IL GIORNALE DEL VINO

Il “nuovo mondo” del vino è a Sud!

Posted in Dossier terroir, Vini del mondo by L'Arcante on novembre 12, 2008

domaine-defiris-a-selianNegli ultimi decenni  siamo stati costantemente presi nella morsa della rincorsa ai mercati internazionali dove sempre più andavano affermandosi i vini del “nuovo mondo”, tipo Australia, Cile, Nuova Zelanda che pian pianino si sono affermati quali nuovi riferimenti soprattutto in materia di vini easytodrink, cioè di quei vini di facile approccio gustativo ma soprattutto di basso costo. Dopo miliardi di parole spese (giustamente) all’attenzione di questo nuovo confronto sembrerebbe che la bolla si sia semplicemente dissolta da sola, un pò per le contingenze economiche dei vari mercati, che registrano flessioni costanti per certi vini, un pò per palesi incapacità imprenditoriali (e specifiche in materia enoica) che soprattutto in Australia hanno causato danni irreparabili, con intere colonie agricole fallite finanziariamente dopo vani tentativi di riconvertire persino campi per il pascolo delle greggi a vigneti a perdita d’occhio…

 

Un nuovo fronte però è alle porte, una nuova sfida si prepara di là del mediterraneo ai prestigiosi vini del vecchio continente; Ebbene sì in Algeria come in Egitto, in Siria e Libano ma soprattutto in Marocco soltanto nell’ultimo lustro si regista una crescita costante del 15% all’anno sia sulla quantità di vini certificati di qualità che sui fatturati dell’ export.

Tra i principali fattori che contribuiscono a questa crescita c’è sicuramente la grande attenzione che negli ultimi anni il mondo Occidentale sta rivolgendo al mondo arabo anche in prospettiva di conoscerne sempre di più storia, cultura e tradizioni; Naturalmente nel caso del vino c’è un paradosso evidente poichè in molti casi la religione musulmana stigmatizza l’uso di bevande alcoliche e pertanto anche il vino, ma molti stessi produttori ufficialmente non ne bevono ma le produzioni di ottimi vini non mancano, in alcuni casi le eccellenze sono già storia e fanno parte del patrimonio enologico mondiale, in altri gli interessi di molte multinazionali guardano sempre di buon occhio investimenti dall’alto profilo remunerativo, pertanto se tanto mi da tanto… 

Ecco perchè in effetti non sono questi paesi totalmente sconosciuti al mondo del vino, da moltissimi anni alcuni di essi rappresentano veri e propri satelliti sperimentali per alcuni grandi chateau francesi, si pensi soprattutto al Marocco dove hanno investito diversi nomi illustri di Bordeaux soprattutto per verificare il potenziale di un grande vitigno come il Cabernet Sauvignon, e molti enologi francesi operano con forte presenza sia in Algeria che in Libano dove timbrano eccellenti interpretazioni uniche di Cabernet ma anche di Syrah e Carignan. In Marocco la zona maggiormente coltivata a vite si trova oltre 300 chilometri a nord della calda e desertica Marrakech, nella valle di Meknes a ovest di Fez, a circa 600 metri sul livello del mare. Niente a che vedere per caratteristiche territoriali e vocazione con gli altri vigneti sparsi coltivati nei pressi delle città costiere di Rabat e Casablanca e nelle montagne della catena dell’Atlante, che sono pur da menzionare ma senza risultati eclatanti. Qui invece partono mediamente circa 30 milioni di bottiglie di vino all’anno il che rappresenta una bella fetta di mercato mondiale, almeno da un punto di vista di immagine visto che i prodotti sono tutti corretti ed a prezzi sicuramente competitivi, qui il  produttore di vino più affidabile è Celliers de Meknes (Cantine di Meknes) che contribuisce con circa il 90% alla produzione della regione. Nella (a noi) vicinissima Tunisia invece una cordata di imprenditori italiani capitanati dalla geniale intuizione di Maurizio Micchichè di Calatrasi, storica azienda siciliana, che hanno da tempo ridato lustro e visibilità alla storica cantina Seliàn, ormai presente nelle migliori carte dei vini dei più rinomati ristoranti italiani. Un nome arabo ma un’anima tutta italiana quindi, un vino pensato per conquistare il mondo ma nato e cresciuto a ridosso delle colline docili e assolate di Grombalia, 400 ettari di coltivazioni viticole a sud di Tunisi, in una terra innestata di minareti e fertilizzata dall’islam. Si chiama Selian perchè in antico berbero significa “deserto”, una denominazione morbida e duttile quanto l’aroma che sprigiona in un calice da degustazione. È un vino italiano, ma non uno qualsiasi perchè racconta una storia a sé ed il tempo gli darà ragione.

In Libano, costantemente sotto i riflettori per le note vicende politiche che lo contrappone al vicino Israele c’è una terra vocatissima tanto da consegnarci due dei vini “arabi” a base Cabernet dei più ricercati ed apprezzati dai conosseurs di tutto il mondo prodotti nella contesa Valle di Bekaa, situata circa 30 km a est di Beirut,  lo Chateau Musar e lo Chateau Kefraya. In epoca romana la Valle della Bekaa era il granaio della provincia di Siria, attualmente comprende il 40% dei terreni coltivabili libanesi, le zone settentrionali, più aride e sterili, costituiscono terreni di pascolo per i pastori nomadi mentre le zone più fertili dove crescono frumento, granturco, ortaggi si stanno man mano trasformando soprattutto nei dintorni di Zahlah in vigneti ampliando in maniera esponenziale la già vocalissima area destinata alla coltivazione di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.

Cosa dobbiamo aspettarci sarà il tempo a dirlo, ma una cosa è certa: il vino diviene sempre di più un legame indissolubile tra tutte le culture dei popoli… 

 

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