardava poi troppo per il sottile nel concedere nuove denominazioni, pensando soprattutto al consenso politico. Infine Internet vinse un’altra battaglia. Chiunque poteva richiedere ed ottenere la propria DOC comodamente seduto davanti al computer. In tre minuti, con una decina di “clic”, si otteneva DOC e disciplinare. Per le DOCG invece il processo era leggermente più lungo e si doveva comprare un software apposito. Meraviglioso! Questo sistema pose fine anche a problemi interni delle famiglie. Molti giovani decisero di staccarsi dalla denominazione paterna e se ne fecero una tutta loro. Ma il primo ad avere l’idea veramente risolutiva e rivoluzionaria fu il timido, ma geniale, Giacomo Grappoletti. Faceva ben ventisettemila bottiglie di vino; tuttavia, per lui, grande appassionato e mistico pensatore, ognuna di esse era diversa dalle altre, come fossero tante figlie, tutte profondamente amate, ciascuna però con il suo carattere e temperamento. Detto fatto, in una sola notte di duro lavoro al computer, riuscì a creare ben ventisettemila DOC personali.

Intanto nei palazzi di Roma si cominciava a pensare di addolcire un po’ i rigidi disciplinari e nel contempo di allargare finalmente il numero così esiguo di denominazioni: in fondo ogni grappolo aveva la sua storia e la sua identità … Il futuro del vino era cominciato!!

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